Opinioni

Comincia il quinto anno di pontificato. Nella palude del relativismo la parola netta di questo Papa

Davide Rondoni domenica 19 aprile 2009
Se non fosse un poco irriverente si potrebbe dire, para­frasando: un anno trascorso pericolosamente. Ma la barca di Pietro, si sa, naviga da sempre in mezzo a tempe­ste e a pirati. Non sono mancati neppure gli ammutina­menti di parte di marinai, ed è una barca su cui ogni tipo d’uomo, con pregi e difetti, viene invitato a salire. Nessu­no, nel Vangelo, ha promesso ai discepoli una vita tran­quilla. Né è stato chiesto ad alcuno un 'certificato' di san­tità per poter salire sulla barca. Dire quindi che per la Chie­sa e per il suo pastore questo è stato un anno vissuto in­tensamente tra grazie e prove è come dire: tutto bene, la navigazione procede. Per questo il primo sentimento con­giunto al primo atto della ragione di fronte a questo Papa, pervenuto alla conclusione del suo quarto anno di ponti­ficato, è di gratitudine. Con il nome fortemente significa­tivo di Benedetto, siamo grati di trovarci dinanzi a que­st’uomo e proprio in questo incrocio dei tempi. Siamo a un incrocio della strada della storia in cui il mite e ragio­nevole invito a considerare la presenza del mistero di Dio nella vita umana è il più avventuroso dei richiami. Siamo a un incrocio della storia dove con 'relativismo' si indica il nome filosofico e culturale del grande disorienta­mento circa il valore dell’esistenza. È dunque il nome del­la grande palude e della terra di rovine in cui il nostro, co­me l’antico Benedetto, si è messo a lavorare per la vigna del Signore, come disse all’esordio.La presenza della Chie­sa nel mondo attuale, ha scritto una grande narratrice a­mericana, è l’unica cosa che rende meno duro il mondo in cui viviamo. Il richiamo a considerare Dio come la Ve­rità misteriosa dell’esistenza, come Mistero buono che a­ma la vita, è l’annuncio che sfida ogni avanzamento della palude, nella vita personale come nella pubblica. È così oggi, come fu per Benedetto che coi suoi monaci reso meno dura la vita dell’Europa tra le macerie del­l’Impero. Gli eventi, i grandi segni che stanno costellan­do la vasta mole del suo lavoro in senso dottrinario e di cura pastorale, e persino le polemiche che stanno deli­neando la figura di Benedetto XVI in termini avventuro­si dipendono precisamente, unicamente, e oso dire, prov­videnzialmente, da questo richiamo che il Papa sta fa­cendo, in modo instancabile e illustrandolo in molti mo­di e campi della vita. Il mistero di Dio c’entra con l’esistenza e la ama. Si può di­re, in ogni circostanza della vita: Padre nostro. Non è vero che la vita di ciascuno è una casualità che si perde nella nebbia dei giorni e delle opinioni: c’è un Dio che ama la vita e vuole che sia lieta. Un Dio che desidera fino al sacri­ficio del Figlio che la nostra vita abbia la speranza per af­fermarsi anche in mezzo alle prove. Non ha pretese que­sto Papa. Non segue le opinioni che gli convengono. A dif­ferenza di ogni altro leader mondiale, non deve inseguire nessun consenso. È il servo dei servi che porta un annun­cio, con la sua parola e la sua testimonianza. Di questo gli uomini di fede, ma anche quelli che vogliono comprendere cosa sia veramente la fede, gli sono grati.