Opinioni

Il direttore risponde. «Metropolitana proibita in carrozzina? Impianti vecchi e del Comune»

Marco Tarquinio sabato 1 novembre 2014
Gentile direttore,rispondiamo volentieri a lei e al signor Francesco Gallone per spiegare – ci auguriamo il meno burocraticamente possibile – lo stato delle cose rispetto all’accessibilità in metropolitana delle persone diversamente abili. Non vi è alcuna norma che vieti l’accesso ai montascale di carrozzelle elettriche, l’unico limite riguarda il peso complessivo massimo che questo tipo di infrastruttura può caricare, un limite che non può superare i 200 kg. In tutta la metropolitana (103 stazioni per quattro linee) vi sono 83 montascale, il primo dei quali è stato installato nel 1999 e tutti sono sottoposti a costante manutenzione e collaudi certificati. Quindici anni fa le carrozzelle elettriche, più pesanti di quelle tradizionali, non erano ancora diventate un prodotto così diffuso come oggi e, purtroppo, nel 2014 non vi è una soluzione per superare il limite di peso degli attuali impianti, se non attraverso una loro completa sostituzione, con un ingente impiego di risorse da parte del Comune di Milano (proprietario dell’infrastruttura). È necessario ribadire che il problema legato al peso delle carrozzine si è manifestato solo pochi anni fa e, proprio negli ultimi anni, Atm e Comune di Milano hanno cominciato ad affrontare la questione, a partire dai nuovi impianti che vengono installati (recentemente tre nuovi montascale sono stati posizionati a Precotto e sono già pienamente funzionanti), che hanno una capacità di peso trasportabile che arriva a 250 kg. Atm affronta quotidianamente le problematiche relative alle persone con disabilità attraverso il nostro servizio di assistenza alla clientela, oltre al fatto di porre un’attenzione costante a tutte le infrastrutture di accesso alla metro, affinché siano correttamente funzionanti. Ci auguriamo che queste spiegazioni possano far capire a lei, al signor Gallone e ai suoi lettori che lo stato delle cose stiamo cercando di cambiarlo e che l’indifferenza non è assolutamente un nostro modus operandi.Ufficio stampa AtmTrovo che la risposta dei colleghi dell’Ufficio stampa Atm sia pronta e soprattutto schietta: cioè né burocratica né indifferente, proprio come mi auguravo, commentando la lettera del giovane universitario (e disabile) milanese Francesco Gallone. Di questo li ringrazio, oltre che di avere limitato al massimo il tono impersonale di comunicazioni “firmate ma non troppo” come quella che ci hanno fatto pervenire. Soprattutto, però, per andare al sodo, prendo buona nota del fatto che a questo ritmo di sostituzione (certo onerosa, ma nessuno pensava che fosse gratis....) degli attuali inadeguati impianti montascale nella metropolitana milanese (tre all’anno) l’impossibilità per le persone che si muovono in carrozzina elettrica di usufruire della rete sotterranea di trasporto pubblico permarrà tanto o poco per almeno un altro quarto di secolo... Da non credere. Il giustamente allarmato (e indignato) Francesco Gallone può insomma mettersi il cuore in pace? Non glielo suggerisco di certo, e non lo auguro in alcun modo né a lui né ai molti altri milanesi interessati a rimuovere questa barriera. Penso anche a che cosa diranno tanti tra quei milioni di cittadini del mondo che nei prossimi mesi l’Expo porterà sotto la Madonnina... In una metropoli nella quale, sul piano politico, ci si concentra con discutibile entusiasmo anche su emergenze che emergenze non sono, ma dove cultura civica e di governo sono ben presenti, bisogna perciò sperare che gli amministratori del Comune di Milano (proprietario delle stazioni della metro) abbiano ben chiari i termini e l’urgenza del problema. Se così fosse, ci si sarà già resi conto del fatto che, anche solo per l’invecchiamento progressivo della popolazione della “capitale morale” d’Italia, la questione apparentemente piccola e banale dell’accesso a un servizio pubblico essenziale, potrà solo aggravarsi. Meglio darsi da fare.