Opinioni

Perché è meglio dire «immunità di comunità». E va realizzata

Marco Tarquinio venerdì 5 febbraio 2021

Caro direttore,
si dice «immunità di gregge». Ma il pastore chi è? Mi viene in mente Marco, evangelista: «Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (6, 34). Immuni? Anche co-immuni. Immunitascommunitas.

Sergio Benetti Dueville (Vi)

Il Pastore – lei, io e tanti altri – sappiamo bene chi è, caro professor Benetti. Ma la seconda parte della sua brevissima lettera e la conclusione a cui arriva mi pungolano. Abbiamo quasi vinto – e certo non da soli – l’incruenta battaglia per sostituire 'distanziamento sociale' con distanziamento fisico' (e non torno a spiegarne i motivi). Sto cercando di far passare (e ammetto che non è facile, anche se comincia a succedere) l’uso delle espressioni «immunità di popolazione» o, meglio ancora, «immunità di comunità» al posto di «immunità di gregge». E questo, ovviamente, non perché l’idea di 'gregge' sia disdicevole in sé, ma perché è stata usata pessimamente all’inizio della pandemia da chi invitava a lasciar morire quasi con fatalismo i più deboli e anziani per raggiungere quella condizione. E perché le altre parole, soprattutto «immunità di comunità» (che anche lei, alla fine, latinamente evoca), dicono di più e meglio una reciproca responsabilità 'attiva' e 'costruttiva'. È questa la via d’uscita dalla pandemia, e da tanti altri problemi della nostra umanità. E si può imboccare anche con le parole giuste...