Opinioni

Il direttore risponde. Pedofilia, ansia di giustizia e di verità

giovedì 15 luglio 2010
Caro direttore,sono convinto che solo pregando riuscirò a trovare consolazione all’infinita amarezza di dover leggere quasi ogni giorno che un prete è inquisito o condannato per pedofilia e tante altre notizie tristi (come quelle sulle accuse alla Chiesa del Belgio). Sono abbonato ad Avvenire e lo leggo volentieri perché è una voce di speranza in questi tempi di disperazione. Trovo che le notizie vengono date con la giusta rilevanza, ma senza esagerazioni. Ritengo pertanto di non essere condizionato da una stampa avversa alla Chiesa cattolica, che si compiace nel trovare il male al suo interno. Le chiedo aiuto, per uscire dal sospetto, secondo me lecito, che tutto quanto finora conosciamo, non sia che la punta di un iceberg. Non ritiene lei, che la Chiesa cattolica debba fare di tutto per fugare questo sospetto, esortando quanti si sono macchiati di tali crimini a venire allo scoperto e a ritornare allo stato laicale?

Silvano P.

Certamente, gentile amico: i sospetti vanno fugati con decisione e credo che moltissimi si siano ormai resi conto che questo sta già avvenendo. Ma penso anche – perché conosco i numeri del fenomeno e le realtà che ne sono inquinate – che i riflettori puntati solo ed esclusivamente sulla Chiesa cattolica illuminino appena un dettaglio dell’immane scandalo pedofilia. È in questo senso che parlerei di «punta dell’iceberg». Sabato scorso abbiamo cercato – in quattro pagine dense di dati, stime, testimonianze e storie – di renderne percepibili le terrificanti proporzioni. La pedofilia non è un problema "cattolico", è uno dei drammatici problemi di un mondo degli uomini che si rivela anche perverso mercato di vite e di desideri, pervaso dalla cupidigia di ogni possibile appagamento (e assoluzione) alle brame di possesso. Certo, tutto questo a noi cattolici pesa di più. E non perché ci scagliano contro, come pietre e disonore, fatti e situazioni, ma perché per noi – l’ho scritto pochi giorni fa e lei, caro Silvano, lo testimonia qui in modo accorato – il male fatto ai piccoli e ai deboli è sempre e comunque insopportabile e ingiustificabile.