Opinioni

Liberate l'azzurro. Calcio e azzardo: si fermi Tavecchio

Marco Tarquinio giovedì 17 novembre 2016

«Azzurro vergogna» continua. Gli appelli di sportivi, intellettuali, artisti, esponenti di associazioni e politici ci sono e pesano sempre di più, ma Carlo Tavecchio si sente così irresponsabilmente "padrone" dell’immagine delle nostre Nazionali di calcio, e delle immagini di chi a esse partecipa, da proseguire imperterrito nel volerle saldare a quelle dell’azzardo, attraverso la sponsorizzazione di una multinazionale delle scommesse e delle slot machine.

La prova provata l’abbiamo avuta martedì sera, 15 novembre. La partita Italia-Germania a San Siro, Milano, è stata assediata dall’azzardo. E non solo, e più insopportabilmente che mai, a causa degli spot pubblicitari inzeppati negli spazi ancora oggi consentiti a questo tipo di propaganda (che andrebbe vietata totalmente, come quella dei superalcolici e dei tabacchi), ma anche in modo addirittura sfidante per la presenza sistematica dello sponsor Intralot/Gamenet nel contorno azzurro della gara, in special modo durante le interviste al ct Ventura e ai giocatori.

Pubblichiamo oggi le foto che "fissano" questo ostinato errore dei vertici delle Federcalcio, e lo facciamo a malincuore, con tristezza, solo come testimonianza utile a quanti al Governo e in Parlamento hanno il potere e il dovere politico, civile e morale di dare uno stop urgente e definitivo a Tavecchio e ai suoi consiglieri, incredibilmente capaci di autoassolversi – come abbiamo ricordato più volte – al grido de "i soldi sono soldi" e quelli dei concessionari dell’azzardo sono quattrini sonanti e legali. E ci mancherebbe altro che non fossero legali! Il problema non è infatti la legalità dell’azzardo dentro i fragili argini oggi alzati, anzi abbassati, da norme generali inadeguate e addirittura complici del dilagare, devastante per la vita delle persone e per la sana economia, di questa «industria del niente».

Il problema è che la Figc ha avviato e testardamente protegge un processo che conduce alla fusione d’immagine e di sostanza del gioco più amato dagli italiani con il non-gioco per eccellenza, cioè alla riduzione dei campi di calcio azzurri a quartieri di Azzardopoli. E questo mentre diventa sempre più chiaro, grazie alle scelte responsabili di tanta gente e di amministratori locali lucidi e coraggiosi, che l’unico processo accettabile è quello, esattamente contrario, di liberazione dello sport e delle nostre teste e vite di cittadini, spettatori, ascoltatori e lettori dallo "spottificio" dell’azzardo, tanto scandito e truffaldino nelle vane promesse quanto insultante e altrettanto truffaldino negli scioglilingua pronunciati a velocità della luce per rendere incomprensibile l’avvertimento sui danni delle azzardopatie.

Se il signor Tavecchio non lo capisce, glielo si faccia capire. E poi si tagli il nodo: basta pubblicità all’azzardo. Liberiamo l’Azzurro. Liberiamo le città, e la comunicazione. Liberiamoci.