Opinioni

Il direttore risponde. Piccola storia semplice, a lieto fine

Marco Tarquinio lunedì 14 ottobre 2013
Caro direttore,
vorrei raccontarle la storia di come mia moglie e io abbiamo rischiato d’un tratto di vederci sfuggire sotto il naso l’incontro tanto atteso con Papa Francesco. Tutto per colpa... di un paio di pantaloni. Disavventura? Disguido? No, semplicemente le ferree regole del protocollo vaticano. Ma andiamo per ordine. Prima il protagonista più importante, il nostro amato Santo Padre, poi – come vedrà – monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e infine, naturalmente, noi due: coppia di novelli sposi di Oltre il Colle in provincia di Bergamo: Samantha Palazzi, 35 anni, e Cristian Bonaldi, 38.
Lei, caro direttore, è di Assisi e le farà piacere sapere che siamo devoti di San Francesco. Tanto che il 21 settembre scorso ci siamo sposati nella Cappella delle Reliquie della Basilica del Santo. La santa Messa del nostro "sì" è stata celebrata da padre Gianmarco Arrigoni, parroco e guardiano del Protoconvento del Sacro Tugurio di Rivotorto. Quattro giorni dopo, il 25 settembre, eravamo a Roma, per il coronamento delle nostre nozze: l’incontro con Papa Francesco. Incontro atteso da maggio, da quando avevamo fatto richiesta alla prefettura della Casa Pontificia di poter partecipare all’udienza in piazza San Pietro, al termine della quale il Papa fa tradizionalmente ai novelli sposi il regalo di ascoltarli e di benedirli. Ma i contrattempi non sono mancati. Chi ci ospitava in quei giorni a Roma ci aveva rassicurato: col biglietto in mano, non avrete problemi, i vostri posti sono riservati... Quando, invece, arriviamo a San Pietro, tutti gli altri sposi sono già sul sagrato, e non ci sono più posti a sedere. Solo noi, con altre due coppie, restiamo dietro, in piedi. Possiamo ascoltare il Papa, ma l’incontro diretto con lui sembra sfumare. Eppure non ci arrendiamo e convinciamo il personale del protocollo a portarci avanti. Ma quando ci troviamo a una ventina di metri da Papa Francesco, ecco arrivare il vero ostacolo. Gli addetti al cerimoniale, notano i pantaloni (bianchi) della sposa. Niente da fare, con quelli non ci si può presentare davanti al Papa: di rigore, per la sposa, è l’abito con gonna! Io, Cristian, chiedo a destra e a manca... niente. Eppure questo è l’abito di nozze di mia moglie, volutamente sobrio, in stile "matrimonio francescano". Quasi tutte le coppie ormai sono state ricevute. L’incontro tanto desiderato sembra svanire. Samantha piange. Attorno, un gruppo di suore fa il tifo per noi e mormora contro il rigido cerimoniale. Così facciamo un ultimo, disperato, tentativo. Accanto a Papa Francesco riconosciamo monsignor Gänswein, già segretario di Papa Benedetto XVI, e io a gran voce grido: «Prefetto, monsignor Georg, anche noi siamo novelli sposi! Ma non ci lasciano entrare perché la sposa ha i pantaloni invece della gonna!». L’arcivescovo tedesco mi sente e chiede informazioni ai suoi collaboratori. Passa poco e si spezza il blocco. Monsignor Georg intercede per noi, fa aprire i cancelli e ci fa avvicinare al Papa. Attorno scatta l’applauso dei primi "tifosi", il gruppo di suore. Papa Francesco ci stringe la mano, ci ascolta e benedice i nostri anelli. Anche se Samantha ha i pantaloni. Alla fine, caro direttore, è stato un incontro bello e davvero indimenticabile, in tutti i sensi! Un caro saluto e auguri di buon lavoro.
Cristian e Samantha, Oltre il Colle (Bg)
Che bella e che coinvolgente questa vostra piccola storia semplice a lieto fine. Continuate a scriverla, cari Cristian e Samantha. Continuate a viverla con la stessa speranza, la stessa intraprendenza, la stessa schiettezza e lo stesso semplice coraggio di spiegare e di spiegarsi, solo per amore, senza mai darsi per vinti, senza perdere la pazienza. È così che le regole e le forme (anche quando sono pensate solo a fin di bene, qualcuna imperfetta salta sempre fuori…) non riescono a impedire che accada la cosa giusta, stavolta l’incontro tanto atteso con il «protagonista», secondo le vostre parole di figli, «più importante»: papa Francesco. È così che si riesce a trovare qualcuno nei passaggi decisivi del nostro cammino che sa ascoltare, capire e risolvere: stavolta l’arcivescovo Gänswein (che tutti ancora conoscono come «don Giorgio»). Ed è così che il sorriso e la benedizione del Papa accompagnerà, d’ora in avanti, tutta la vostra vita insieme. Ne siamo contenti per voi e con voi. Auguri caldi e sinceri di pace e bene.