Opinioni

La bussola. La palla torna al Parlamento senza più alibi

Giovanni Grasso martedì 14 gennaio 2014
Nessuna sorpresa dalla Corte Costituzionale che ha depositato a tarda sera le motivazioni della sentenza con cui ha cancellato gli aspetti incostituzionali del Porcellum. Nessuna intrusione nel campo della politica, alla quale resta demandato il compito di disegnare un nuovo sistema elettorale adatto al nostro Paese e rispettoso dei principi della Costituzione. I giudici, in sostanza, non entrano nel merito del dibattito su ritorno al Mattarellum, sistema spagnolo o doppio turno di coalizione (tanto per stare alle ormai famose proposte di Matteo Renzi). Ribadiscono il perché hanno cassato l’iperbolico premio di maggioranza senza soglia e il listone di candidati. E si preoccupano di rendere immediatamente applicabile, in caso di elezioni a breve, la legge elettorale.La parola, dunque, è di nuovo al Parlamento e ai partiti. Che potranno esercitare tutto il loro potere creativo e tutta la loro capacità propositiva, nei limiti che la Consulta ha loro assegnato. Nel prossimo sistema elettorale non dovrà esserci più l’abnorme premio che poteva trasformare una minoranza in una grande maggioranza, né il partitocratico listone di candidati decisi dall’alto.Nelle pagine delle motivazioni non c’è, come qualcuno sperava o paventava, la bocciatura dei sistemi plurinominali (tipo modello spagnolo) purché la lista dei candidati sia breve e non sterminata. Cadono dunque tutti gli alibi per l’intera classe politica, che dovranno pensare responsabilmente al Paese e smettere di utilizzare la riforma elettorale – una delle leggi più importanti per una democrazia, perché decidono del rapporto tra eletti ed elettori – per interessi di bottega o di piccolo cabotaggio.La Consulta ha autorevolmente parlato. Lo spettro di un mancato accordo tra i partiti è quello di tornare a votare con una legge largamente proporzionale che renderebbe, in un contesto frammentato come quello italiano, praticamente eterno il ricorso alle larghe intese e alle pratiche trasformistiche del recente passato.