Opinioni

Un’antilingua maschera l’abisso. No all’Europa dell’eutanasia

Francesco Belletti sabato 15 febbraio 2014
Giovedì in Europa è stata scritta una pagina nera della storia del continente, si è aperta una ferita che resterà nel tempo. In Belgio, il Parlamento ha approvato una legge, addirittura peggiore di quella olandese che l’ha preceduta: prevede l’eutanasia per i minori, cioè la soppressione di un bambino, la violazione definitiva e irreversibile del suo diritto alla vita, come essere unico e irripetibile, per «motivi umanitari». Pochi si sono opposti, e la legge ha fatto il suo corso (forse anche con il consenso popolare). In questo clima, nei giorni scorsi si è letta la storia di una coppia di ottantenni olandesi che, in buona salute, ha deciso di darsi, insieme, la «buona morte preventiva», per anticipare dolori e sofferenze, con tanto di saluto familiare in casa propria. Quando è stata introdotta l’eutanasia in Olanda, era stato approvato un protocollo medico rigidissimo, che prevedeva l’accertamento, da parte del medico, di ben quattordici passaggi di rispetto della vita, da verificare sulla base delle regole della deontologia professionale. Ma la mentalità eutanasica si è diffusa, e quasi tutti i giornali hanno raccontato questa triste pagine di assenza di speranza – per di più vissuta in coppia – come una conquista di civiltà.Così, sempre dall’Olanda, arriva la drammatica notizia della brutale uccisione di Els Borst, ministro della Salute olandese quando venne introdotta l’eutanasia. Qualcuno ha voluto perfino adombrare un delitto ideologico. Ma, per ora, non vi sono elementi in quella direzione. E, comunque, sarebbe solo un pazzo chi "in nome della vita dà la morte". Il tutto con ampio uso dell’antilingua, che chiama morte la vita e vita la morte. Infatti, "i diritti riproduttivi", di cui tanto si discute con enfasi in Europa, sanciscono la possibilità di abortire: di non riprodurre. E si vuole realizzare la «costruzione artificiale dell’essere umano», con la tecnologia che diventa onnipotente, interrompendo il legame naturale e biologico – riproduttivo – tra chi dà la vita e i nuovi nati. Fino all’utero in affitto: cioè pagare una donna per nove mesi, perché "porti in pancia" un bimbo non suo, da restituire ai "legittimi" genitori (committenti? proprietari?). Però "utero in affitto" non si può dire, non è politicamente corretto. Del resto, anche nel nostro Paese siamo molto esperti di antilingua, al punto che la legge che introduce l’interruzione di gravidanza (aborto) nel nostro Paese è intitolata alla «tutela della gravidanza e della maternità». Davvero l’Europa vuole proseguire in questa spirale di morte? Non è l’Europa che sogniamo, non è l’Europa per cui vogliamo impegnarci e che vogliamo costruire. Non deve essere questa l’Europa per cui andremo a votare con convinzione il 25 maggio. Noi amiamo e ci impegniamo a favore di un’Europa che ha regalato per la prima volta 60 anni di pace ai popoli europei, dono preziosissimo e dato per scontato, ma fragile (come la recente guerra in ex-Jugoslavia ha dimostrato), non per l’Europa delle guerre commerciali, dell’euro che sta mettendo in ginocchio il popolo greco, e che vuole mettere le mani sulla vita.E pensare che ieri era la ricorrenza dei Santi Cirillo e Metodio, insieme a San Benedetto protettori dell’Europa. Ma si sa, quando si è discusso se inserire le radici cristiane nella nuova Costituzione europea, troppi laicisti hanno rifiutato di riconoscere questa verità, la realtà della storia, la concretezza di popoli, culture, città e monumenti costruita nei secoli a partire dall’identità religiosa cristiana. Rifiutando così di riconoscere la realtà. Come fa ogni ideologia, che non rispetta la dignità della persona, ma la piega alla propria ferocia. Fermiamoci. Prima che sia davvero troppo tardi.​