Opinioni

Il magistrato. I fuggitivi dal "Beccaria" e il dovere di accogliere e formare al lavoro

Luigi Patronaggio mercoledì 28 dicembre 2022

Caro direttore,

nulla so dei sette minorenni fuggiti dal carcere “Beccaria” a Milano e nulla so dei delitti di cui gli stessi devono rispondere e tuttavia queste due circostanze sono assolutamente ininfluenti rispetto al ragionamento che voglio sviluppare come padre e come magistrato. So infatti nella mia duplice veste di quanta immaturità e fragilità vi sia in un adolescente e so allo stesso modo come la via del crimine sia fatta di solitudine, povertà economica e di affetti, di mancanza di valori e di esempi da seguire, di assenza di vita sociale all'interno di una vera comunità dove si respiri solidarietà ed amicizia.

So ancora che la punizione è solo una, e forse la meno importante, delle modalità della rieducazione. Ma so anche che l'ascolto, la guida nella crescita, la formazione e l'offerta di una occasione sono metodi di rieducazione sicuramente più complessi della repressione eppure assolutamente più efficaci. E so ancora che è facile e poco costoso costruire gabbie – specie se invivibili – mentre è molto più dispendioso costruire scuole e formare educatori e psicologi. Allo stesso modo so che dalla gabbia esce un cane più rabbioso e incattivito di prima mentre da una buona scuola e da una comunità di accoglienza esce un uomo e un cittadino con una minore propensione a delinquere e una maggiore voglia di provarsi nel lavoro. Ho infine la certezza che fra le tante strade che il legislatore e il giurista possono tracciare ve n'è una che non può fare a meno di tre concetti guida: accoglienza, formazione e lavoro. Ma per accogliere occorrono psicologi, per formare occorrono educatori e per offrire lavoro occorre incentivare i datori di lavoro, garantendo loro la sicurezza dell'investimento.

Che in questo nuovo anno si cominci quindi a parlare del carcere con occhi e criteri nuovi, reprimendo dove non c'è altra alternativa alla sicurezza sociale, ma investendo tutte le energie economiche e intellettuali possibili per far sì che le carceri, e soprattutto le strutture dedicate ai minorenni, diventino luogo di crescita che, alla fine del disegnato percorso educativo, consegnino alla società un uomo con la sua dignità di cittadino e di lavoratore. E ciò al netto del rispetto che è dovuto alle varie energie, poliziotti e operatori penitenziari vari, che attualmente si prodigano in situazioni difficili, e talvolta pericolose, con carenza di organici e mezzi.

Magistrato