Opinioni

Non più armi per vincere. L'Europa agisca come Davide: la nuova fionda è la cultura

Lamberto Maffei giovedì 12 maggio 2022

Il racconto biblico di Davide che affronta Golia è stato raffigurato da innumerevoli pittori e scultori affascinati dalla figura dell’audace fanciullo che armato di sola fionda affronta il temibile gigante. «Un ragazzo fulvo di capelli e di bell’aspetto » lo descrive la Bibbia e come un giovinetto avvenente lo raffigura lo scultore fiorentino Donatello nella celebre statua in bronzo al Museo del Bargello. La Bibbia racconta che un popolo aggressivo, i Filistei, aveva occupato una parte della Palestina e ne era nata una guerra con il popolo di Saul re di Israele. Fu deciso di risolvere la guerra in un duello tra un rappresentante dei Filistei e uno del popolo di Saul. Nessuno osò proporsi come sfidante del campione filisteo, il terribile gigante Golia alto «sei cubiti e un palmo» e armato di armi poderosissime; l’unico fu Davide, pastorello abile nella parola e fiducioso nella forza della sua fede. L’esito dello scontro sembrava scontato, ma il pastorello aveva la sua fionda e con un sasso riuscì a colpire Golia e quindi a ucciderlo, mozzandogli la testa con la sua stessa spada.

A mio avviso, anche in questo momento storico si assiste a una sfida tra un 'Golia' che guida una nazione potente per fonti energetiche e forze militari e un 'pastorello', l’Europa (e con essa l’Italia), che ha peso economico e culturale, ma che è e resta dal punto vista politico e militare un peso leggero e ciononostante osa prendere parte alla sfida di questo Golia, sotto istigazione e pressione di altri potenti, i quali, ricchi e incuranti dei danni che questa, come tutte le guerre, procurerà e sta già procurando all’Ucraina e all’intera Europa, vogliono abbattere il Golia in una guerra detta by proxy (in italiano, 'per procura'). Vogliono 'vincere' sul cattivo Golia senza sporcarsi troppo le mani, o rischiare di avere vittime in casa propria, e perciò pagano (in linguaggio più diplomatico: aiutano). Ma Davide, questa volta, è destinato a finire malconcio.

Infatti, mentre nella Bibbia Davide rifiuta le armi di Saul e va incontro al gigante con la sua fionda, l’Europa, nella azzardata metafora, oscilla indecisa sotto pressioni esterne e interne invece di manovrare con convinzione la 'fionda' della sua cultura, quella con cui nei secoli ha indicato percorsi di civiltà a tutto l’Occidente, percorsi faticosi e contraddittori, attraverso i quali, negli ultimi decenni, si era realizzato il 'miracolo' di una pace europea quasi perfetta. La cultura è la vera 'fionda' che l’Europa può e deve usare per trovare un suo ruolo e una sua dignità nella sfida lanciata dal cattivo Golia, il filisteo che ha invaso l’Ucraina. È avvilente che anche l’Italia accetti una posizione, che direi subordinata, in una guerra che interessa i potenti e il Golia invasore.

Davide, l’Europa, non vuole 'vincere', ma per ha interesse a diffondere un messaggio di cultura, di pace, richiamando l’uomo a essere un uomo e non un animale feroce. La cultura non vuole 'vincere', una parola vergognosa, direbbe papa Francesco, e tantomeno fare guerre, vuole veleggiare nel mare burrascoso dei violenti, dei dittatori per alzare la vela della ragione che è quella della pace. La civiltà nasce solo dalla lotta contro i nostri istinti animali di sopravvivenza dell’individuo e della specie. La civiltà è una lotta contro noi stessi e questa è la vera grandezza dell’uomo, chiamata solidarietà, comprensione delle ragioni dell’altro e amore per gli altri. Alcuni versi di un grande poeta, Pablo Neruda, ci ricordano questo amore per l’altro e sono quasi una preghiera: «spesso un abbraccio è togliersi un pezzettino di sé e donarlo a un altro affinché continui il proprio cammino meno solo». Essi contengono un richiamo alla solidarietà che è condivisione di beni in nome dell’uguaglianza nella diversità. Ben diverso da donare armi affinché l’altro sia più potente nel difendersi e nell’uccidere.

Neurobiologo, presidente emerito dell’Accademia dei Lincei