Opinioni

Il direttore risponde. Onu-Chiesa, caso serio ma le guerre sono altre

Marco Tarquinio sabato 8 febbraio 2014
CHIESA ATTACCATA PERCHÉ... 
Caro direttore,
complimenti per il titolo di prima pagina dell’Avvenire del 6 febbraio, «Pedofilia, boomerang Onu», e grazie per il suo chia­rissimo editoriale. Sono d’accordo con Mimmo Muolo che parla di «scherzo. Di pessimo gusto». Le farò una sintesi di quanto ho capito. Per gli esperti dell’Onu, la scorciatoia per combattere la pedofilia non è contrastare la cultura degli Stati che legalizzano la pedopornografia, che am­mettono in Parlamento i partiti che la teo­rizzano e la propugnano, che computano nel loro Pil il turismo sessuale con i mi­nori, che legalizzano il matrimonio con le bambine..., questo no. A loro basta attac­care la Santa Sede, perché da sempre con­danna la pedofilia come uno tra i delitti più gravi, perché ha leggi canoniche se­verissime per contrastarla, perché ha ri­baltato la prospettiva del suo intervento, ponendo la vittima dell’abuso al primo posto. Mi par di capire che per questi per­sonaggi i fanciulli si difendano meglio dal­la pedofilia non concependoli; favorendo i rapporti sterili di una serie fantasiosa di gender, ed, extrema ratio, ricorrendo al­l’aborto. La Chiesa viene attaccata non perché razzola male, ma perché predica bene. Con buona pace dell’Onu.
Francesco Zanettin, Galliera Veneta (Pd)
ONU LOCUTA, CAUSA SOLUTA?
Caro direttore,
le Nazioni Unite hanno sentenziato con­tro la Chiesa le loro accuse per gravi vio­lazioni dei diritti del fanciullo. Pedofilia si­stematica, niente meno! Le Nazioni Uni­te, hanno osato interferire, come mai si sono permesse contro la sovranità di al­cun potente del mondo, per deliberare il loro infame verdetto pubblico. Ma quegli improvvidi accusatori non si illudano, il caso non è chiuso. La Chiesa, la 'delenda Carthago' del terzo millennio, saprà sol­care indenne il pelago di fango e veleni proveniente da quella supponente Unio­ne di cartapesta. Possibile che oggi chiun­que possa permettersi di mettere in sta­to di accusa la Chiesa? Senza tener conto che in venti secoli, pur con qualche pa­rentesi di chiaroscuro, vanta un bilancio largamente positivo e presenta un mira­bile affresco di santità in cui le luci pre­valgono trionfalmente sulle ombre?
Umberto T.
PERSONALMENTE OFFESA
Caro direttore,
mi sono sentita personalmente offesa dal­la posizione presa da Kirsten Sandberg, presidente del comitato Onu e dalle ac­cuse contro la Santa Sede. Mi indispetti­sce e mi addolora l’aggressione e l’infor­mazione scorretta su cui si basa il rappor­to. Perché negare che c’è stato, da parte della Chiesa, il riconoscimento dei crimi­ni commessi? Perché negare che sono sta­ti presi provvedimenti contro quei criminali? E non si parla solo di ac­cuse, ma si richiama all’ordine la Chiesa intimandole di rivedere le sue posizioni sulla vita e sulla mo­rale.
Chiara Bodrato, La Spezia
REAZIONE FERMISSIMA
Caro direttore,
ora anche l’Onu non si limita ad at­taccare su una materia su cui solo la Chiesa ha assunto iniziative con­crete, ma attacca frontalmente an­che la dottrina cattolica, ponendo­si in contrasto con i principi di li­bertà proclamati dall’Onu stessa. La rea­zione non può che essere fermissima, co­me fu fermissimo Gesù nei confronti di scribi e farisei.
Giuseppe Zola
SEGUIRE LA FERMEZZA DEI PAPI
Gentile direttore,
concordo con la valutazione positiva cir­ca la svolta impressa dagli ultimi due pa­pi nella gestione del problema pedofilia. Ma come si concilia tutto questo, e in par­ticolare la «scelta preferenziale per le vit­time », con le direttive concrete che a­vrebbe assunto l’ultima sessione del Con­siglio permanente della Cei e in partico­lare con le parole dette in conferenza stam­pa dal nuovo segretario generale Galanti­no: «Non è il vescovo che deve fare de­nuncia all’autorità civile, in caso di un pre­te della sua diocesi sospettato o accusato di pedofilia: lui non è né un pubblico uf­ficiale né un pubblico ministero ... Il ruo­lo del vescovo è molto più importante ... Lui è il «padre» della vittima come del­l’accusato ...»? Dire che sono sconcertato è poco: questo non significa, in pratica, mettere sullo stesso piano vittima e car­nefice? La pedofilia – cito il suo editoriale del 6 febbraio – è 'una piaga ripugnante ed estesa' (ma fino a pochi anni fa, l’ar­gomento nella Chiesa era tabù). Forse bi­sognerebbe che, invece di fare dietrologia e puntare il dito «contro ben note lobby» (così monsignor Tomasi alla Radio Vatica­na), i vescovi italiani seguissero con più coraggio la linea indicata dai due ultimi papi. Spero proprio che il testo delle 'Li­nee guida della Cei' quando sarà ufficial­mente pubblicato, risulti diverso dalle an­ticipazioni che ne sono state date dal suo segretario.
Luigi Santi Amantini
USCITI ALLO SCOPERTO
Caro direttore,
è lampante come l’Onu e le sue emana­zioni siano usciti allo scoperto nell’attac­co alla Chiesa cattolica. Già da tempo l’O­nu ha perso autorevolezza perché palese­mente influenzato da lobby ideologiche che vogliono inquadrare la Chiesa come una qualsiasi 'multinazionale'. Questa lo­gica va combattuta dai cattolici senza ti­more di essere ostracizzati. Nessuno ne­ga l’esistenza dei problemi, ma per amo­re di verità, si riconoscano anche le azio­ni intraprese per risolverli. La Verità è un’al­tra cosa.
Mauro Bezzi, Ferrara
INDIRIZZO DEL COMITATO
Caro direttore,
perché 'Avvenire' non pubblica l’indiriz­zo email della Commissione per i diritti dei fanciulli in modo che si possa prote­stare per quanto scritto, che nulla ha a che fare con la lotta alla pedofilia? Non pos­siamo sempre e solo stare zitti e accettare che altri dicano alla Chiesa cosa deve pen­sare. Grazie.
Ruggero E.
CONDIVIDO IL RAPPORTO
Signor direttore,
lei scrive ('Avvenire' del 6 febbraio) dell’«esemplare azione contro la pedofilia voluta da Benedetto XVI». Quando? Quan­do lo scandalo era diventato universale e i tribunali civili condannavano quei preti che la Chiesa spostava in altre parrocchie. Benedetto XVI fu per dieci anni a capo dela Congregazione per la dottrina della fe­de dove arrivavano le denunce che veni­vano insabbiate. O non è così? In quanto alla sacralità della vita umana, mi pare di ricordare che la Chiesa cattolica non ha voluto firmare la moratoria contro la pe­na di morte che molti Paesi prevedono per gli omosessuali. Di sacro sembra ci sia so­lo la vita del feto.
Olga Foti
ESTERREFATTA DA OSSERVAZIONI
Gentile direttore,
sono rimasta esterrefatta dalle osserva­zioni espresse dal Comitato Onu sull’o­perato della Chiesa e soprattutto dalle in­dicazioni rivolte al Vaticano sui temi di o­mosessualità, contraccezione, aborto. In particolare quest’ultimo di fatto è per noi espressione di un rispetto totale che non trova riscontro nell’accusa dell’Onu. E­quilibrati (e perfino benevoli in alcuni punti) il suo commento, egregio diretto­re, e gli altri articoli sull’argomento. Sono dimostrazione della vostra linea che non vuole combattere una battaglia ma affer­mare la verità rimanendo fedeli alla Verità.
Giuseppina M., Portogruaro (Ve)
RACCOLTA FIRME
Gentile direttore,
di fronte alla accuse e intimidazioni di un organismo Onu alla Santa Sede, co­me sacerdote propongo che si pro­muova tra i sacerdoti e le persone consacrate una raccolta di firme, dichiarando: 1) La Chiesa cattolica a cui apparteniamo ci invia a fare il bene e non il male, d’accordo al Vangelo. 2) Essendo ognuno di noi maggiorenne, è personalmente re­sponsabile delle sue azioni e ne as­sume le conseguenze. 3) Sono per­tanto ingiuste le accuse rivolte al­la Santa Sede, come fosse corre­sponsabile delle azioni di pedofilia di alcuni tra noi.
Giovanni Case
ACCADUTO SCONCERTANTE
Caro direttore,
mi complimento per il suo editoriale con­tro le accuse infamanti alla Chiesa, non solo per la pedofilia di alcuni sacerdoti, ma anche e soprattutto per opporsi alle unioni fra omosessuali e all’aborto.
Felice Manzoni
PROVA DI DISINFORMAZIONE
Gentile direttore,
la Commissione Onu dei diritti dell’in­fanzia ha dato una eccellente prova di di­sinformazione perché ha ignorato quan­to la Chiesa sta facendo da anni per im­pedire il ripetersi di casi di abusi su mino­ri. Altra palese deformazione è la rappre­sentazione della Chiesa cattolica come principale responsabile degli abusi sui mi­nori, ben sapendo invece che il triste fe­nomeno è presente in tutte le istituzioni. Giova inoltre ricordare che certi 'moraliz­zatori' poco o nulla fanno per reprimere la pedofilia perpetrata in modo massiccio mediante il cosiddetto 'turismo sessua­le' verso i Paesi poveri, che riguarda an­che Stati aderenti alla Convenzione Onu.
Jacop​o C.
SOLIDARIETÀ ALLA CHIESA
Caro direttore,
di fronte ad un attacco tanto bugiardo e violento mi viene in mente una scena di un film su Padre Pio in cui Satana si sca­glia con odio rabbioso verso il santo. Mi co­glie un certo sgomento, ma poi penso che 'non prevalebunt' e torna la serenità. Vor­rei comunque esprimere tutta la mia so­lidarietà alla nostra amata Chiesa, dai più semplici battezzati al Papa. Con grande stima
Agnese Piccapietra, Traona (So)
E L’OLANDA?
Gentile direttore,
un organismo dell’Onu addita al ludibrio mediatico il Vaticano. E l’Olanda in cui è riconosciuto un partito politico che ha nel programma il riconoscimento del diritto degli adulti ad avere rapporti sessuali con bambini di qualsiasi età e anche dello stes­so sesso? La Corte costituzionale olande­se ha sentenziato che questo partito non può essere messo fuori legge perché non si possono porre limitazioni alla libera e­spressione dell’affettività dei cittadini! Ep­pure qualcuno ha ascoltato qualche pre­sa di posizione dell’Onu contro l’Olanda? Ne dobbiamo dedurre che per l’Onu la pe­dofilia è condannabile solo se praticata I dai preti.
Roberto Pesce, Verona
INGERENZA NELLA MORALE
Caro direttore, sembra che il comitato Onu voglia inse­gnarci quali convinzioni professare in campo morale. Avrebbero fatto prima a dire che condannano la dottrina morale cattolica (ma anche ortodossa) e quindi la nostra fede, violando così il diritto alla libertà religiosa di cui l’Onu in effetti assai poco si preoccupa. Questo comitato, che dovrebbe difendere i diritti dei minori compreso il minore dei minori, il bambi­no prima di nascere, istiga invece alla li­bertà di ucciderlo. Dobbiamo mobilitar­ci, manifestare la nostra indignazione, di­fendere la libertà religiosa, la famiglia e la vita dei nascituri.
Riccardo Robuschi, Milano
ONU: QUALE COMPETENZA?
Gentile direttore,
mi lascia perplesso il pesante atto d’accu­sa della commissione Onu per i diritti dei minori nei confronti del Vaticano. E non tanto per l’oggetto della critica, di cui la Chiesa ha già da tempo preso coscienza della gravità, quanto, piuttosto, per l’ef­fettiva competenza dell’Onu. Per non par­lare poi dell’interferenza dottrinale con la supponente richiesta di cambiamento del diritto canonico.
Mario Taliani, Noceto (Pr)
E IL TURISMO PEDOFILO?
Caro direttore,
l’Onu condanna la Chiesa ma non ha nul­la da dire sul turismo pedofilo organizza­to in tanti Paesi aderenti alla stessa Con­venzione? E cosa ha fatto l’Onu per pre­venire e combattere i numerosi casi di vio­lenze sessuali su donne e bambini avve­nuti da parte dei caschi blu in paesi come Congo, Timor Est, Cambogia, Liberia ecc.? Quale credibilità le può essere riconosciuta se non fa al proprio interno ciò che de­nuncia all’esterno?
Vedran Guerrini​
 
Ringrazio gli amici lettori per gli apprezzamenti per ciò che i miei colleghi e io abbiamo scritto a proposito delle sconcertanti «osservazioni conclusive» sulla Santa Sede del Comitato Onu per la Convenzione sui diritti del bambino chiamato a esaminare lo stato della lotta alla pedofilia nel mondo. E proprio per questo non posso fare a meno di insistere su un punto al quale tengo molto, che abbiamo subito sottolineato su “Avvenire” e che importanti voci della Chiesa – dallo stesso segretario di Stato vaticano, monsignor Parolin, al direttore della Sala Stampa, padre Lombardi – hanno ribadito in questi giorni: non c’è un conflitto tra l’Onu in quanto tale e la Chiesa, ma c’è il grave errore di un Comitato Onu che, allo stato delle cose, pare aver volutamente sottovalutato la vigorosa azione anti-abusi della Chiesa e ha purtroppo compromesso la propria autorevolezza, lanciandosi in un’intemerata ideologica contro la morale cattolica e rilanciando slogan di moda su aborto, contraccezione e nozze gay. Ieri, la presidente di questo stesso Comitato ha trovato poche e algide parole di commento, che non spiegano e non bilanciano in alcun modo le troppe usate a sproposito in precedenza. Mi dispiace, perché – come ho già scritto – spero che l’Onu, con saldezza di valori fondanti, cresca di ruolo e in saggia capacità di guida della famiglia delle nazioni. Vedremo se e come si saprà rimediare. A tutto, con buona volontà e con l’aiuto di Dio, ci può essere rimedio. E la Chiesa lo sta dimostrando a un mondo nel quale di tanto in tanto si parla e straparla di pedofilia, ma nel quale si fa ben poco per curare questa piaga. E quando parlo di Chiesa, gentile signor Santi, parlo anche di Chiesa italiana. Il segretario generale della Cei, monsignor Galantino, pochi giorni fa ha ribadito una cosa molto bella e molto impegnativa. Ha ricordato che il vescovo in Italia non è un «pubblico ufficiale», ma un «padre» che di fronte a un male deve chinarsi e agire per salvare tutti coloro che ne sono protagonisti, sia le vittime (e questa è la «prima preoccupazione») sia i carnefici (che possono riparare alla violenza commessa). Questa è la missione della Chiesa, che in Italia come altrove s’inchina alla buona legge e alla giustizia civile, ma non rinuncia a perseguire la salvezza di ogni uomo e di ogni donna. Alla cortese signora Foti, consiglio invece di rivolgersi a fonti più limpide: niente di ciò che scrive è vero. La falsa “leggenda nera” di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI «insabbiatore» – puro e semplice capovolgimento della realtà – s’è sbriciolata da tempo anche mediaticamente (ed è tutto dire…). Ma che lei ripeta la storia del sostegno cattolico alla pena di morte per le persone omosessuali mi lascia senza fiato. È una triste e feroce bufala (vecchio arnese di una “guerra” di parole) che scredita solo chi la ripete: lobbista, disinformatore o disinformato che sia. Basta documentarsi sul serio, e non ci vuole neanche tanto.