Opinioni

Il racconto del Papa, la possibile armonia. Fede e psicoanalisi: quei vecchi stupori

Gianni Gennari domenica 3 settembre 2017

«La confessione di Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato» ("Secolo XIX", 1 settembre, pagina 6). Novità venerdì tra meraviglia e scandali anche su "Stampa", "Messaggero" e "Mattino", e ieri altre pagine di vera sorpresa. Resto colpito da una riflessione – firma stimata – cui "La Stampa" dà un titolo molto forte: «Se il religioso va alla guerra contro se stesso». «Guerra»? Dunque c’è ancora guerra tra fede cristiana e psicoanalisi? A lungo, è vero, si è pensato a psicoanalisi e fede cristiana come incompatibili nella rispettiva identità. Ma oggi dovrebbe essere ormai noto che già ai tempi di Pio XII, ben prima del Vaticano II, ci furono le prime accoglienze della psicoanalisi all’interno del mondo cattolico anche in documenti autorevoli. Una volta messa da parte la pretesa di spiegare tutto e sempre con il rimando alla sessualità, garantito il rispetto del paziente e della riservatezza professionale, si aprì la via allo studio e alla prassi di psicologia e psicoanalisi in armonia molteplice, dichiarata e dimostrata, con la fede cristiana e cattolica. Numerosi i grandi pensatori, anche cattolici, che hanno arricchito questo versante conciliatorio, a volte problematico, ma effettivamente percorso e praticato pure in sedi accademiche. Mi basterà ricordare il Pontificio Ateneo Salesiano, a Roma, e noti gesuiti come padre Ballester e altri diversissimi contributi, non sempre e non solo di psicoanalisi, ma vastamente riconducibili anche a questa. Potrei ricordare per esempio Viktor Frankl, Erich Fromm, da noi Eugenio Borgna e la notissima Françoise Dolto autrice di libri molto diffusi e apprezzati anche in ambienti teologici e spirituali, tra cui il celebre "Psicanalisi secondo il Vangelo". Oggi non si tratta più di poli opposti, e la cosiddetta «confessione» di papa Francesco rientra serenamente nella realtà di una Chiesa in vera «in uscita» dalle certezze mondane e non evangeliche.

Certe manifestate "sorprese", e sicuramente altri strilli che arriveranno contro questa nuova "novità" di papa Francesco, sono effetto della ostilità pertinace di nostalgici di ben altro che della "Chiesa di un tempo" (tempo immaginato come beato...), ma soprattutto sono segno tenace di resistenze ormai superate che però in passato hanno anche fatto male.

Basterà un confronto di fatti: a metà degli anni 70 del Novecento, a Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio si fida personalmente di una psicanalista e oggi dice che la cosa gli ha fatto molto del bene. In quegli stessi anni, a Cracovia, l’arcivescovo Karol Wojtyla per la cura dei suoi seminaristi si fida personalmente della psicologa Wanda Poltavska, che lo seguirà poi anche a Roma da Papa… Normale? Sì, con l’occhio di oggi, ma con qualche confronto che può dirla lunga sulla reale "novità" di questo tempo di Chiesa in uscita. Nel 1976, stesso anno dei due fatti appena ricordati, l’accusa di aver consultato una psicologa per alcuni seminaristi del Seminario Romano Minore fu sufficiente per la immediata sostituzione del Rettore del Seminario stesso, monsignor Carlo Graziani. Informato di questa iniziativa dal cardinale vicario del tempo Paolo VI, che pure nove anni prima aveva voluto proprio Graziani per quell’incarico delicato in vista della lezione del Concilio, garanzia del futuro di una Diocesi come Roma, fu indotto a dimissionarlo seduta stante, senza neppure ascoltarlo a difesa... Sofferenza e umiliazione, e in breve un tumore mortale per l’«accusato» innocente.

Psicanalisi: qui due Papi in armonia e in positivo, e un Papa pur aperto e moderno in negativo. La "novità" di questi giorni, con il suo strascico di meraviglie e anche di polemiche, può dare il senso del cammino della storia, anche della Chiesa. Tornano in mente il "Camminare insieme", prima lettera pastorale di Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino proprio in quegli stessi anni 70, e "Camminando si apre cammino", libro prezioso di Arturo Paoli in dialogo profondo con un’umile donna del suo popolo di allora. Questa «confessione» di papa Francesco ci dice, qui e ora, che la Chiesa è viva, con buona pace di chi vorrebbe fosse un sarcofago di memorie passate.