Opinioni

Il direttore risponde. Mai burocraticamente corretti

Marco Tarquinio sabato 1 dicembre 2012
Gentile direttore,
lei ha scritto nella sua risposta di domenica 26 novembre: «Credo che il tempo degli errori, dei silenzi e delle sottovalutazioni sia proprio scaduto». Anch’io ne sono ormai convinto: l’ultimo segno dei tempi che me lo fa pensare è la faccenda della bocciatura da parte di una commissione europea del bozzetto per l’euro slovacco con l’immagine di Cirillo e Metodio con croce e aureola. Non so se tutti misurano quanto è grave ciò che questo segno indica, e cioè quanto sono avanzati certi processi nella realtà: oramai un qualunque impiegato, perfino di medio livello, della burocrazia 'giusta', può decidere e stabilire chi siamo e chi possiamo o dobbiamo essere per avere un minimo riconoscimento civile e non essere criminalizzati. Ripeto: è un burocrate ormai che decide non solo del nostro avere, ma del nostro essere, della nostra memoria, della nostra realtà, del valore dei nostri legami, generativi e di amicizia. E tra i burocrati non includo solo i direttori generali delle amministrazioni statali, ma anche i magistrati, perché altro non sono che impiegati di alto livello alla cui totale discrezione (per non dire arbitrio) è affidata oggi la nostra libertà: come lo sceriffo di Nottingham ai tempi di re Giovanni Senza Terra, ma senza speranze di Magna Carta. Che fare di fronte a questo strapotere delle burocrazie ideologizzate e anonime che l’Europa ha portato al colmo? Questa è la vera domanda che bisognerebbe porre, anche come test, a tutti quelli che si propongono, a Todi o altrove, come aggregatori o guide di 'nuovi' insiemi politici: senza misurarsi con questa domanda ogni proposta politica cade semplicemente nel ridicolo. Grazie dell’attenzione, con stima,
Mario Binasco
Già, caro signor Binasco, in questa Europa che deve ritrovare se stessa eppure continua a perdersi, come se non bastasse il 'politicamente corretto' ci ritroviamo a fare i conti anche con il 'burocraticamente corretto'. E non scopriamo certo oggi che nelle operazioni e nei calcoli che sono propri di lorsignori c’è tanta ideologia e ben poca logica. Per questo non possiamo arrenderci, non possiamo ridurci a pensare all’Unione Europea come a qualcosa che non ci riguardi. Da cittadini, da italiani e da cristiani, proprio come nel dopoguerra in cui tutto prese avvio per l’intuizione di grandi statisti e di grandi uomini di fede, all’Europa e in Europa abbiamo infinitamente più da dare e da far comprendere che da subire. Per questo non ci si può tirare indietro e c’è bisogno di stare in campo a viso aperto, pronti al dialogo e sereni nel tener saldo ciò che davvero vale. Il caso del neocommissario Ue per la Salute e per i Consumatori, il maltese Tonio Borg, dimostra che possono essere sconfitte certe altezzose pretese di 'ostracizzare' i cattolici riducendoli a sudditi – politicamente quasi dei 'dhimmi' – (cioè appena tollerati cittadini di serie B) – in un’Europa laicista. Il cammino appare lungo, impegnativo e a tratti impervio, ma nessuno in nessun caso ci ha mai assicurato la via facile. Sono più che mai convinto che sia tempo di mettersi con convinzione per strada, con la buona bussola, ponendosi – come anche lei suggerisce – le domande giuste e trovando le risposte adeguate ai bivi e nei passaggi decisivi.