Opinioni

LIMPIDA STAGIONE COSTITUENTE. Princìpi saldi e forme nuove per rifare piena la democrazia

Carlo Costalli - Presidente Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl) mercoledì 24 luglio 2013
Caro direttore,il governo delle larghe intese nasce proponendosi due obiettivi irrinunciabili: a) un’organica riforma della Costituzione limitatamente alla sua seconda parte; b) condurre l’Italia fuori dalla crisi facendo ripartire l’economia reale. In realtà i due obiettivi sono profondamente connessi perché è difficile anche solo immaginare che l’Italia possa seriamente superare la sua attuale gravissima crisi – economica ma anche sociale politica e culturale – senza che si provveda a modificare seriamente l’architettura istituzionale della Repubblica con un nuovo patto capace di: rinnovare il rapporto di fiducia tra popolo e istituzioni; restaurare la centralità della sovranità popolare; restituire dignità e credibilità alla politica; restaurare un corretto equilibrio tra poteri e ordini dello Stato; ripristinare la pienezza  della democrazia, pericolosamente svuotata da nuovi (e forti) poteri non democratici, nazionali e internazionali. Si è convenuto di avviarci su questa strada finalmente con decisione, tenendo saldi i princìpi fondativi della nostra Carta ma rivisitando, e anche rivoluzionando se necessario, i modelli politico-istituzionali di attuazione in relazione al contesto storico profondamente mutato. Nel momento in cui ci si pone l’obiettivo di modificare, organicamente e incisivamente, la parte relativa all’ordinamento della Repubblica è, perciò, indispensabile focalizzare e approfondire la natura di quei valori e di quei princìpi ai quali la nostra Costituzione si richiama e dai quali non s’intende, in nessun modo, prescindere. Ciò vale, a maggior ragione, ponendosi il problema dal punto di vista cattolico, di coloro, cioè, che hanno contribuito in maniera determinante alla nascita della Costituzione e a fissarne la "chiave di volta" nella centralità della persona umana, che nasce dal diritto naturale, e che la Repubblica riconosce, con tutto ciò che ne consegue.Il fondamento politico della questione costituzionale consiste prioritariamente nel problema della rappresentanza. Nel Dopoguerra la questione è stata risolta privilegiando la rappresentanza parlamentare, dalla quale deriva l’autorità governativa. Con la  Carta del 1948 la limitatezza del ruolo dell’esecutivo veniva nei fatti compensata con quella che è stata definita la "Costituzione materiale": cioè un forte ruolo dei partiti. L’idea fondante fu che l’organo principale del potere costituente nell’ordinamento democratico fosse il corpo elettorale in cui sarebbe chiaramente espressa la rappresentatività dello Stato.Tra i partiti e il popolo esistette per alcuni decenni un rapporto di rappresentanza che consentì quello che è stato definito «uno Stato democratico pluralista e sociale». Il deformarsi e il ridursi del ruolo dei partiti ha condotto il sistema politico italiano a una condizione in cui la rappresentatività e la condizione democratica non sono più in grado di garantire la conservazione della società e la tutela degli interessi legittimi esistenti. Che la connessione tra l’autorità e la sua origine parlamentare sia scarsamente operante è dimostrato nei fatti più recenti, non solo dalla instabilità politica ma anche dalla difficoltà nel formarsi delle maggioranze parlamentari per la costituzione dei governi, fino al punto di non poter scegliere un nuovo presidente della Repubblica (problema, quest’ultimo, risoltosi solo per la possibilità di confermare il capo dello Stato uscente).Occorre, dunque, ricostruire parallelamente la legittimità popolare sia della rappresentanza parlamentare- legislativa sia dell’autorità di governo. E, a questo fine, è essenziale anche la ricostruzione di un ruolo dei partiti (attuando l’art. 49 della Costituzione), dei canali di formazione di una nuova classe dirigente e di un nuovo rapporto politico e di fiducia con i cittadini.Da alcuni anni tutte le istituzioni sono state condizionate, in parte spodestate, da altri poteri, in parte oggetto di un’azione demolitrice oltre gli stessi errori delle forze politiche, in parte delegittimate dall’intrinseca inadeguatezza dei protagonisti. Il significato di un recupero del primato della politica ha senso ed è percorribile solo sulla base di una nuova legittimazione fondata su di un riconfermato rapporto tra popolo e istituzioni, in cui sia salvaguardato il ruolo dei corpi intermedi.