Opinioni

Educazione. I nostri ragazzi sempre connessi: che alternativa diamo loro?

Gigio Rancilio giovedì 25 settembre 2014
Un tempo, neanche tanto lontano, chi camminava a testa bassa lo faceva perché si vergognava di qualcosa. Le ragioni che l’avevano portato a farlo potevano essere molto diverse, ma il risultato era quello. Teneva testa e sguardo basso per non incrociare gli altri. Per essere in qualche modo invisibile.  Oggi soprattutto i ragazzi (ma non solo loro) tengono sempre più spesso lo sguardo basso (paradossalmente) per rendersi più visibili. Per incrociare gli 'sguardi digitali' dei coetanei. Basta salire su qualunque mezzo pubblico per vederlo. La Società Italiana di Pediatria, però, ha fatto un passo in più. E il risultato è una ricerca che conferma, come usa dire, un fenomeno in atto da tempo e in aumento  esponenziale: sempre più adolescenti vivono connessi alla Rete. Più precisamente, otto teenager su dieci si collegano a internet tutti i giorni e, nel 93% dei casi, lo fanno attraverso il telefonino. Sempre. Alla mattina appena alzati come la sera tardi, sotto le coperte. Nel 2008 si comportava così il 42% degli adolescenti, ora lo fa l’81%. A fare effetto in questa ricerca dei pediatri sono soprattutto tre dati. Il fatto che il 13% dei ragazzi di terza media intervistati dichiari di avere giocato d’azzardo online nonostante il divieto ai minori. Lo scoprire che, secondo i medici, «alcuni problemi clinici e comportamentali descritti con frequenza maggiore negli adolescenti in questi ultimi anni come cefalea, insonnia e scarso rendimento scolastico, possono trovare motivazione dalla riduzione delle ore di sonno o dal condizionamento indotto da un abuso di internet». Il terzo dato, per la verità, nella ricerca non appare. Ma c’è, eccome se c’è. È la paura, mista a un senso di impotenza, che attanaglia tanti genitori alle prese con questi fenomeni. Sarebbe anormale non averla. Ma anche in questo caso avere paura serve a poco. Serve agire. Imparare e insegnare che il mondo digitale non è un mostro ma un insieme di elettrodomestici che - come accadde quando, decenni fa, per la prima volta la televisione invase le vite degli adolescenti - pone una domanda potente al mondo degli adulti. Cosa siamo capaci di mostrare ai nostri ragazzi (e a noi stessi) di altrettanto potente e «prodigioso» perché alzino (e alziamo) lo sguardo dagli schermi dei loro (e dei nostri) telefonini?