Opinioni

Rispetto per Asia Bibi e per il Pakistan. Non dare armi alla propaganda d'odio

Marco Tarquinio sabato 3 novembre 2018

Caro direttore,
è stata una grande soddisfazione quando mercoledì 31 ottobre ho sentito alla radio, di primo mattino, che Asia Bibi era stata assolta e scarcerata. Ringrazio "Avvenire" che attraverso la sua "finestra" quotidiana ha scandito i giorni di ingiusta prigionia e ci ha tenacemente ricordato la grande sofferenza e l’immenso coraggio di questa donna cristiana. Quando sfogliavo il giornale mi soffermavo sulla "finestra" e sulla foto e mi veniva spontaneo un pensiero e una preghiera per lei, per i suoi familiari, per il Pakistan e per quanti si stavano adoperando per la sua liberazione. Continuerò a farlo sino a che questa vicenda non si sia definitivamente e felicemente chiusa.
Pietro Dalle Molle

Caro direttore,
che bello non leggere più in ultima pagina di Avvenire "Asia Bibi in carcere da... giorni perché cristiana". Sostengo la sua candidatura a Nobel per la pace. Con affetto.
Andrea Zanello, Mendrisio (Svizzera)

Caro direttore,
so di scriverle spesso e mi scuso per il disturbo, ma avrei ogni giorno da congratularmi con tutta la redazione di "Avvenire", un giornale semplicemente prezioso per chi ama la giustizia e la verità e la solidarietà verso gli ultimi. Da tempo anch’io, non avendo altro mezzo, pubblicavo su Facebook la foto e i giorni di prigionia di Asia Bibi scanditi da "Avvenire". Con questo piccolo gesto mi sentivo vicino e complice con chi si batteva per la giusta causa dell’assoluzione e liberazione di questa donna cattolica ingiustamente detenuta e condannata a morte. So che ci sono ancora problemi, ma spero – e lo auguro di cuore – che presto Asia e la sua numerosa famiglia abbiano la possibilità di vivere in pace e serenità... Condivido però sin da subito la sua idea, direttore, del Premio Nobel per la pace a lei e ai coraggiosi giudici che hanno riformato la sentenza di condanna a morte che le era stata inflitta e che l’ha tenuta in carcere per più di nove anni. Ad "Avvenire" l’augurio sincero di lunga vita, in questo 50esimo anno di presenza sulla scena pubblica e informativa italiana, e un grazie per le tante "occasioni di bene" perseguite e portate avanti con coerenza.
Giancarlo Guivizzani Faella (Ar)

Caro direttore,
finalmente Asia Bibi è stata assolta, finalmente dei giudici pachistani hanno avuto il coraggio di prendere una decisione in merito nonostante le tante proteste e minacce. Finalmente anch’io non sono più "costretto" a vedere quella foto in ultima pagina di "Avvenire" con la conta dei giorni del calvario della nostra sorella di fede pachistana, e di questo ne gioisco. Mi auguro di saperla presto definitivamente in salvo e di vedere presto pubblicata una fotografia attuale di Asia Bibi, sorridente con i suoi familiari. Ringrazio "Avvenire" per aver tenuto e per continuare a tenere accesa l’attenzione sul dramma di questa donna coraggiosa e la costante attenzione alle sofferenze dei nuovi martiri che con fede autentica testimoniano la presenza di Cristo in ogni parte del mondo. Essere informati su ciò vuol dire ricordare a tutti di pregare per loro e anche di essere, noi, un po’ meno paurosi nel testimoniare qui e ora la nostra fede.
Francesco Ferrari Merate (Lc)

Gentile direttore,
sto seguendo con angoscia, tramite i giornali pachistani (in particolare "Dawn"), gli sviluppi del caso di Asia Bibi successivi alla sentenza assolutoria della Suprema Corte di Islamabad. Asia Bibi è ancora sotto custodia e il governo ha acconsentito a iniziare una procedura per inserirla nella lista delle persone che non possono lasciare il Paese e accetta che il Tlp, cioè il partito fondamentalista, faccia partire una richiesta di revisione della sentenza che l’ha prosciolta. Vi supplico di fare qualcosa. "Avvenire" ha svolto una campagna coraggiosa di difesa di Asia Bibi. Spero che possa continuare e fare qualcosa per salvare lei e la sua famiglia, e anche i tre giudici e l’avvocato, con le loro famiglie.
Antonella Mantovani


Grazie, cari amici e amiche. Le vostre parole rappresentano quelle di tanti. È giusto continuare a vigilare e a pregare. È giusto non chiudere gli occhi e non perdere la voce. Sapendo che finalmente un grande e decisivo passo è stato fatto per il proscioglimento e la tanto attesa liberazione di Asia Bibi. E sottolineo che – come era bene che fosse – questo difficile e necessario passo è stato compiuto senza forzature, certo con estenuante lentezza, ma nel più totale rispetto delle istituzioni e delle regole processuali vigenti in Pakistan. Questo è molto importante. È, infatti, un dato di realtà che smentisce alla radice la propaganda odiosa dei fondamentalisti islamici che raccontano la revoca della condanna come un cedimento "politico" delle autorità pachistane a pressioni internazionali. Non serve dare a questa propaganda armi. Adesso aspettiamo con attenta fiducia che il ricorso di un mullah contro l’assoluzione della nostra sorella di fede e di umanità venga esaminato dalla Corte Suprema di Islamabad e che la liberazione di Asia diventi pienamente tale anche in pratica. Ci sono pressioni politiche e di piazza perché questo non accada, ma siamo uomini di speranza e confidiamo che il "coraggio della giustizia" continui a manifestarsi anche in quel grande Paese asiatico. Confidiamo anche che il Governo pachistano, che ha risposto con equilibrio e fermezza alla violenta reazione degli estremisti, sappia difendere le persone minacciate e prima di tutto Asia Bibi e la sua famiglia, l’avvocato musulmano che l’ha difesa con i suoi cari, i giudici dell’Alta corte che hanno riconosciuto l’inconsistenza delle accuse contro di lei.