Opinioni

Lettere. «Quando mio padre fabbricava vanghe e badili col metallo delle bombe d'aereo»

Le nostre voci di di Marina Corradi giovedì 11 maggio 2017

Caro Avvenire,

sono orgoglioso figlio di un artigiano che fabbricava badili e vanghe dal ferro ricavato dallo svuotamento delle bombe d’aereo. Ero un bambino di cinque anni e mi ricordo ancora che la sera, in una specie di piccola cava, si adagiavano, fianco a fianco, delle bombe d’aereo a cui era stata tolta la spoletta, ma ancora cariche di tritolo, e si depositava un piccolo “sentiero” di polvere cui si dava fuoco: poi si andava a dormire. Durante la notte la fiammella arriva alle bombe e lentamente bruciava l’esplosivo: la mattina le trovavamo vuote. In questo modo io ho contribuito a svuotare decine di bombe e mio papà ha poi trasformato quel metallo in badili e vanghe per i contadini. In questo modo, inconsapevolmente, abbiamo realizzato la profezia di Isaia 2,4: «Dalle loro spade forgeranno aratri, dalle loro lance, falci».

Francesco Zanatta Brescia

Immagino che il signor Zanatta abbia preso spunto dalla recente frase del Papa sulla «madre di tutte le bombe», e sulla contraddizione insita nel chiamare una bomba, ordigno di morte, “madre”. Ma questa storia della famiglia che se ne andava a dormire con una miccia accesa accanto agli ordigni della Seconda guerra mondiale mi ha meravigliato tanto, al punto che gli ho telefonato. Dunque il signor Francesco, classe 1941, figlio di un fabbro, ebbe modo, piccolissimo, di assistere alla procedura per lo svuotamento delle bombe che gli Alleati, prima di andarsene, volevano rendere inoffensive. Agli ordigni, mi ha spiegato, veniva tolta la spoletta, cioè il detonatore. A questo punto rimaneva la carica interna di tritolo, che però, a basse temperature, è stabile. Per questo dunque in quella piccola cava nella terra, la parte anteriore della bomba veniva accostata a una traccia di polvere combustibile, che lentamente avrebbe raggiunto l’esplosivo e altrettanto lentamente l’avrebbe consumato. Al mattino le bombe, ormai innocue, erano dal padre del signor Zanatta smembrate con la fiamma ossidrica. Infine, con un maglio azionato da una ruota spinta dalla corrente di un canale, il ferro veniva forgiato in badili e picconi per i contadini della zona. Forse ci sono ancora, in qualche fienile del Bresciano, i badili fatti col metallo delle bombe degli Alleati. Quanti solchi avranno scavato, in quella terra nera e feconda, gli attrezzi di pace forgiati da un ordigno di morte. Ma ciò che mi ha commosso è stata la citazione di Isaia. Il signor Francesco, prima operaio, poi laureato, l’ha trovata anni fa nella Bibbia che tiene sul comodino. «Dalle loro spade forgeranno aratri, dalle loro lance, falci». Proprio quello che accadeva nel 1946, ritornata la pace, grazie alle mani di un fabbro, sotto gli occhi meravigliati di suo figlio bambino.