Opinioni

Non ogni spesa è investimento. Vigiliamo di più e chiediamo conto

mercoledì 23 settembre 2020

Gentile direttore,

mi pare ci sia sempre stata nel dibattito politico italiano, ma ultimamente si sia accentuata una pericolosa tendenza a usare come sinonimi due termini che non lo sono affatto: "spendere" e "investire". Lo spendere può, certo, essere un investimento, ma non è detto che lo sia sempre. Le due parole, infatti, rispondono ad ambiti semantici, economici e politici diversi. Lo spendere può essere dettato dall’urgenza, dal capriccio, dall’apparire, da decisioni di breve termine, in contrasto con altre spese appena sostenute o senza una visione d’insieme. Lo facciamo anche nella nostra vita quotidiana quando cediamo al capriccio di acquisto senza necessità e senso. L’investire richiede studio, preparazione, valutazione delle alternative, gerarchizzazione degli obiettivi e soprattutto non può essere tale senza una visione e un orizzonte a lungo termine. Ci può essere investimento solo se prima ci chiediamo chi vogliamo essere, quale organizzazione o società vogliamo promuovere, a quali bisogni e necessità vogliamo rispondere. Richiede, anche, l’impegno di uomini e donne preparati, e il sapersi fare da parte. Credo che la semplice regola che non permetta in nessuna carica pubblica elettiva più di due mandati sarebbe un buon investimento per il nostro Paese (do per scontato che questa affermazione verrà bollata come populista...). Se nei prossimi mesi, come tutti auspichiamo, arriveranno dall’Europa tutti questi denari promessi, sarà compito di ciascun cittadino – ma soprattutto di chi ha naturalmente questo compito, come i mezzi di informazione – vigilare affinché si tratti di investimenti e non di sole spese.

Flavio Battiston, Belluno

È molto bella la sua riflessione, gentile lettore. Ed è ricca, lo si coglie subito, di esperienza sul campo, se non nell’amministrazione pubblica certamente in quella di qualche privata intrapresa. La condivido quasi in tutto, in particolare nella distinzione fondamentale e mai abbastanza rimarcata tra spesa (anche inutile) e investimento che lei spiega con efficacia e trasforma in appello e monito in questa stagione di euro-risorse da far fruttare. È giusto che ogni cittadino si senta esigentemente chiamato a chiedere conto del buon uso di ogni centesimo destinato – secondo il nome del Piano della Ue – a costruire condizioni di ben-vivere ora e per la prossima generazione d’Europa. Sul punto dei due mandati elettivi e niente più, la mia opinione è invece diversa dalla sua. Capisco lo spirito della regola per altissimi e potentissimi incarichi come quello proprio del presidente degli Stati Uniti d’America, molto meno per ruoli elettivi e di governo in sistemi a centralità del Parlamento come è ancora il nostro o come quello tedesco.