Opinioni

Saggezza nelle scelte. La serietà in tre alternative nella partita per il Quirinale

Eugenio Mazzarella sabato 8 gennaio 2022

Siamo all’ultimo miglio per la scelta del prossimo Presidente della Repubblica. Solo qualche dissennato o una politica fuori di testa possono pensare di esporre il Paese a una scelta non largamente condivisa. Unica possibi-lità, per altro, di mantenere l’attuale largo consenso parlamentare e dare stabilità al 'governo della ripresa' fino alla naturale scadenza della legislatura. I motivi che impongono a tutti saggezza e generosità sono, nell’ordine: la pandemia ancora in corso e sempre più complicata da gestire, come si vede anche dalla tormentata seduta dell’ultimo Consiglio dei ministri; la gestione del Pnrr, da mettere in sicurezza sul che cosa fare e quando; lo sfilacciamento sempre più minaccioso del quadro politico dove non pochi ormai pensano, più che a chiudere con dignità e onore questa legislatura, su quanti scranni potranno contrare nella prossima (e questo a prescindere da quel che potranno farsene, visti i sondaggi che non si discostano molto dai compromessi numeri di oggi); lo stato di sofferenza sociale ed economica del Paese, ripiegato su sé stesso, che alla politica ormai per metà non volge neppure la speranza dell’utilità del proprio voto a mu- tare in meglio la sua situazione.

Questo è quanto. Quindi il primo punto è sgombrare il tavolo del Quirinale da argomenti e mosse che spingano a far chiudere la legislatura anzitempo, e a ridare ruolo pieno alla politica mettendo fine alla supplenza 'tecnica' del governo Draghi. Cosa giusta in linea di principio, considerati alcuni degli attori in gioco, ma che al massimo darebbe il risultato che chi può si farebbe liste elettorali a propria immagine e somiglianza. Sul primo punto è il minimo sindacale sul piano dell’etica politica, nelle condizioni date, che la legislatura compia il suo dovere fino in fondo, cosa che nonostante tutto – e placati gli animi – gli storici futuri riconosceranno che in una condizione terribile è stato bene o male fatto, sotto la sapiente guida istituzionale del presidente Mattarella, sia dal governo Conte II sia dal governo Draghi.

È tempo che l’Italia si abitui a pensare che, per rivendicare quel che di buono si è fatto, non sia necessario sminuire meschinamente quello che hanno fatto gli altri. Anche questo è il minimo sindacale per un Paese e una politica che devono abituarsi a pensare che chiunque sia il capitano, la barca è comune e alla fine conta quella. Sul secondo punto, non saranno le urne anticipate a ridare credibilità alla politica, anzi confermerebbero la necessità di supplire in qualche modo alle sue carenze. Un approccio del tutto fuorviante, che porterebbe partiti e Paese fuori strada.

Non saranno questi giochi che ridaranno smalto alla politica, ma solo la gestione nell’interesse nazionale della situazione. Il che significa che i partiti recupereranno credibilità solo ad elezioni alla naturale scadenza della legislatura, se sapranno arrivarci con un Paese non stremato dal Covid e dalla confusione politica e con un’offerta politico- programmatica all’altezza della situazione. Tutto il resto è pura illusione, o piccoli cinismi di bottega. Alla luce di queste considerazioni, al tavolo della serietà che serve per il Quirinale possono essere vagliate solo tre alternative.

La prima, che Draghi e Mattarella restino dove sono. La seconda che se al Quirinale sale Draghi sia un politico (per un problema di forma e di sostanza istituzionale) a reggere Palazzo Chigi. Sensatezza vorrebbe che in questo caso si scegliesse tra Di Maio, Giorgetti e Franceschini, cioè i capidelegazione al governo delle maggiori forze che hanno già un rapporto rodato tra di loro. La terza che, se Draghi resta a Palazzo Chigi, al Quirinale vada una personalità di esperienza istituzionale di rilievo che assicuri da un lato una navigazione certa al 'governo della ripresa', e dall’altro quell’interlocuzione internazionale ai massimi livelli che nell’ultimo quindicennio con Napolitano e Mattarella è stata assicurata all’Italia. Insomma, quieta non movere et mota quietare. Tutto il resto sarebbe imprudente velleità.