Opinioni

La morte del boss pentito. Terra dei fuochi dopo Schiavone: ora chi sa parli

Antonio M. Mira lunedì 23 febbraio 2015
​La morte di Carmine Schiavone non può né deve far abbassare l'attenzione sul dramma della "terra dei fuochi". E questo a prescindere dal valore del contributo che il camorrista aveva dato per scoprire danni e responsabili dell'inquinamento dell'area tra le province di Napoli e Caserta. Schiavone, prezioso collaboratore negli anni '90 nel rivelare gli affari del clan dei "casalesi" e nel portare a processo i principali boss, sul tema dei rifiuti non è sempre stato chiaro, ondeggiando tra notizie preziose e rivelazioni clamorose, rivelatesi poi inesatte. Un po' fanfarone, probabilmente per accreditarsi nuovamente con gli inquirenti, un po' troppo presenzialista su giornali e tv, ha però certamente contribuito ad alzare l'attenzione su un fenomeno per troppo tempo nascosto. Per questo ora bisogna chiedere ancor di più verità e giustizia. E soprattutto che finalmente parlino quei personaggi, imprenditori e politici, che sul disastro ambientale di questa terra hanno fatto affari e carriere. Loro sì che sanno. Sicuramente più di Schiavone. Ne seguano l'esempio, raccontando quali veleni hanno portato e dove, quali complicità. È il momento di andare oltre. Perché non è stato solo un affare di camorra. Ora è il momento. Chi sa parli, pubblicamente, come ha invitato a fare anche Papa Francesco. E chi ha provocato questo disastro, che è impossibile negare, paghi davvero.