Opinioni

Secondo noi. Landini e gli onesti: un'uscita infelice

sabato 22 novembre 2014
Avrebbe fatto miglior figura ad ammettere subito: «Mi sono espresso male, mi dispiace». E invece Maurizio Landini ha tentato maldestramente di sminuire la frase infelice e  sbagliata pronunciata nel corso del corteo di protesta a Napoli: «Renzi deve rendersi conto che lui il consenso di chi lavora... e delle persone oneste non ce l’ha». Come a dire che chi sostiene il governo (e le riforme) sarebbe disonesto e che gli italiani onesti sono solo tra coloro che protestano sulla linea di Fiom e Cgil. Non è così, ovviamente, e sono molte le persone – lavoratori, imprenditori, cittadini – che, con il premier, si sono sentite offese. Può capitare nella foga di una manifestazione di sbagliare i toni di un intervento, perciò Landini non va "impiccato" alle sue parole. E d’altro canto lo stesso presidente del Consiglio non risparmia battute sferzanti che possono a volte far male a quanti sono in disaccordo con le sue scelte politiche. Ma stavolta s’è passato il segno. Accusare l’avversario di disonestà, di voler schiavizzare i lavoratori, di essere insomma un "nemico del popolo" è un vecchio arnese del settarismo nostrano che negli scorsi decenni ha prodotto non solo feroci e sterili contrapposizioni, ma anche lutti e una stagione di terrore. In un tempo di demagogie sfacciate e mediocri, da un leader sindacale erede di una storia di democratica responsabilità ci aspettiamo molto di meglio.