Opinioni

Perché ci servono Pietre d'Inciampo e Giorni del Ricordo, non confusioni

sabato 15 febbraio 2020

Gentile direttore,
credo mio dovere esprimere alcune considerazioni in margine alle notizie secondo cui l’onorevole Giorgia Meloni vorrebbe intitolare delle "Pietre d’Inciampo" alle vittime delle foibe, senza peraltro indicare dove vorrebbe posarle e comunque senza fornire dettagli sui criteri di dedica. L’intenzione, così come manifestata, significa che l’onorevole Meloni non ha capito quali sono le motivazioni che nell’ormai lontano 1992 hanno spinto Gunter Demnig ha creare le Stolpersteine, in italiano "Pietre d’Inciampo", oppure la stessa onorevole non conosce il progetto. Le "Pietre d’Inciampo" nascono per commemorare chiunque sia stato perseguitato dal regime nazista, qualunque ne sia stata la causa: quindi ebrei, sinti, rom, testimoni di Geova, omosessuali, disabili fisici o psichici, persone perseguitate per le loro idee politiche, la loro religione, per l’orientamento sessuale o il colore della pelle, lavoratori coatti, disertori, persone considerate "asociali". Le "Pietre d’Inciampo" commemorano dei singoli individui. Il nazifascismo si proponeva di distruggere le persone, trasformandole in numeri e cancellandone la memoria: la Pietra d’Inciampo vuole ridare alla persona il suo nome e riportarla dove viveva, dove svolgeva la sua vita quotidiana. Per questo motivo la Pietra d’Inciampo viene posata nel marciapiede di fronte al palazzo dove la vittima ebbe la sua ultima residenza da persona libera, ma può anche essere posata di fronte a scuole, università, luoghi di culto o luoghi di lavoro dove la persona passava la maggior parte della sua vita.

È della massima importanza ricordare come il regime nazifascista ha condotto questa persecuzione. Tutta la classe dirigente di uno Stato sovrano, quale all’epoca era il Terzo Reich, a partire dalla prima carica politica – il cancelliere Adolf Hitler – ha pianificato nei dettagli come perseguire questo obiettivo con il duplice scopo, da una parte di mantenere la purezza della razza ariana, dall’altra parte di ridurre in schiavitù e quindi sfruttare sino allo sfinimento, quanti potevano essere usati come «Stücke» per la realizzazione del Reich millenario. L’eliminazione di quanti non potevano servire alla gloria del Reich fu un’operazione scientifica da eseguirsi secondo protocolli ben pianificati. L’Italia fascista ha successivamente ritenuto di collaborare attivamente alla pianificazione nazista fornendo uomini e mezzi per la realizzazione delle direttive di annientamento di quanti non erano utili allo scopo. Credo di aver chiarito due punti troppe volte dimenticati: 1) le "Pietre d’Inciampo" sono destinate alle vittime della persecuzione nazi-fascista, a quanti furono strappati alla loro vita quotidiana per essere destinati o alla schiavitù, fino a quando utilizzabili dall’organizzazione per il loro sfruttamento, o alla eliminazione; 2) le "Pietre d’Inciampo" non sono destinate a ricordare le vittime della Shoah: questa è un’affermazione riduttiva che fa torto sia alla memoria della Shoah, sia al progetto delle "Pietre d’Inciampo".

Mi pare del tutto fuorviante proporre la commemorazione con le "Pietre d’Inciampo" per quanti subirono violenze di qualunque altro tipo e in qualunque altra epoca. Il progetto "Pietre d’Inciampo" è estremamente preciso e proprio per questo ha raggiunto le caratteristiche attuali di monumento diffuso pan-europeo: la persecuzione nazi-fascista, sia pure tenuto conto delle realtà locali, ha espresso la sua azione perversa in tutti i Paesi che nel periodo 1939-1945 sono stati occupati. A oggi sono state installate oltre 75mila Pietre d’Inciampo in 25 Paesi europei; una Soglia d’Inciampo è stata installata in Argentina.
Purtroppo è fatto storico che l’uomo ha sempre subito violenze da parte di altro uomo ed è non solo corretto, ma anche doveroso, che qualunque violenza venga commemorata e che ne venga preservata la memoria. In tutti i casi è necessaria una profonda e documentata analisi storica sulle cause, la genesi e gli effetti di ogni avvenimento, che porti a conclusioni che siano scientificamente condivise. Solo in questo modo è possibile elaborare un progetto che aiuti a ricordare e soprattutto che aiuti le nuove generazioni a capire e a mettere in campo gli opportuni anticorpi, senza ricorrere ad inutili polemiche che, se pure iniziano come polemiche verbali, rischiano di tradursi in nuovi episodi di violenza dell’uomo sull’uomo. In altre parole, ben vengano iniziative condivise a memoria di quanto accadde sul cosiddetto "confine orientale" del nostro Paese in tutto il periodo dalla fine della Prima guerra mondiale sino al Trattato di Osimo del 1975 e ben vengano proposte per ricordare le tante, troppe, persone che, senza colpa alcuna, vennero coinvolte anche a prezzo della vita, ma non coinvolgiamo le "Pietre d’Inciampo" che hanno un obiettivo ben preciso e non modificabile.

Marco Steiner
presidente Comitato per le Pietre d’InciampoMilano
Credo, gentile presidente Steiner, che la sua ricostruzione del senso e del valore specifico dell’iniziativa delle "Pietre d’Inciampo" sia efficace e utile e mi auguro che venga compresa da tutti. Essa nasce per capovolgere in modo sobrio, eppure suggestivo e davvero memorabile la pretesa di ridurre ogni persona presa di mira, privata di tutto e deportata dai nazisti – con la complicità dei regimi fascisti instaurati in tante parti d’Europa, compresa la nostra Italia – a mero «pezzo» (questo significa il termine Stücke. Esseri umani, perversamente trattatati da "materiale" senza nome e dignità utilizzabile e scartabile a piacimento. Un delirante ma ferocemente metodico piano contro donne e uomini di discendenza ebraica e contro persone "colpevoli" di altre diversità. Spero anch’io che l’onorevole Meloni se ne renda conto e sappia modulare e far modulare in altro senso le iniziative di cui il suo partito si è fatto promotore.
La tragedia delle Foibe, le vittime delle stragi pianificate dai comunisti titini possono e debbono essere ricordate in maniera altrettanto efficace, ma diversa. Per questo il Giorno del Ricordo deve finalmente diventare patrimonio di tutti, senza spazio per odiosi negazionismi e ambigui distinguo. Lo dico con convinzione, da direttore di un giornale che da decenni – anche quando era assai più difficile di oggi – dà voce e corpo alla memoria di quei fatti terribili e per troppo tempo vergognosamente rimossi dalla consapevolezza collettiva. Non abbiamo bisogno di creare parallelismi forzati, di giustificare con incomprensibili equilibrismi la condanna degli orrendi crimini nazifascisti e di quelli commessi dai titini. Abbiamo bisogno di parole e gesti appropriati per gli uni e per gli altri. Abbiamo bisogno di gesti chiari e netti, e dunque non deliberatamente e confusamente coincidenti. Ogni abisso di disumanità, ogni discriminazione assassina, ogni pretesa di negare la dignità e la vita stessa di altri esseri umani va riconosciuta per la gravità specifica della ferita che arreca. E basta a generare memoria. E ricordo merita. Quel ricordo vivo e partecipe che non può cambiare il passato, ma deve aiutarci a rendere migliore il presente e a illuminare e proteggere il futuro di tutti.