Opinioni

Ma questo male che ci toglie il respiro non è un «complotto». O forse sì

Marco Tarquinio martedì 17 novembre 2020

Caro direttore,
ho ascoltato (e riascoltato, perché incredulo) il recente messaggio di padre Livio Fanzaga su Radio Maria. Per lui, il Covid è un “progetto” elaborato da Satana in persona, che troverebbe la piena collaborazione dei grandi poteri finanziari e tecnologici del Mondo, con lo scopo di eliminare il Cristianesimo attraverso una sorta di dittatura sanitaria. Le elezioni americane, con la sconfitta di Trump, evidentemente ritenuto un “difensore della vera fede”, sarebbero un tassello di questo diabolico progetto. Possiamo sorridere o piangere: personalmente sono indeciso. Fatto sta che ci sono persone che prestano ascolto a queste tesi e si lasciano convincere da queste suggestioni. Del resto, tutte le rilevazioni parlano di un aumento delle “sette religiose” anche nel campo cristiano. È un segno drammatico: il messaggio evangelico declinato in termini di “setta” e non di “lievito per il Mondo”. Ci si riempie la bocca con l’evocazione della Croce, ma non si scorge la cifra del mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, con tutte le conseguenze, ivi compresa quella del pieno riconoscimento della dimensione umana – e dunque della Storia – nella sua peculiarità. Mi chiedo cosa differenzi – sul piano concettuale – certi messaggi farneticanti dalle teorie del fondamentalismo islamico. E non so rispondere. Come cristiano e cattolico penso che dobbiamo ringraziare il Signore per il fatto che, proprio in questo tempo difficile, abbiamo il dono provvidenziale di papa Francesco. Non a caso, il Papa è al centro di un attacco senza precedenti da parte di “sette” che trovano nelle Americhe il loro epicentro, ma che non mancano anche in Europa. C’è bisogno di una più forte e consapevole comunità dei fedeli.

Lorenzo Dellai

Gentile direttore, ho sentito l’intervento del direttore di Radio Maria in merito all’attuale pandemia. Sono rimasto attonito, cre-do che in questo momento in cui è necessaria una grande coesione e una grande prudenza le parole di padre Livio Fanzaga (peraltro non supportate da dati di fatto) possono solo determinare sconcerto e divisione. Personalmente non credo nei complotti, non solo in questo caso, ma la situazione è tale che non è ipotizzabile scaricare la responsabilità di quanto succede su altri. È necessario un chiarimento nei confronti di prese di posizione che possono avere due effetti negativi: mettere una parte delle persone contro la Chiesa Cattolica che viene identificata anche in questa emittente, far credere alle persone che si possano abbassare le misure di prudenza facilitando la maggiore diffusione della malattia. La pandemia è una situazione eccezionale che cambia il mondo, ma, se possibile, dobbiamo cogliere l’occasione per cambiarlo in meglio e non è certo con le divisioni, con le accuse “contro” che l’umanità può trovare quell’unità di intenti che tutti auspichiamo.

Giorgio Frunzio

Caro direttore, mi piace leggere gli articoli di “Avvenire”. Trovo informazione. E trovo, spesso, ristoro e conforto nel ripercorrere insieme a voi e agli autorevoli autori i fatti della storia. I grandi eventi, quelli piccoli... I cristiani sono nella storia e ne vivono il respiro, le attese, i dolori e le speranza. Le dichiarazioni di padre Livio Fanzaga mi hanno colpito duramente. Ho pensato a tante nonne, che a casa, oltre alle preghiere, ascoltano parole che a mio parere sono inopportune, semi di zizzania in un campo di grano – questo è Radio Maria – che potrebbe e dovrebbe essere buono e fonte di compagnia e vicinanza per tanti. Non voglio certo giudicare e non penso di avere gli strumenti necessari. Mi piacerebbe, e come a me – credo – a tanti, avere una sua parola a riguardo. Grazie in ogni modo.

Maurizio Masotti

Credo che padre Livio Fanzaga, direttore di una importante emittente battezzata col nome della Madre di Dio e della Chiesa, sia consapevole della responsabilità che porta. E non penso di poter insegnare il mestiere né a lui né a nessun altro. Credo anche che sia un prete innamorato di Dio e un uomo passionale. Ho rispetto profondo per la sua vocazione e mi piacciono le persone con passioni forti, anche quando sono molto diverse dalla mia. Ma onestamente credo anche che padre Livio abbia sbagliato a offrire un’idea della realtà che stiamo vivendo che fa a pugni con la realtà stessa. Che è quella dell’immensa sofferenza causata dalla pandemia di Covid. Le vostre lettere accorate e civilissime, cari amici, richiamano le affermazioni e i giudizi che hanno aperto il “caso”, risparmiandomi di dover ripetere cose che stento ancora a credere che siano state dette e che non condivido. Non le condivido tutte tranne una, fondamentale. E che dico, però, alla mia maniera. So, infatti, che il male – il satana delle Scritture – esiste e agisce nelle vite e con le mani degli uomini e delle donne, dentro l’arroganza e nelle indifferenze, in ogni sopraffazione e in tutte le ingiustizie, nei tradimenti e nelle guerre, nelle uccisioni degli indifesi nati e non nati ancora, negli abbandoni dei poveri, dei piccoli e dei deboli e nella deliberata noncuranza per gli altri e le altre, nell’«uso» distruttivo del mondo che ci è affidato. Anche il nuovo coronavirus, l’agente patogeno che è alla base della pandemia che ha accentuato la crisi di un’umanità ferita e di un’economia iniqua, è parte di questo male. E il Covid-19 non è lo strumento di un “complotto”, ma è un morbo terribile, che ha già tolto il respiro a quasi un milione e mezzo di esseri umani (nei Paesi dove i morti si contano, ma ce ne sono purtroppo altri dove i morti non si vedono, non contano e non si contano). Il Covid non è un “complotto”, ma è natura e, al tempo stesso, è frutto di un’ormai lunga, egoista e scriteriata manipolazione della natura che la corrompe e incattivisce. Il male dunque c’è, eccome. Ma se proprio di “complotto” si vuol parlare, allora è bene rendersi conto che il “complotto” contro noi tutti è la guerra aperta alla vita di chi ha coltivato e ancora coltiva – come ci dice papa Francesco – la tragica illusione di poter essere «sani in un mondo malato », di poter essere felici e sicuri mentre manchiamo di custodire i fratelli e sorelle in umanità, ogni altro vivente e la nostra casa comune. Mai forse come in questo tempo esigente tener cara la parola del Papa significa aver chiaro il male a cui bisogna rispondere col bene, vivendo e agendo da buoni cristiani, buoni vicini di casa e buoni cittadini della Terra. Voglio sperare che al fondo delle parole di padre Livio ci sia stata anche questa consapevolezza. Oltre e prima delle frasi e delle accuse che hanno creato allarme e sconcerto, acceso le chiacchiere, infuocato (e non di carità) gli animi. Se così non fosse, mi arrenderei, ma non mi rassegnerei. Perché c’è libertà di opinione in questo Paese, cari e gentili amici. E come ogni persona libera anch’io la rispetto profondamente, sempre. Ma prima di tutto, per noi che facciamo informazione, soprattutto (ma non solo) se la facciamo da cristiani, c’è urgenza di onorare un fondamentale patto di lealtà e di pulizia coi nostri lettori, ascoltatori e spettatori. E questo significa che non si può e non si deve in alcun modo “complottare” contro la buona fede, i sentimenti e l’intelligenza della nostra gente.