Opinioni

Il direttore risponde. Niente esclusive. «Fateli parlare»

domenica 28 novembre 2010
Creata capacità criticaCaro direttore,a proposito del caso Rai riguardo alla trasmissione "Vieni via con me", voglio esprimere la mia opinione. Sono contro ogni forma (anche mascherata) di eutanasia. Ritengo che in questo caso (trattandosi della vita) sia veramente giusto dare voce a chi non ha voce. A me, però, sembrano ingenerose le critiche nei confronti di Fazio e Saviano, i quali hanno il merito di aver fatto un programma che ha suscitato nell’opinione pubblica una capacità critica che altre trasmissione non provocano, anzi fanno addormentare.Matteo Tomaiuolo«Lupi travestiti da agnelli»Caro direttore,condivido il disappunto (nel mio caso è vero e proprio ribrezzo) da voi espresso nei confronti del fanta-programma televisivo firmato Fazio-Saviano. Quello che mi stupisce, invece, è la delusione espressa da alcuni amici lettori i quali, se ben comprendo, erano inizialmente desiderosi di seguire i duetti dei succitati conduttori. Ma cosa si aspettavano da una simile accoppiata? Cosa può venire di buono da un vittimista di professione quale è Roberto Saviano e dal suo chierichetto Fazio? Che servizio possono rendere due personaggi di tal risma, sempre pronti a piegarsi davanti al qualunquismo dilagante solo per ottenere share? La loro unica bravura è quella di travestirsi da agnelli e confondere così le loro ignare vittime: i telespettatori. Spero pubblichiate la mia lettera senza correggerne i toni, volutamente aspri.Matteo Isella«Parlano di "crociata"...»Caro direttore,sono una religiosa, e sto seguendo quanto state facendo per dare voce a chi ha scelto di stare vicino ai propri cari anche se in fin di vita. Mi permetto di dire una mia opinione. Sono convinta che questo tipo di storie trovino poco spazio. E sono d’accordo sull’invitare chi fa tv a ricordare queste storie. Ma non sono molto d’accordo sull’insistere ad andare a "Vieni via con me"... A questo punto, sembra così forzata la cosa... Essere ospiti perché un Cda lo ha imposto credo metterebbe a disagio chiunque a raccontare di sé, soprattutto le cose più dolorose. E, poi, così è come se stessimo dicendo che se questi argomenti non si trattano in quella trasmissione, non sono degni di essere trattati. Ho seguito spesso Fazio, e apprezzo Saviano, ma non credo siano i garanti della verità... in questo modo loro sembrano vittime a cui è negato il diritto di esprimere le loro posizioni, prese per i casi Englaro e Welby. Purtroppo, chi non legge direttamente Avvenire, ma solo ciò che viene riportato su altri giornali si sta facendo l’idea che si sia innescata quasi una crociata. Grazie per questo spazio di condivisione. Buon lavoro a lei. Avvenire continui nel suo essere "alternativo", nei toni, nei temi, nei valori. Ne abbiamo bisogno. Con stimasuor Anna RitaDico grazie anche a tutti questi amici che (con molti altri) stanno accompagnando il nostro lavoro e la riflessione comune. Ho scelto di pubblicare così com’è pure la lettera vibrante e aspra del signor Isella (facendo uno strappo alle nostre regole) perché non è affatto l’unica di quel tenore. Sono tante. Segnale di un’indignazione palpabile e diffusa, che – lo ammetto – mi colpisce per la sua profondità e continua a interrogarmi proprio perché non riesco a far miei certi toni.Però l’insieme delle lettere, delle e-mail e delle telefonate dà un messaggio davvero potente: sembra quasi che stavolta si sia sentito che a "Vieni via con me" era stato passato il segno. Pur dentro un contenitore pieno di altri ingredienti accattivanti e buoni, una piccola parte (peraltro già ben nota, iper-mediatizzata e fiancheggiata da un vasto consenso nel mondo della comunicazione) era stata presentata solennemente e quasi ritualmente come il tutto, come la "verità" sulla malattia, sulla vita e sulla morte. Con persino un sacerdote a celebrare questa amara epifania eutanasica del diritto di morire e di un presunto diritto-dovere di far morire sulla base di una volontà vera o, a sua volta, presunta. Da qui s’è originata – l’abbiamo spiegato e rispiegato nei giorni scorsi, semplicemente facendo parlare la gente – l’ondata di piena di storie, di sentimenti, di invocazioni, di pianti e di pressanti e sorridenti incoraggiamenti che ha travolto noi di Avvenire e in poche ore ha dato il via alla campagna «Fateli parlare».Suor Anna Rita teme che possa essere percepita come una «crociata». E lo dice a ragion veduta. Avendo, cioè, visto ciò che altri giornali scrivono (o non scrivono) di quel che sta accadendo. Scrivono poco e nulla, e tanti solo quando parlano Fazio e Saviano. O magari scrivono di noi per sostenere che «scomunichiamo», che siamo addirittura «selvaggi» e duri e dogmatici. Anche se qui l’unico duro dogma sembra quello della «libertà autorale» di chi fa un programma tv di successo.Sia chiaro: ognuno è libero di raccontare o non raccontare le storie vere dei malati veri di questo nostro Paese. E noi, sin dall’inizio, solo questo abbiamo chiesto a tutti (ma per prima alla Rai e, di più, a Fazio e Saviano). «Fateli parlare». Adesso – abbiamo detto e ripetuto – fate per favore parlare loro, perché si sono sentiti feriti e umiliati e non riconosciuti. E si sono sentiti scherniti e offesi ancor di più quando qualche giornale o telegionale od opinion-leader s’è lanciato a spiegare che loro sarebbero quelli dell’«accanimento terapeutico», della «vita a oltranza». Ingiusto, amaro e soprattutto falso. Loro sono quelli che stanno male e molto male ma, assieme a familiari e amici, non si danno per vinti. Sono quelli che coltivano dignità e speranza, e chiedono allo Stato e alle sue leggi di garantire giuste cure e giusto sostegno, non libertà di morire.A suor Anna Rita vorrei dire grazie, perché mi aiuta a dire di nuovo tutto questo, con serenità e – spero – forza. E al mio grazie vorrei aggiungere una piccola notizia: tanti amici e colleghi di emittenti grandi e piccole si sono fatti avanti e ci hanno chiesto come "toccare", con rispetto e urgenza, le storie che raccontiamo – da anni e con più intensità in questi giorni – su Avvenire. Chi le conosce ne è toccato a sua volta. Speriamo ne siano toccati anche i distratti e i male informati. Noi non rivendichiamo di certo esclusive, e non ne immaginiamo neanche per Fazio e Saviano. Queste storie riguardano tutti. E se qualcuno, cara sorella, considera una sorta di «crociata» il farle conoscere, ce ne faremo una ragione.