Opinioni

Vangelo e società. Preti che fanno paura all'illegalità. Anche da morti

Maurizio Patriciello venerdì 26 aprile 2024

Fanno paura. Da vivi e anche da morti. Eppure sono solo dei poveri preti, categoria, oggi, non certamente annoverabile tra quelle che più contano. Don Luigi Merola è un prete napoletano. Ha 50 anni, il volto buono e il sorriso sempre sulle labbra. Svolge la sua missione soprattutto tra i ragazzini a rischio, suo obiettivo è salvarli dalla strada e dalla malavita organizzata. Bambini, non poche volte, figli degli stessi malavitosi che non gli vogliono bene. Incredibile. È proprio vero che la fede in Cristo, se non opponi resistenze, ti porta per strade che non immaginavi. Don Luigi sa che la camorra necessita della manovalanza minorile più dell'aria che respira; sa che occorre arrivare ai piccoli prima che finiscano nei guai. Sa che le strutture che ospitano i minori a rischio non sempre sono all'altezza del compito loro assegnato. Prevenire è meglio che curare. Prima, occorre a tutti i costi, arrivare prima. Prima che arrivino "loro", prima che il vizio della droga prenda il sopravvento, prima che i soldi illecitamente arraffati iniziano a esercitare quel fascino maledetto cui sarà poi difficile sottrarsi. Ed eccolo sul campo, il prete. I bambini sono sempre e solo innocenti. Nessuno nasce delinquente, nemmeno i figli dei più spietati delinquenti. Nessuno deve pagare per le colpe dei padri. Anzi, proprio coloro che hanno avuto la vita difficile necessitano di più attenzioni. A qualcuno questo prete non piace. Glielo fa capire, glielo dice apertamente, ma lui è testardo. Occorre, allora, fare il passo successivo. Macchina del fango, minacce, intimidazioni. Niente da fare, il prete è cocciuto, non molla. Ancora un passo, allora: vandalizzano la sua auto. Stavolta capirà e finalmente la smetterà. Ma perché lo fa? Chi vive solo per il potere e per il denaro legge tutto alla luce del potere e del denaro. La gratuità lo smonta. Non la capisce, non la condivide, non ci crede, alla gratuità. E allora continua nella ricerca dei perché. Ma non li trova. È testardo il prete? Bene, "loro" lo saranno di più. Non molla il prete? Figurati se molleranno "loro". Il braccio di ferro è partito. Un braccio di ferro che esiste solo nella loro mente perversa. Ultimo atto, almeno per adesso: si provvede a rubargli l'auto. Ma - qualcuno dirà - sono tanti i furti d'auto perché farne una tragedia? No, questo furto è un’altra cosa. E un segnale, che unito ai precedenti, preoccupa, e non poco. Domanda: che cosa vogliono? Che don Luigi, stanco e scoraggiato, getti la spugna? Può darsi. E noi? che dobbiamo fare noi? Stargli accanto, fargli da scorta. Chi vuole fargli male deve sapere che dovrà fare male a tutti, o, meglio, cambiare idea. Palermo. L'infamia, stavolta, viene commessa ai danni di un altro prete, don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia 30 anni or sono. Un santo.

Il beato don Puglisi ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 - Fotogramma

La mostra fotografica allestita per ricordare la visita di papa Francesco nel 2018, viene oltraggiata. Chi è stato? Non mi meraviglierei se alla fine saltassero fuori dei ragazzini. Cosa ancora più triste e pericolosa. Domanda: da chi furono inviati? E, soprattutto, per quale motivo? Possibile che don Pino faccia paura anche da morto? La risposta è si, il parroco di Brancaccio fa paura anche da morto. Perché? Perché la parola che annunciava è viva e forte. Perché il suo successore, il caro don Maurizio Francoforte, imperterrito, continua a piantare tende d'amore nel campo minato. Perché la mafia è il male e don Puglisi è il bene, un bene che il tempo non scalfisce ma moltiplica a dismisura. Preti. Semplicemente preti, ieri, come oggi, come domani. Preti che per se stessi non chiedono niente, non vogliono niente, non pretendono niente. Preti che amano la vita e lottano per la dignità e la libertà dei più poveri e derelitti. Preti la cui vocazione arricchisce tutti, credenti e non credenti. Forza, don Luigi; forza, don Maurizio. Su, alzatevi e riprendete il cammino. La strada è ancora tanto lunga e voi siete ancora tanto giovani. La Chiesa e le città di Napoli e Palermo hanno bisogno di voi e del vangelo che annunciate. E tu, caro, don Pino, sostienili dall'alto. Maurizio Patriciello