Opinioni

L'analisi. Mattarella: corruzione in politica più grave. Non servono le polemiche, occorre agire insieme. Lo chiedono i cittadini

Angelo Picariello giovedì 28 aprile 2016
Lotta alla corruzione, impegno per ridurre i tempi dei processi e dare più efficienza alla giustizia. Sono temi che chiedono ai diversi poteri dello Stato una nuova «alleanza». Dal Quirinale Sergio Mattarella aveva seguito preoccupato l’inasprimento dei toni innescato dai primi interventi da presidente dei magistrati di Percamillo Davigo. Aveva preferito restare in silenzio, ma senza rinunciare a esercitare - con la discrezione che abbiamo imparato a conoscere - la sua moral suasion per un rientro di tutti nel proprio alveo istituzionale. I risultati sono stati apprezzabili nella rinuncia, a caldo, da parte degli attori istituzionali più esposti (il vice di Mattarella al Csm Legnini, il premier Renzi e il Guardasigilli Orlando) a rinfocolare la polemica, e nella rimodulazione dei toni arrivata, alla fine, anche da Davigo. Mattarella valorizza anche argomenti che aveva usato il presidente dell’Anm. La corruzione, concorda il capo dello Stato, se esercitata in ambito politico «è più grave perché nell’impegno politico si assume duplice dovere di onestà per sé e per i cittadini che si rappresentano». Ma questa consapevolezza deve coinvolgere tutte le forze sane delle istituzioni. Lo chiede la Costituzione. Lo impone la missione dei diversi attori istituzionali. Ma soprattutto, ricorda Mattarella, lo chiedono i cittadini. I quali, oltre al danno di una giustizia negata o tardiva, non debbono subire anche la beffa, e lo sconcerto, di un «conflitto che genera sfiducia». Sentimento che già abbonda in un’opinione pubblica aggredita dalla crisi e troppe volte delusa dalla classe dirigente.