Opinioni

Il direttore risponde. «Monnezza», ciò che si può fare

mercoledì 29 giugno 2011
Gentile direttore,in un recente fine settimana ho visitato una città bellissima: Napoli! Uno splendore di arte, luce, sole, cibo, cordialità. È stato un tour stile giapponese, perché alcuni conoscenti mi hanno mostrato in due giorni il meglio della città e... anche il peggio. E così il Duomo con la sua ricchezza artistica, il Museo diocesano, Castel dell’Ovo, la chiesa dei Gesuiti, il Cristo Velato, la piazza del Plebiscito e altro ancora... E poi la pizza doc, il porto, il Vesuvio, la scoperta del medico santo Giuseppe Moscati, i vicoli tipici. Ma il tutto contornato da rifiuti, rifiuti, rifiuti. Non ho avuto il coraggio di fotografare le montagne di immondizia mostratemi con ironia mista a sconforto. E poi il rione Sanità e il degrado totale a Scampìa. Ma tutto questo, lei direttore, lo conosce bene. Non le chiedo di farmi capire perché in quella bellissima città non sia possibile risolvere almeno il problema dei rifiuti. Camorra? Incompetenza politica? Interessi di parte? Tutto questo insieme? L’impressione avuta dall’inizio è stata quella di una città sulla quale la polvere dell’incuria e della trascuratezza si sia stesa in modo continuo e progressivo. Come una donna molto amata e poi abbandonata, nella miseria. Ma il problema non è solo locale, è nazionale. Napoli è bella, la Campania è bella, l’Italia tutta è bella, se curata e amministrata con saggezza e competenza. Sapesse che rincuorante che è stato il ritorno in aereo: giornata serena, niente nuvole su tutta la Penisola, il golfo di Napoli un arco sul mare, il Trasimeno una chiazza d’azzurro, le colline toscane un gioco di colori e luce. Una bell’Italia da amare. Tuttavia come una chiazza di sporco nel mezzo del vestito denota disattenzione e trascuratezza, così la chiazza dei rifiuti napoletani sta sporcando l’immagine di tutta l’Italia e purtroppo, in senso metaforico per noi, il tanfo dei rifiuti arriva sino al Nord. Ma per i poveri napoletani che con quel tanfo e quello sporco ci vivono, che si può suggerire? Che fare tutti insieme per il bene di tutta la nostra società?

Elisabetta Musitelli, Zogno (Bg)

Caro direttore, nei cumuli di rifiuti, mostrati dai telegiornali, si notano grandi quantità di cartoni, grossi pezzi di legno, e pezzi di vassoi, imballaggi e fogli di plastica. Non sono la maggior parte dei rifiuti, ma ne costituiscono una parte significativa e non "puzzolente". Perché non mobilitarsi come cittadini, dando così un segno di vero appoggio alla nuova giunta e di sollecitazione al governo e uno schiaffo morale alla Lega, per raccogliere queste componenti e, con l’aiuto di mezzi del Comune, accumularli da qualche parte dove comunque non darebbero disagio a nessuno? A parte l’azione simbolica, per la città sarebbe comunque un sollievo concreto (meno spazio occupato dal pattume) e si faciliterebbe anche la raccolta "istituzionale" e la collocazione della parte organica. I cartoni e il legno, per altro, possono essere bruciati senza grandi danni o, meglio, riciclati. La plastica, liberata dalla contaminazione con altre specie, può essere raccolta e poi trattata in apposite strutture senza possibilità di contestazioni. Io ci proverei.

Leonardo Castellano

È proprio vero: l’emergenza rifiuti di Napoli ci riguarda tutti. E per tutti, non solo per i napoletani, è un rovello, un monito, un rimorso. C’è in ballo, certo, l’immagine di un intero Paese, ma c’è anche e soprattutto lo scandalo di quella autentica "scuola" d’inciviltà rappresentata dal riproporsi dello sporco problema e degli altrettanto sporchi affari (camorristi e non solo) che ci girano intorno. «Che fare?», si chiede allora e con tono accorato la signora Musitelli. E il signor Castellano prova a indicare la via a un’almeno parziale risposta, chiamando prima di tutto a responsabilità coloro che a Napoli ci vivono. Nel giorno in cui da Bruxelles arriva di nuovo, regole europee alla mano, la minaccia di aggiungere al danno (la "monnezza" dilagante per vie e piazze della bellissima Napoli) la beffa (una pesante sanzione pecuniaria della Ue), probabilmente vale la pena di partire da questa invocazione. Cioè da un’assunzione forte di responsabilità da parte dei napoletani al cospetto di tutti noi che amiamo Napoli e che la sentiamo "nostra" pur senza abitarci. Vari passi sono stati fatti (la raccolta 24 ore su 24, l’individuazione di siti provvisori di stoccaggio...), ma non basta "portar via" – è già stato fatto più e più volte, e l’emergenza è sempre esplosa di nuovo – se si continuano a produrre e accumulare rifiuti come se nulla fosse. Sembrerà una banalità, ma io credo che prima di tutto sia necessario ridurre drasticamente la produzione di spazzatura. Limitando al massimo imballaggi e scarti, riscoprendo e auto-imponendosi la cultura dell’uso sobrio e del ri-uso oculato di cibi e cose. È, a mio avviso, un simile atteggiamento anche la premessa necessaria alla pratica benedetta della raccolta differenziata. Ed è un sensato antidoto a un’insufficienza strutturale dal punto di vista degli impianti di valorizzazione della "monnezza" che, come si sa bene, purtroppo durerà ancora a lungo a Napoli e in Campania. Dimezzare, per intanto, il flusso dei rifiuti quotidiani dovrebbe essere l’obiettivo e potrebbe diventare anche un messaggio esemplare a un Paese insidiato e ammorbato – in varie parti di sé – dal dilagare di discariche (legali e no) e paralizzato da incomprensibili pigrizie nel promuovere le buone pratiche di riciclo nonché da tenaci pregiudizi contro lo strumento dei termovalorizzatori.Credo, però, che ci sia un compito altrettanto urgente da onorare. E questo riguarda coloro che hanno responsabilità pubbliche. Ci sono parlamentari che dimenticano di rappresentare in quanto tali (articolo 67 della Costituzione) l’intera Nazione e credono di essere "voci" di un suo pezzetto appena. E, magari, quegli stessi eletti parlano senza neanche sapere bene ciò che dicono. Ieri un senatore leghista ha pensato bene di prendersela con la Chiesa – che, con diverse voci, ha invitato tutti a nuova e fattiva solidarietà con Napoli in questo frangente – fino a sostenere che solo al nord «da 50 anni gli oratori fanno la raccolta differenziata». Provi a informarsi, il senatore, e forse scoprirà che la Chiesa napoletana organizza da anni nelle sue parrocchie vere e proprie scuole di corretto smaltimento dei rifiuti. Chiamiamola pure una "supplenza civile" fattiva, generosa e intelligente. Ecco, prima di tutto a Napoli ma anche nel resto d’Italia, questo non è il momento delle polemiche vuote; è il momento di un rimboccarsi le maniche altrettanto fattivo, generoso e intelligente.