Opinioni

Riflessione di Maurizio Patriciello. Tre poliziotti arrestati. Tristezza e delusione

Maurizio Patriciello venerdì 9 ottobre 2015
Le notizie brutte mettono tristezza. Ci sono persone che della legge e degli esseri umani non se ne importano troppo. E vanno per conto loro. Egoisticamente. Di delinquenti in giro ce ne sono parecchi. Quando però a imbrogliare è gente che allo Stato ha promesso fedeltà, lo sconforto e la delusione sono doppiamente deprimenti. La divisa – come la toga, la fascia tricolore o l’ abito talare – non può, non deve mai servire a coprire malefatte. Si è liberi di indossarla, mai si è liberi di inficiarla. Chi ha l’ onore di sfoggiarla deve esserle fedele fino alla morte. Migliaia di uomini delle forze dell’ ordine hanno fatto e continuano a fare il loro dovere e qualcosa in più. Tra le loro fila, gli eroi si contano a centinaia. Vedere le strade pattugliata da carabinieri e polizia è rassicurante. Gli onesti non hanno paura di essere fermati e perquisiti. Al contrario. Sanno che quelle persone stanno dalla loro parte. Lavorano sodo. Rischiano la vita. A costoro vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà. Sempre. Purtroppo in mezzo a loro c’è anche chi – di certo una piccolissima minoranza – la divisa l’ ha usata come un paravento. E l’ ha sporcata per coprire i propri affari illeciti. È accaduto ancora una volta. Tre poliziotti sono stati arrestati dai loro stessi colleghi in provincia di Caserta. Sono accusati, tra l’ altro, di peculato, corruzione, spaccio di droga. Incredibile. Non deve essere stato facile, per i colleghi, mettere loro le manette ai polsi. Ma era giusto. Necessario. Queste notizie fanno tanto male. Soprattutto ai giovani, agli adolescenti, ai bambini. Alla gente semplice. A coloro che sono portati a generalizzare. A chi fa fatica a tenere in vita la speranza. “Educare è cosa del cuore” diceva san Giovanni Bosco. Tutti, prima di proferire una parola, di fare un gesto, di esternare un pensiero, debbono fermarsi e riflettere se sia il caso farlo o, piuttosto, non sia meglio rinunciarvi. Un gesto di cattivo gusto di un bulletto di periferia pesa poco rispetto allo stesso gesto fatto da un onorevole in Parlamento. Il misfatto di un delinquente non è minimamente paragonabile allo stesso misfatto fatto da un agente di polizia. Naturalmente l’ assunzione di responsabilità vale per tutti. Anche – e forse soprattutto – a noi preti viene chiesta tanta prudenza e altrettanta sapienza e competenza prima di esprimerci pubblicamente su certi problemi o prendere certe decisioni. L’ ordinazione sacerdotale ci ha inseriti in un corpo. Non lavoriamo in proprio. Non siamo solisti, ma cantiamo in coro. Bisogna tenerne sempre conto. Scandalizzare i piccoli è facile. Ma le conseguenze sono disastrose. L’ abito talare, la divisa del carabiniere e del poliziotto, la fascia tricolore del sindaco, la toga del magistrato, sono icone preziosissime, che parlano da sole. Simboli da salvaguardare. L’ agente di polizia per il cittadino è un uomo di cui ci si può fidare. Chiunque esso sia. Sempre sta dalla parte del più debole. È lo Stato che si fa presente in mezzo alla sua gente. Per difenderla. Tutelarla. Il prete è un uomo innamorato di Dio, a servizio dei fratelli. Tutti hanno diritto di bere alla sua fonte. Gli uomini e le donne che incontro sul mio cammino sanno di poter contare su di me. Anche se non mi conoscono. L’ abito che indosso parla chiaro. Alieno da ogni ambiguità. Senza bisogno di parole. È come se dicessi: « Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me … Per me vivere è Cristo e morire è un guadagno …». Tanta gente mi spalanca il cuore, non per la mia bravura, ma perché appartengo a Gesù Cristo e alla sua Chiesa. E sa che un discepolo vero di Gesù non potrebbe mai farle male. Essere tradito è tra le esperienze più dolorose e devastanti che si possono fare nella vita. Ogni tradimento lascia il segno. Dopo la delusione niente è più come prima. Bisogna fare molta più attenzione nella selezione dei candidati a queste lavori e missioni nobilissimi e per certi aspetti eroici. Un solo mascalzone camuffato da carabiniere, da poliziotto, da parlamentare, da sindaco o da prete, infatti, fa più male al prossimo di mille semplici delinquenti messi insieme.