Opinioni

Il direttore risponde. La storia di DrOne, cioè la nostra Oltre la notte dell'umano sciupio

Marco Tarquinio venerdì 3 aprile 2015
Caro direttore, la crisi ha ferito gravemente la sanità. I tagli ai finanziamenti e il blocco delle assunzioni stanno costringendo i sanitari a un sovraccarico ormai insopportabile. Negli Ospedali low cost i pochi medici e infermieri rimasti non solo fanno più turni di notte, ma in molte realtà non possono “smontare” dalla guardia, in barba a leggi ben precise in materia. Ora sembra che questo fenomeno di stupidità umana possa trovar rimedio nell’intelligenza artificiale. Partirà infatti dal S.Orsola di Bologna il “DrONE”, l’ambizioso progetto messo a punto dalla “Robocare” di Palo Alto. Si tratta del primo medico robotico a entrare nella sperimentazione clinica. Il DrONE avrà sembianze antropomorfe e sarà in grado di fare quasi tutto quello che fa un medico di guardia: rispondere al telefono, refertare elettrocardiogrammi, interpretare esami di laboratorio e, cosa molto importante, ascoltare i malati. Il tutto senza colpi di sonno, malattie improvvise, romanticherie notturne, depressione, assunzione di alcoolici o altre sostanze. È già dotato di una ricca varietà di risposte empatiche, pratiche e ironiche. Pur non avendo fatto il giuramento di Ippocrate, il DrONE risponde alle tre leggi della robotica stabilite da Isaac Asimov, la prima delle quali «Un DrONE non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno» è straordinariamente simile al precetto fondamentale del medico, “primum non nocere”. Inizialmente il DrONE entrerà in servizio di notte, per diversi motivi. (Le guardie notturne si ripercuotono sull’attività diurna in modo drammatico: se i medici rispettassero lo smonto come si dovrebbe, all’alba l’ospedale verrebbe svuotato di medici indispensabili; ma dal momento che questi stessi medici non rispettano lo smonto, i pazienti si vedono curati da uomini e donne poco lucidi ed esposti a errori fatali). Inoltre l’oscurità favorirà il mimetismo del DrONE con un vero medico, poiché il paziente non deve essere certo di venir assistito da un robot (la fiducia nel medico è essenziale per la guarigione). Tuttavia i malati firmeranno un consenso informato dove accettano di venire a contatto con dottori artificiali , pur non potendo riconoscerli. Potrà un’intelligenza artificiale sostituire l’inevitabile fallibilità umana? Come il recente disastro Germanwings ha dimostrato, un drone potrebbe essere più sicuro e controllabile di un pilota depresso (magari proprio a causa del superlavoro). Un pilota non è molto diverso da un medico che guida un reparto nel viaggio al termine della notte... Gabriele Bronzetti , Bologna Lei legge molto e con scelte di qualità, caro dottor Bronzetti. Mi fa piacere ritrovare la sua bella scrittura e la sua penetrante ironia unite alla consapevolezza del medico che sa di che cosa parla. Mi aveva proposto di usare questa lettera-racconto sul giornale del primo aprile, come «gioco serio» che per diversi motivi non sono riuscito a fare con lei e con gli altri amici lettori. Oggi, però, sì. E con convinzione. E non fuori tempo, perché è sempre tempo per un raffinato “pesce d’aprile” come il suo, in forma di micro-novella dal lieve sapore dickiano (Philip K. Dick proprio come Isaac Asimov è stato un geniale, visionario e, a volte, profetico autore di un genere che in Italia chiamiamo, quasi svalutandolo, “fantascienza”). Il suo artificiale collega “DrONE” è ben pensato e realisticamente tratteggiato come futuribile protagonista nelle corsie e in sala operaroria. E aiuta davvero a ri-vedere, ri-valutare e ri-pensare l’ancora prezioso e sempre più difficile oggi del mondo della salute. Una stagione rischiosa. Frutto soprattutto del tenaci sciupio di ricchezza umana e degli sprechi di risorse pubbliche che ci hanno precipitato in un’interminabile crisi, segnata da “tagli” e rigorosissime cure da cavallo che stremano i pazienti, e non guariscono i mali. Ma conseguenza, anche, di storiche (e spesso autolesionistiche) sottovalutazioni del grande “bene” rappresentato dal nostro sistema sanitario nazionale e da chi lo costituisce. Abbiamo bisogno di persone come lei, caro amico, negli ospedali italiani. Uomini e donne di scienza e coscienza sui quali contare che non hanno bisogno di "mimetizzarsi" nell’oscurità davanti a occhi preoccupati e speranzosi. Uomini e donne coi quali possiamo stringere e ristringere mille volte una decisiva alleanza “per la vita”. Oltre la notte, che cala sempre e però non dura. Possiamo fingere di non saperlo, di non crederlo. Ma in questo tempo di Pasqua è quasi impossibile...