Opinioni

Povertà. Educazione e salute. Al Sud è emergenza bambini

Mario De Curtis sabato 6 novembre 2021

Con l’arrivo dei fondi europei del piano Next Generation Eu si apre una grande prospettiva di rinascita del nostro Paese e si spera che i miliardi stanziati dalla Ue vengano ben spesi in particolare nel Mezzogiorno dove l’illegalità, la corruzione e la mancata trasparenza negli appalti hanno mortificato le energie della società civile e impedito, sin dall’inizio del-l’Italia unita, uno sviluppo armonico, facendo persistere profonde differenze spesso sintetizzate con l’espressione “questione meridionale”. Soprattutto in questo periodo è opportuno ricordare a governanti e parlamentari le gravi disuguaglianze presenti che interessano soprattutto i bambini e ragazzi che vivono nel Sud e riguardano aspetti importanti come la salute, l’educazione e il loro sviluppo.

Anche se oggi situazioni critiche possono osservarsi in qualsiasi area geografica e in molte periferie delle grandi città italiane è certo che per una serie di ragioni di natura economica, educativa, sociale i bambini del Mezzogiorno sono tra i più penalizzati. Il tasso di mortalità infantile (numero di morti nel primo anno di vita per mille nati vivi) è considerato un importante indice per valutare lo sviluppo civile di un Paese. Gli ultimi dati Istat, relativi al 2018, hanno messo in evidenza in Italia un tasso di mortalità infantile tra i più bassi del mondo (2,88 per 1.000 nati vivi), ma nel Mezzogiorno, dove è nato il 35,7% di tutti i bambini italiani, i decessi infantili sono stati il 45% del totale nazionale. Un bambino residente nel Mezzogiorno ha un rischio del 50% in più di morire nel primo anno di vita rispetto a uno che nasce nelle Regioni del Nord. Se il Mezzogiorno avesse avuto lo stesso tasso di mortalità infantile del Centro-Nord, nel 2018 sarebbero sopravvissuti 200 bambini.

Mortalità infantile elevata, cure più difficili, maggiori difficoltà economiche, anche una formazione scolastica spesso carente: con il Nord c’è un divario profondo da colmare

Un altro fenomeno che riguarda la salute è la migrazione sanitaria pediatrica. Pur interessando tutte i territori italiani, è particolarmente rilevante a Sud ed è indice di una carenza di assistenza pediatrica, che dovrebbe essere rafforzata proprio per ridurre le disparità e garantire parità di accesso alle cure a tutti i cittadini. In un recente studio abbiamo osservato che nel 2019 i bambini-ragazzi residenti nel Mezzogiorno rispetto a quelli residenti nel Centro-Nord vengono curati più frequentemente in altre Regioni (11,9% vs 6,9%). La migrazione sanitaria dei minori lontano da casa, che si verifica per l’aspettativa di ottenere un esito migliore di quello che si potrebbe avere facendosi curare nella propria Regione, determina profondi disagi per il distacco dal luogo di origine, problemi economici per le famiglie a causa delle spese di trasferimento e difficoltà di lavoro dei genitori per l’allontanamento dalla loro sede. Questo tipo di mobilità genera iniquità, poiché non tutte le famiglie sono in grado di sostenere i costi dei trasferimenti. L a pandemia ha messo in maggiore evidenza le criticità già esistenti nel nostro Paese e dal momento che l’e- mergenza sanitaria si è rapidamente trasformata in un’emergenza sociale si è avuto in Italia un drammatico aumento della povertà in particolare di quella infantile che nel 2020 ha interessato 1 milione 337mila minori con un’incidenza che varia dal 9,5% del Centro al 14,5% del Mezzogiorno (Istat). Va ricordato che la povertà nell’età infantile si associa ad una ridotta qualità della vita, un aumento delle malattie che possono svilupparsi anche nell’età adulta e a disturbi e difficoltà nella sfera fisica, affettiva, cognitiva, e relazionale.

Al Sud un’altra situazione critica è quella della formazione scolastica, importante fattore di crescita personale e sociale. Le carenze iniziano subito con un insufficiente numero di asili nido (per bambini con meno di 3 anni) e scuole dell’infanzia (servizi per l’educazione dei bambini da 3 ai 6 anni). È ben noto che le esperienze vissute dai bambini nei primi anni di vita sono importanti e pongono le basi per tutto ciò che il bambino apprenderà negli anni successivi, non solo in ambito strettamente scolastico, ma anche nelle relazioni sociali e nello sviluppo della propria personalità e saranno determinanti sulle sue prospettive future. Nelle aree meridionali i posti disponibili nei nidi e nei servizi integrativi pubblici e privati coprono solo il 14,5% del bacino di utenza potenziale (15,7% nelle Isole), rispetto al 35,3% al Centro, 34,5% nel Nordest e 31,4% nel Nord-ovest (Istat).

Giustamente il governo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto tra le priorità un piano per asili nido, scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia con 152mila nuovi posti per un investimento di 4,6 miliardi. Vista il profondo divario esistente, è importante che questo progetto interessi in particolare le Regioni del Mezzogiorno che attualmente sono fortemente carenti.

Un altro criterio che mette in luce la critica situazione sociale del Sud è il tasso di abbandono scolastico, un indicatore statistico che misura la quantità di giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media, senza conseguire ulteriori titoli di studio o qualifiche professionali. Questi ragazzi incontrano poi maggiori difficoltà nella ricerca di un lavoro e hanno prospettive occupazionali limitate; hanno una minore partecipazione alle attività sociali, politiche e culturali; sono a maggior rischio di povertà e cattiva salute. L’abbandono degli studi prima del completamento del sistema secondario superiore o della formazione professionale è stato del 16,3% nel Mezzogiorno, 11,0% nel Nord e 11,5% nel Centro. La maggiore incidenza di abbandoni si è avuta in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia (19,4%, 17,3%, 16,6% e 15,6% rispettivamente).

Considerando solo gli aspetti appena indicati, emerge chiaramente che i bambini e ragazzi nati e residenti nel Sud vivono una situazione più critica da un punto di vista sanitario, sociale ed educativo. È estremamente urgente migliorare le condizioni sociali dell’infanzia e la lotta contro la povertà infantile economica ed educativa, più critica nel Mezzogiorno, rappresenta una priorità che va messa al centro dell’azione politica affinché ci sia un presente e un futuro per il nostro Paese. Una delle sfide che abbiamo davanti è proprio quella di ridurre i divari. E oggi più che mai la sfida del Mezzogiorno è la sfida dell’Italia, la sfida per avere un Paese più giusto e più equo.

Pediatra, Università di Roma La Sapienza, e presidente del Comitato per la Bioetica della Società Italiana di Pediatria