Opinioni

La sfida dell’occupazione. Maurizio Lupi: Ogni euro va impegnato per creare lavoro

Maurizio Lupi* giovedì 26 ottobre 2017

Gentile direttore,
sarò a Cagliari ai lavori della quarantottesima Settimana sociale dei cattolici italiani. Il tema è dei più impegnativi, la vera sfida che deve affrontare oggi chiunque voglia impegnarsi per il bene comune: il lavoro. La questione del lavoro è centrale non per uno schema economico, filosofico o ideologico, ma perché riguarda persone in carne e ossa. Il lavoro non ci interessa in sé, ci interessano i lavoratori. Il lavoro è centrale in una società perché da esso dipende la possibilità di fare una famiglia, di far nascere dei figli e di educarli, in esso si esprime gran parte del contributo che ognuno di noi dà al miglioramento del mondo in cui viviamo. Per questo chi è senza lavoro vede profondamente offesa la propria dignità. Allora, quando si parla di lavoro, non bisogna essere demagogici. Non bisogna illudere la gente. Non c’è legge che garantisca il lavoro.

Compito della politica è piuttosto quello di rendere attuali le condizioni perché chi ha la capacità di creare lavoro abbia anche le risorse e gli strumenti per farlo. E questi soggetti sono le imprese: pubbliche o private che siano. Per questo non ha senso una risposta alla disoccupazione che punti sul reddito di cittadinanza, è un inutile spreco di risorse. Il reddito deve venire dal lavoro, non dall’assistenza dello Stato. Ogni euro disponibile va impegnato per creare lavoro, non per prolungare la disoccupazione. Noi politici lo dovremo fare approvando in questo fine anno la nuova legge di bilancio. Nel documento preparatorio del Comitato organizzatore delle Settimane sociali si parla della 'frustrazione dei giovani che non riescono a trovare un’occupazione'. Io credo che la norma che prevede la decontribuzione del 50 per cento nei primi tre anni (100 per cento per le regioni del Mezzogiorno) per le imprese che assumono giovani sotto i 35 anni sia un provvedimento che va concretamente in questa direzione. Ma, sempre nelle linee preparatorie delle Settimane sociali, si cita anche 'l’angoscia dei cinquantenni che perdono quel lavoro a cui hanno dedicato gran parte della loro vita'.

Ecco, in un momento in cui gran parte del dibattito pubblico su questo argomento si sta spendendo sull’età della pensione, io penso che invece si debba ragionare per queste persone non dell’attesa della pensione quanto della possibilità di tornare a inserirsi nel mondo del lavoro. Per questo ho proposto, e insisterò in ogni consesso con la forza degli argomenti più che con il ricatto dei numeri, che la decontribuzione pensata per chi assume un giovane sia estesa già nella legge di bilancio di quest’anno, non in un futuro incerto e fumoso, anche a quelle imprese che assumono un cinquantenne rimasto disoccupato. Se, come diceva Paolo VI, la politica può essere la forma più alta della carità, oggi quella carità deve esprimersi in leggi che permettono ai disoccupati di trovare lavoro e alle aziende di offrirglielo.

* Presidente dei deputati di Area popolare (Ncd-Udc)