Opinioni

Un mausoleo al piccolo Aylan. Per non dimenticare

Gianfranco Marcelli lunedì 7 settembre 2015
​A Bodrum, a non molte centinaia di metri dal lembo di spiaggia dove è stato ritrovato il corpo del piccolo Aylan Kurdi, sorgeva alla metà del quarto secolo avanti Cristo una delle sette meraviglie del mondo antico. Era una tomba, la tomba del re-satrapo Mausolo, signore della Caria, che aveva voluto trasferire la sua capitale ad Alicarnasso, come si chiamava all’epoca l’attuale città turca di Bodrum. Di essa rimangono oggi poche rovine sul posto e qualche splendido elemento decorativo al British Museum di Londra. Dal suo costruttore e futuro ospite quel monumento prese il nome di mausoleo. E dopo di allora tutte le grandi costruzioni funerarie si sono chiamate così. Ma nessuna ha più raggiunto la magnificenza di quell’edificio, che agli occhi dei Greci e poi dei Romani rivaleggiava con le piramidi d’Egitto, il Colosso di Rodi e la biblioteca di Alessandria. Visto il moto universale di pietà che la vicenda del bambino curdo annegato ha destato in tante opinioni pubbliche, e considerati i meno diffusi ma non trascurabili segnali di resipiscenza indotti in tanti governanti soprattutto occidentali, sia lecito fantasticare su un’ipotesi di modesto risarcimento morale a favore della piccola vittima e dei suoi familiari. Forse, è davvero fantasioso pensare che la Turchia di Recep Tayyip Erdogan voglia destinare un pezzetto del suo territorio a una sorta di "Memorial Aylan", un semplice e umile mausoleo che ne renda imperituro il sacrificio di un bimbo curdo. Tanto meno nel bel mezzo di quel litorale che presto tornerà a popolarsi di schiere turistiche in arrivo dai Paesi nordici o dalla Russia. Figurariamoci! Una stele funebre o qualcosa del genere proprio nel cuore della "Portofino dell’Egeo", come i tour operator descrivono con buona dose di esagerazione il litorale di Bodrum.In effetti, è del tutto impensabile che si prenda in considerazione un’idea del genere. Rischierebbero di far ricordare al mondo intero che la tragedia della città curda di Kobane si deve soprattutto al via libera che il governo turco diede alle milizie islamiche del Daesh (o Is). Fu infatti Erdogan a lasciarle entrare in Siria dai suoi confini, forse per pagare il prezzo della precedente liberazione di 300 funzionari turchi presi in ostaggio dai tagliagole nerovestiti. È vero che in seguito i peshmerga sono riusciti a riconquistarla, ma al prezzo di una sua quasi totale distruzione. E da dove, se non da quelle rovine, fuggivano Aylan e la sua famiglia per cercare una nuova vita? Ma allora, visto che il papà del bambino ha rinunciato a cercare asilo in Europa e ha già sepolto i suoi cari nella città di origine, può essere un po’ meno irrealistico realizzare un piccolo e semplice mausoleo presso il luogo dove riposano le sue spoglie mortali. Niente di monumentale per carità, niente colonne né quadrighe di cavalli scalpitanti. Si potrebbe, al più, riprodurre in qualche modo il peluche bianco che compare nella foto di Aylan con il fratellino maggiore Galip, anche lui ingoiato dalle onde. Resterebbe solo il problema di chi dovrebbe pagare l’opera. E qui la fantasia non ha bisogno di correre a briglia sciolta. Un primo consistente contributo potrebbe venire dal governo canadese, i cui funzionari hanno negato il visto alla famiglia di Abdullah Kurdi, inducendolo alla tragica fuga attraverso l’Egeo. Ma quanto a code di paglia per gli errori e le omissioni commessi nella vicenda siriana, tante autorità nazionali, europee e non solo, ne hanno più che a sufficienza per giustificare un modesto esborso. Non basterebbe a tacitare tante coscienze. Tanto meno, come già ricordato, a risarcire un danno irreparabile fatto ad Aylan e alle innumerevoli altre vittime di Kobane e di tante località oggi assoggettate alla bandiera nera dell’Is. Ma se un giorno la comunità internazionale volesse darsi dei nuovi simboli di solidarietà universale, qualche nuova "meraviglia" morale da lasciare ai posteri, quel minuscolo mausoleo a Kobane meriterebbe sicuramente di aprire la serie.