Opinioni

L'ALTRO EDITORIALE. Le rovinose manovre

Marco Tarquinio venerdì 18 ottobre 2013
Bisognerà proprio che Enrico Letta rinunci almeno per un po’ ai viaggi al di là dell’Atlantico. Ogni volta che lascia Roma a quella volta, sul suo «governo di servizio» – reso possibile da una coalizione obbligata e, dunque, così "larga" da risultare un po’ troppo spesso slabbrata – si abbattono i fulmini e le saette di chi ufficialmente lo sostiene. E poco importa che dall’America arrivino, in contemporanea, segnali di forte incoraggiamento per l’opera difficile e utile nella quale il premier e i suoi ministri tricolori sono impegnati. Azione perfettibile, certo. Come perfettibile è l’appena varata legge di stabilità, che stavolta più di altre volte è presentata (lo fa lo stesso governo) come «migliorabile» in dialogo con le Camere e con le forze sociali. Ma la confusione è grande, l’aria è di tempesta. C’è da augurarsi che tutti, soprattutto il Parlamento, siano all’altezza dei propri doveri riformatori e del bisogno di lavoro e di fiducia degli italiani. E c’è da lavorare perché la somma dei diversi risentimenti di fazione (in Pd e Pdl) e di alcuni deludenti atteggiamenti da solista (come quello con cui Mario Monti, due anni dopo, rischia di smentire stile e fors’anche sostanza di un impegno a lungo esemplare) non facciano danni seri e persino irreparabili. Ci si vergogna quasi a dirlo, tanto è scontato, ma è mille volte meglio una manovra prudente e seria, delle rovinose manovre che purtroppo già si tornano a intravvedere.