Opinioni

Una buona notizia, un grosso compito. Non accada più

Giancarlo Galli venerdì 22 luglio 2011
Sia pure a fatica e in extremis, ha vinto «l’etica delle responsabilità», come aveva invocato il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, portoghese. Infatti a conclusione (peraltro non definita nei dettagli tecnici) il vertice di Bruxelles ha deciso il salvataggio della Grecia. Stendendo una rete di protezione attorno al gigantesco debito (oltre 350 miliardi di euro) accumulato da Atene che se non onorato, con effetto domino, avrebbe inevitabilmente contagiato l’intera zona euro. E minacciato la stessa esistenza della moneta unica.Siamo di fronte a una buona notizia, sebbene i «potenti» del Vecchio Continente (la tedesca Angela Merkel, il francese Nicolas Sarkozy, il presidente della Bce Jean Claude Trichet cui a novembre succederà l’italiano Mario Draghi) abbiano faticato a intendersi. Non essendo un mistero che in particolare in Germania esista una crescente insofferenza per l’euro, considerato quasi una camicia di forza che Berlino dovette accettare quale contropartita dell’unificazione politica all’inizio degli anni Novanta, dopo il crollo del comunismo.I bollettini economici delle ultime stagioni riferiscono di una Germania in pieno boom, con un tasso di crescita superiore al 3 per cento annuo, contrapposto alla stagnazione del resto del Vecchio Continente, Italia inclusa. E con le «pecore nere» che portano i nomi di Irlanda, Portogallo; soprattutto Grecia. Indebitati sino all’osso e già soccorsi da Unione Europea e Fondo monetario internazionale, rispettivamente per 85, 78 e 110 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi. Mentre nubi scure s’addensano sulla Spagna, e qualche timore sfiora anche l’Italia.Interrogativo: come è potuto accadere che Bce e Ue non abbiano percepito i segni della tempesta? Verità è che nell’Europa comunitaria, nonostante la moneta unica dovrebbe costituire un comune, granitico denominatore, le contraddizioni si sprecano. Il burocratismo di Bruxelles, infatti, non prevede che si possa interferire più di tanto nella gestione finanziaria degli Stati membri. Stati che direttamente, o attraverso banche private, si indebitano. Talvolta con trucchi contabili, a nascondere la realtà.Nell’ottobre 2009, giunto al potere, il premier greco si è accorto che i predecessori avevano barato: il deficit reale superava il 15 per cento del Pil, il triplo del dichiarato. Brutale crollo delle obbligazioni elleniche che, a seconda delle scadenze, hanno perso fino al 50 per cento del valore. Indignazione e rabbia dei risparmiatori e delle banche francesi e tedesche, rispettivamente esposte per 39 e 24 miliardi di euro.Vi furono tentazioni (specie tedesche) di far fallire la Grecia. Papandreou, bastone e carota, minacciò l’abbandono dell’euro e il ritorno alla dracma; in contemporanea, sfidando la piazza nonostante la sua appartenenza al Partito socialista, ridusse la spesa pubblica, i salari. Annunciando la dismissione di proprietà statali per almeno 60 miliardi di euro entro il 2014.Presto ci si è resi consapevoli che una dissociazione della Grecia dall’euro avrebbe provocato danni irreversibili, spalancando scenari di tregenda. Ecco allora la ricerca di formule che evitassero il peggio. In una partita di incastri dove tutti saranno chiamati ai sacrifici: risparmiatori e banche con un prolungamento dei rimborsi dei prestiti e riduzione dei tassi di interesse; uno speciale Fondo europeo chiamato a sopperire alle urgenze di Atene. Con questo si vuole scongiurare il default vero e proprio, cioè il fallimento di uno Stato sovrano.Un decennio fa, l’euro ci venne presentato, esaltato quale segno di speranza nel progresso e nella stabilità. Occorrerebbero dunque parole chiare, a evitare l’onda lunga di un euroscetticismo che vediamo all’orizzonte, e la creazione di un effettivo sistema di vigilanza europeo sul comportamento di governi, banchieri, speculatori. È chiedere troppo con l’aria che tira? Senza lasciarci ingannare dal fatto che ieri pomeriggio sull’onda delle notizie provenienti da Bruxelles, le Borse abbiano avuto un balzo spettacolare.