Opinioni

Rosaria, la morte di Emanuele, la perdita del figlio. Quando il dolore chiede cielo

Daniele Mencarelli domenica 1 agosto 2021

È stato un incidente che ha scosso tutti, in uno dei luoghi più belli d’Italia, nel pieno della bella stagione. Lo scorso 22 luglio, a Capri, un minibus in località Marina Grande è precipitato dalla strada allo stabilimento sottostante. Poteva essere una strage. Invece, a perdere la vita è stato soltanto l’autista, Emanuele Melillo, di 32 anni, venti i feriti, di cui due gravi.

Proprio su Emanuele Melillo si sono concentrati gli sforzi degli inquirenti. Dapprima le ipotesi sono state quello solite e funeste: magari l’uso di alcol o sostanze stupefacenti in servizio. Una volta archiviate quelle, si è passati alla possibilità di un malore. Gli esami clinici chiariranno lo stato di salute di Melillo al momento dell’incidente. Una testimonianza degli ultimi giorni, riportata da 'Il Mattino' di Napoli, sembra accreditare la pista dell’incidente meccanico. Dunque, non una causa umana, niente da addebitare a Melillo, semmai il contrario. Il giovane autista ha fatto di tutto per salvare la vita dei passeggeri, e se l’incidente non ha avuto ben altri esiti lo si deve a lui.

Da subito, le foto di Emanuele hanno iniziato a rimbalzare sui media. Il viso di un bel ragazzo del Sud, con un sorriso splendente, una vita semplice, ma felice, come lo sanno essere le vite di tante persone che hanno negli affetti e in un lavoro onesto il raggiungimento di una serenità cercata con tutte le forze. Emanuele aveva una compagna, Rosaria, di 30 anni. La ragazza portava in grembo il loro primogenito, una gravidanza giunta al terzo mese di gravidanza. È notizia di queste ultime ore che Rosaria ha perso il bambino. Lo strazio per la morte di Emanuele è stato troppo forte, e non ha lasciato scampo.

Proprio quel figlio sembrava essere il segno di una vita, quella di Emanuele, e di un amore, quello che lo univa a Rosaria, capaci di resistere alla morte. Come un vessillo alto nel cielo, a dire, gridare, che c’è un seme che porta frutto, malgrado l’insistenza feroce del destino, il manrovescio degli eventi che mutano di colpo vite intere. Malgrado la morte che ci toglie dalle mani ciò che amiamo.

Invece. Quel vessillo è stato ammainato. La giovane vita, ancora non nata, ha seguito quella di colui che gliel’ha data. La scommessa è sempre la stessa. Cedere tutto al nulla, in una voragine di insignificanza orribile, senza fondo, oppure alzare gli occhi e desiderare un luogo e un tempo capaci di restituirci all’amore.

Che Emanuele, la sua bellezza gentile, il suo sorriso pieno di simpatia, sia nella terra assieme a ogni altro esistito, nelle fila dell’esercito dei dormienti, in attesa solo di tornare. Accanto a lui, mano nella mano, suo figlio. Con gli stessi occhi. Lo stesso sorriso. Questa è la speranza che rivolgiamo a Rosaria, e a tutti quelli che hanno amato Emanuele