Opinioni

La sana indignazione di un settantenne contro l'eutanasia (e le cancellazioni)

Marco Tarquinio martedì 7 dicembre 2021

Gentile direttore,
giovedì 2 dicembre, nella trasmissione 'Fuori Tg' su Rai3, ho seguìto e ascoltato il dibattito sul «suicidio assistito» e «omicidio del consenziente». È un dibattito che deve essere portato a conoscenza dei cittadini in modo sincero, onesto e pieno di verità. La Vita è un dono e va preservata: si afferma che se una persona soffre terribilmente e non può più guarire deve poter chiedere la morte assistita, ma se è ridotto in uno stato così grave può essere davvero cosciente? Mentre ascoltavo i diversi pareri suoi, direttore Tarquinio, di Marco Cappato e di Giovanni Maria Flick, mi sono venuti in mente i campi di concentramento, dove la persona umana era ridotta a un numero e fin che andava, bene, poi, dopo aver sofferto freddo e maltrattamenti, veniva assassinata e messa nel forno! Sto per compiere 71 (settantuno) anni, non sono più in grado di fare i lavori che facevo vent’anni fa, e mi rendo conto di diventare sempre meno autosufficiente. In una società dove ci si scrollano di dosso i vecchi, mi potranno mettere in qualche Residenza per anziani di terz’ordine: anticamera del menefreghismo sociale verso la persona umana. Se non ci sono la Fede, la Carità e la Speranza la società è già finita. La solidarietà è morta. Mi è piaciuta molto la sua risposta al signor Cappato, che non la chiamava per nome ma la definiva solo come 'direttore del quotidiano dei Vescovi'. Non sono vescovo e leggo anch’io 'Avvenire', che ho la terza media e ho lavorato per cinquant’anni tra stalla e campagna, ma riesco ancora a informarmi e a pensare e, nonostante l’età, a dare un aiuto a chi ha bisogno. Le faccio tanti auguri di buon lavoro.

Marco Tenconi

E io a lei, caro signor Tenconi, auguro di continuare con questo forte spirito e bella speranza il suo cammino su questa terra sino a che Dio vorrà. Grazie della condivisione e dell’apprezzamento per il lavoro della nostra redazione e per l’amicizia appassionata con cui ha accompagnato anche quel mio intervento in tv, in una bella rubrica del Tg3. A Cappato ho detto che bisogna battersi tutti per cancellare il dolore, non le persone. E lui ha risposto cancellando anche il mio nome.