Opinioni

L’acqua sporca e il bambino. Sbloccacantieri e «minimo ribasso»

Leonardo Becchetti giovedì 6 giugno 2019

Con il Decreto Sbloccacantieri che interviene su una questione cruciale per il nostro Paese – il blocco dei cantieri e le lungaggini eccessive nella realizzazione delle opere pubbliche – dobbiamo fare massima attenzione a non gettare il bambino con l’acqua sporca.

In tutto il mondo civile si capisce ormai da tempo che le amministrazioni pubbliche quando scelgono un vincitore di un appalto per una fornitura di beni o servizi stanno "votando col portafoglio". E siccome il loro fine "statutario", affidato dal "mandato fiduciario" ricevuto dagli elettori, è quello di tutelare la salute, promuovere la dignità del lavoro e salvaguardare l’ambiente per evitare i rischi ecologici, le amministrazioni stanno da tempo muovendo dalla regola dell’asta al massimo ribasso (vince chi offre il prezzo più basso non-importa-come) a quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa (vince chi offre il prezzo più conveniente dopo aver salvaguardato criteri minimi di sostenibilità ambientale e sociale).

Usare il criterio del massimo ribasso sembra a prima vista conveniente e "furbo" in una società fondata sull’idolatria del prezzo minimo. Facciamo infatti più fatica a capire le insidie dissimulate dietro un prezzo minimo, come ad esempio "sottocosti" che nascondono "sottosalari" o serie carenze di qualità (attrezzature mediche per gli ospedali acquistate al massimo ribasso, per esempio, possono costare meno perché i materiali sono appunto più scadenti e non riescono ad identificare metastasi tumorali).

Dietro un prezzo minimo possono nascondersi le peggiori nefandezze se non andiamo a controllare e garantire standard minimi di qualità del prodotto, di sostenibilità sociale e ambientale della filiera. Oltre che superare la logica del massimo ribasso bisognerebbe in realtà fare un ulteriore passo in avanti verso la responsabilità fiscale. Pensate al masochismo di un’amministrazione che fa vincere un’azienda che offre un prezzo più vantaggioso perché più abile a eludere il fisco e dunque a sottrarre risorse di cui l’amministrazione ha bisogno per fornire servizi decenti ai cittadini.

Premiare quell’azienda vuol dire incentivare le altre a fare lo stesso. Per questo motivo, almeno da quanto traspare relativamente all’accordo di governo, è importante che nello Sbloccacantieri il superamento del criterio unico del prezzo al massimo ribasso non sia messo in discussione. È inoltre fondamentale capire se le proposte di modifica siano effettivamente in grado di curare il male principale, quello dell’eccessivo rallentamento o blocco delle opere pubbliche. Il problema dello sblocco delle procedure è un problema molto serio. Lo spread più pronunciato nel nostro Paese non è quello sugli interessi del debito, ma sui tempi della giustizia civile.

La proliferazione di controllori e controlli, la mancanza di incentivi per i funzionari pubblici a privilegiare la sostanza e i risultati invece che solamente la correttezza formale della procedura sono esempi di come i mondi del diritto e dell’economia in Italia non riescano a parlarsi compiutamente. Interessanti, da questo punto di vista, sono le proposte recentemente avanzate dal Forum Diseguaglianze Diversità: passare dalla correttezza formale alla valutazione per obiettivi finalizzata ai traguardi sostanziali che i progetti si propongono e di creare incentivi alla discrezionalità dei funzionari in condizioni d’incertezza con meccanismi proposti fondati su un’interazione virtuosa ex ante tra certificatore della procedura e amministratore.

Ciò di cui in sostanza abbiamo bisogno è una strategia che non getti il bambino con l’acqua sporca e non confonda il necessario snellimento delle procedure con il ritorno al criterio primitivo e 'socialmente dannoso' dell’asta al massimo ribasso. È importante che le forze politiche al governo abbiano la lungimiranza di capire la differenza e di agire di conseguenza.