Opinioni

Comprendere no distruggere. Maniacale è l'ansia di pulizia da smacchiatore dell'umanità

Raul Gabriel martedì 30 giugno 2020

L’ansia di pulizia assoluta è uno dei veleni dell’animo umano. Non è aspirazione alla purificazione. È una forma maniacale le cui estreme conseguenze fanno tabula rasa della vita. Veicolo degli orrori nella storia e coltre sotto cui si sono nascoste le ipocrisie di tutti i credo politici e religiosi. Eppure è perenne protagonista. Vi è sempre qualcuno con maggiore devozione, più ineffabile purezza, più rigorosa osservanza. L’ansia di pulizia si manifesta con l’ostentazione dei simboli e dei testi di questo o quel credo, che siano Bibbia, Capitale, Mein Kampf. Il meccanismo è il medesimo, indifferente ai contenuti. La sua malignità sta nell’essere, quell’ansia, organica alle logiche più nefaste del potere, che la brandisce come una spada per dimostrare di essere nel giusto. Il superpulito di turno si presta volentieri al servizio, scambiandolo con riconoscimenti e favori... Quello che succede con le statue in questi giorni è una versione social-popolare di questa attitudine.

Se ne parla come argomento di riflessione filosofica e politica, mentre è esternazione di una miscela confusa tra istinti primordiali e ultime tendenze alla moda. Cui ogni pretesto è utile, complotti, vaccini, idee pseudo-politiche. In questo caso è la auto-investitura a smacchiatori dell’umanità. Ma nessuno è titolato a cancellare la storia. Certo non in nome di una pulizia priva di significato. L’ossessione per la 'pulizia assoluta' è vera e propria devianza psichica. Non escludo che la allucinazione di una asepsi generale, suggerita dalla crisi da Covid-19 e dalle controversie che la hanno caratterizzata, sia origine del transfert. Ridicolo, se non fosse violento ed estremamente concreto. Alla base non vi è alcuna motivazione degna di una vera riflessione. Per quelli che ribaltano le statue sarebbe identico rovesciare e incendiare cassonetti, o distruggere vetrine.

Le mazze con cui costoro pensano di ripulire la storia ignorano qualunque reale merito della questione. Guidate dal primo vento di nuovo bigottismo social, cercano solo conflitto e devastazione, delle statue e, implicitamente, di sé. I 'pulitori' si nutrono di complicità varie. Un’orda di pensatori più o meno d’occasione monta improvvisamente per cavalcare l’onda di queste forme aberranti che li porterà alla fama. Li aspetta la insignificanza cui si sono condannati. Ma intanto si crea l’eco del nulla che ravviva il fuoco fatuo di una demenza maniacale, trasformata in movimento.

La prima e solenne contraddizione nel voler 'ripulire' la storia è che questo porterebbe alla negazione del genere umano. Pulitori inclusi. Prendiamo il caso di Cristoforo Colombo, che è stato già posto nel mirino di costoro. Oggi possiamo valutare tutti i crimini del colonialismo, le sue mostruosità e il suo incalcolabile furto legalizzato. Chi vuol distruggere le statue di Cristoforo Colombo, per essere coerente con la sua follia, dovrebbe lasciare l’America ai pochi nativi rimasti. Dimenticare i McDonald’s e gli Starbucks, le grandi e piccole mele, Brooklin e Houston, per ritirarsi in un deserto in penitenza. Non si tratta di saldare i conti. Si tratta di avere presente che se la storia di Colombo è sporca, e per tanti versi lo è, tutta l’America che ne è derivata è sporca, tutti gli americani sono sporchi, perché su quei crimini hanno fondato i propri successo e ricchezza. Così come ogni altra nazione, potente o meno. Ognuno nella storia ha perseguitato qualcun altro.

Prendiamo i Vichinghi. Massacratori, stupratori e ladri, hanno terrorizzato interi popoli per secoli. Eppure sono elemento costitutivo delle società che hanno generato l’Europa come oggi la conosciamo. Cioè noi. Dovremmo quindi distruggere l’Europa e gli europei? Risulta evidente che la strada del ripulire la storia in nome di non-si-sa-che è una follia senza appello. Alla storia, passata e presente, non si può porre un rimedio che non passi per la comprensione, il giudizio critico e il riconoscimento dei propri immensi debiti, cui, qualunque cosa facciamo, non siamo in grado di sottrarci né di fare fronte, se non con la nostra buona volontà e vicinanza umana. Esatto opposto della devastazione, figlia di una pulizia assoluta che coincide con un’unica parola: morte.