Opinioni

Il direttore risponde. Politici cattolici, lucidità e incidenza

mercoledì 17 agosto 2011
Caro direttore,sono ormai disgustato da questo modo di fare politica. Ma come è possibile varare due manovre finanziarie nel giro di un mese, per un importo di almeno 85 miliardi di euro, senza tenere conto dei bisogni delle famiglie italiane che restano ignorate? Ma dove sono i cattolici che militano nei partiti di governo nei quali sono stati votati ed eletti? Non dovevano dare un valore aggiunto rispetto ai cattolici che erano stati eletti nelle file del centrosinistra, che non avevano certo brillato (per quel poco che sono durati) per attenzione verso la famiglia? È mai possibile che questo governo che in campagna elettorale, garantiva e prometteva leggi che avrebbero avuto la famiglia come centro di riferimento, ignori invece sistematicamente i nuclei con figli e addirittura li mortifichi con leggi e normative che non li considerano nemmeno. E lo stesso atteggiamento c’è nelle questioni del welfare, delle scuole paritarie ogni volta costrette a elemosinare i pochi fondi concessi, delle leggi sull’editoria, delle frequenze tv dove rischiano soprattutto le emittenti locali e soprattutto quelle d’ispirazione cattolica e in tanti altri ambiti ancora, che tutti ormai conosciamo e sui quali Avvenire non manca mai di informare.Non penso tanto, ai comportamenti morali e alle storie personali di alcuni personaggi di spicco dei partiti che costituiscono questo governo, altrimenti ci sarebbe da vergognarsi solo nell’averli messi in lista, ma parlo di quei politici cattolici, che una volta eletti ed essendo parte della maggioranza, avrebbero dovuto essere seriamente impegnati nella testimonianza del Vangelo, nell’essere “lievito” e nell’essere “sale” nel proporre i valori in cui credono e crediamo, senza paura o soggezione alcuna. Ma dove stiamo andando, direttore?

Gianpietro Esposito, Besana in Brianza (Mb)

Trovo, caro signor Esposito, che con le sue incalzanti domande lei abbia sviluppato assai bene la domanda del momento. La domanda, cioè, che sale da gran parte del Paese e dalla nostra gente: quella di una classe politica attenta, coerente, affidabile e – perciò – votabile. È soprattutto nei momenti difficili che queste qualità devono risaltare. E credo anche che se si fosse stati capaci di metterle in campo, probabilmente i “momenti difficili” non sarebbero, in questo tempo comunque complicato, così fitti e così gravi. Lei mi chiede «dove stiamo andando?». Beh, io mi sforzo sempre di essere ottimista. E posso dirle la mia speranza. Spero che questa tormentata fase sia il primo passo dentro un tempo nuovo nel quale chi sta e chi starà in politica da cittadino e da cattolico sappia garantire, con lucidità e serena volontà di “incidere”, una dedizione al bene comune generosa come i grandi valori a cui si ispira. Smemorati e scaldapoltrone non servono, anzi fanno danno.