Opinioni

Ogni domenica le scoperte dell'Angelus. Quella finestra che sorprende il mondo

Angelo Scelzo domenica 10 gennaio 2010
Anche al Web 2.0 comincia ormai a crescere qualche ruga tanto è veloce, nel campo dei new-media, il ritmo delle trasformazioni. Il «cyber­spazio » avanza e continua a sbarazzarsi di ogni limite e di tutto ciò che non abbia una sua coniugazione al futuro. Eppure... In queste prime solennità dell’anno nuovo, il mezzo di comunicazione che ha più fatto parlare di sé ha poco da spartire con le nuove tecnologie informatiche, tant’è che si tratta di un manufatto, ben tenuto certo, ma non al punto da nascondere i molti anni di servizio e i segni delle intemperie a cui, pur con tutti i riguardi, non può sottrarsi. È stata una finestra a irrompere e a dare un tocco diverso a un concerto dei media che manda a memoria spartiti un po’ troppo scontati: la finestra al terzo piano del palazzo apostolico, la finestra degli Angelus del Papa. Quando, ogni domenica e nelle festività solenni, essa si apre su piazza San Pietro, la sola cosa da non mettere in conto è la consuetudine. Meno che mai con Benedetto XVI, che non ha perso tempo, fin dai primi Angelus dell’anno nuovo, a far capire che da quel pulpito un po’ speciale, aperto quasi in ugual misura sulla piazza e sul mondo, continueranno a non mancare le sorprese. Ha cominciato col mettere in guardia da «improbabili pronostici», e dalle «pur importanti previsioni economiche», affermando che l’uomo deve ricercare altrove la vera speranza. Appannare la «verità» che può scaturire da qualche «sfera di cristallo» o da qualche ponderosa analisi di esperti e specialisti, va contro le usanze di ogni inizio d’anno; e allora quelle parole dalla finestra non potevano cadere nel vuoto. E come a riprendere il discorso, da un Angelus all’altro, Papa Benedetto ha poi indicato l’esempio dei Magi, i sapienti che pur potendo scrutare gli astri ed essendo, già a quei tempi, conoscitori della storia dei popoli, ebbero bisogno di fermarsi a chiedere informazioni (come faremmo noi oggi, sprovvisti di «navigatore», prima di affrontare un percorso sconosciuto) per conoscere esattamente il luogo in cui recarsi, la città di Betlemme. Da una finestra può ben andare per il mondo il messaggio che la vera sapienza è nell’intelligenza aperta alla fede. Nei trattati di teologia si disserterebbe sul tema della separazione tra fede e cultura. In qualche modo, tuttavia, anche quella finestra è un libro aperto sul mondo poiché, sotto forma di preghiera, questo colloquio settimanale è un diario dal vivo che, una dopo l’altra, mette insieme pagine di una storia dai caratteri non solo ecclesiali. Tra le forme di comunicazione dei papi, l’Angelus è, allo stesso tempo, una delle più familiari e delle più solenni, con l’elemento centrale della finestra, diventata, in una certa misura, il più famoso dei mezzi attraverso il quale il Pontefice comunica con i fedeli e con il mondo. Da quell’uscio che sovrasta, dall’alto, il maestoso abbraccio delle colonne del Bernini ha parlato – e in modo sublime – anche il silenzio: avvenne quando Giovanni Paolo II nei suoi ultimi giorni di vita tentò, senza riuscirvi, di pronunciare almeno una frase di saluto, dopo il rientro dal 'Gemelli'. Un po’ focolare, un po’ libro aperto sulle vicende della terra, la finestra dell’Angelus ha, da sempre, il prospetto sulle speranze e sulle attese dell’umanità intera. Da lassù questa umanità non è un panorama indistinto. I volti degli uomini sono come l’infinito plurale dell’unico Volto di Cristo. Lo sguardo che s’allunga da quella finestra va perciò ben oltre la misura dello spazio perché è acuito dalla profondità del cuore. Da lassù si riesce a guardare davvero lontano; ed è questa la prospettiva che si apre non solo a chi si trova, una domenica o l’altra, ad alzare gli occhi da piazza San Pietro, ma a un’umanità intera che, nelle tante piazze del mondo, fa fatica a tenere alto lo sguardo. Forse perché è affannata nella ricerca di una finestra che non trova.