Opinioni

Il caso. I dannati del Parco Verde, dove lo Stato non c'è. E le minacce sul sagrato...

Maurizio Patriciello sabato 6 novembre 2021

La retorica è noiosa. Meglio i fatti. In questi giorni, Parco Verde è blindato. Carabinieri e polizia, dopo l’orribile uccisione del 22enne Antonio Natale, non danno tregua. Si respira nell’aria tensione, rabbia, paura, incertezza. Martedì due novembre, all’esterno della Chiesa sto rilasciando un’intervista a una giornalista campana. Non sono detentore di nessun segreto, le cose che so io le sanno tutti. All’improvviso, alle mie spalle, una donna, ben nota alle forze dell’ordine, con fare stizzito, applaude ripetutamente. Poi inizia a inveire contro di me: «Sei tu che hai rovinato il Parco Verde. Chissà quanto guadagni da queste interviste… >. Se la cosa non fosse tragica, sarebbe davvero comica. La verità è che la camorra non sopporta i giornalisti, soprattutto quelli che raccontano le cose senza reticenza e senza paure. E i preti che non si limitano a celebrare la Messa.

La signora continua a urlare. Parte la denuncia. Siamo preoccupati. Alla fine di ottobre, a Pescara, ho ricevuto il premio Borsellino. Come sempre approfitto di queste occasioni per accendere un faro sulla “terra dei fuochi”, sui quartieri a rischio, sul nostro rione. So bene che le parole del testimone hanno più forza di quelle di chi parla per sentito dire. Dal palco, tra l’altro, dico che nel territorio della mia parrocchia «lo Stato non c’è». La cosa non passa inosservata. Un ufficiale dei carabinieri, dopo di me, con garbo, tenta di smentire le mie parole, elencando i successi ottenuti dalle forze dell’ordine. Ha ragione. Ma i carabinieri, verso i quali mi inchino, non sono lo Stato, ma una parte importante dello Stato. Lo Stato sono il Comune, la politica, i servizi sociali, i vigili urbani, la scuola, il dare a chi non vuol delinquere la possibilità di realizzarsi e a chi ha sbagliato quella di riprendere il cammino. Lo Stato deve evitare che il denaro destinato ai poveri – vedi Reddito di cittadinanza – finisca nelle tasche di coloro che i poveri affliggono. Gli uomini dello Stato – tutti – dovrebbero saltare dalle sedie se un testimone oculare che lavora sul territorio, dice e scrive che in un quartiere italiano – e quindi europeo – ci sono cittadini prigionieri in casa propria; che per uscire a fare la spesa le donne devono chiedere il permesso allo spacciatore di turno. Che i genitori tremano al pensiero che i propri figli possano finire in una “stesa” – il lugubre e rumoroso corteo di moto di grossa cilindrata, dalle quali decine di giovani armati di kalashnikov, sparano all’impazzata.

Lo Stato deve chiedersi perché mai, per esempio, a Caivano, cittadina a nord di Napoli, tra le più problematiche, su 54 vigili urbani cui avrebbero diritto i cittadini, di fatto ce ne sono solo dieci, divisi su due turni. Lo Stato – in tutte le sue compagini – deve spiegare ai piccoli perché nelle loro periferie i prepotenti possono occupare gli spazi pubblici – terrazzi, case condominiali, marciapiedi, interi viali - ; perché i giardini sono diventati discariche a cielo aperto. Lo Stato deve chiedersi a che cosa potranno mai servire i servizi sociali se non hanno la possibilità di andare incontro ai disagi della povera gente. Se mancano, quindi uomini e mezzi per abbattere la camorra, nemico sempre più potente e asfissiante, ecco che il nostro parlare si fa insopportabile retorica. Ecco, allora, la sfiducia dei cittadini i quali, con amarezza, arrivano a dire che forse era meglio non mettere in galera i capi. Perché i vuoti da essi lasciati sono stati presi d’assalto dalle nuove bande, feroci si, ma inesperte, e quindi, più pericolose. In questi agglomerati urbani, vivere diventa impossibile, ed è del tutto naturale che chi può scappa via alla velocità del lampo. E chi non può? Rimane, è vero, ma con il cuore a lutto. Una sola domanda li tormenta: « Che ne sarà dei nostri figli? Avranno la forza di resistere o finiranno anch’essi nella trappola della bugiarda sirena che promette tanto e poi gli ruba tutto? ».

Ecco, lo Stato che amiamo e che tentiamo di servire, non può girare la faccia dall’altra parte. Deve dare una risposta efficace. Deve liberare i dannati del Parco Verde.