Opinioni

Il sacrificio di Falcone e Borselino non fu vano. La mafia si può vincere. L’impossibile si avvera

Antonio Maria Mira domenica 24 maggio 2009
Già, aveva proprio ragione Giovanni Falcone. «La mafia – diceva – è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà anche una fine». Un messaggio di ardimentosa speranza che in questi anni sembra cominciare a realizzarsi. Malgrado la sua morte e quella dell’amico Paolo Borsellino. Anzi, è triste dirlo, proprio grazie alla loro drammatica morte. Due uomini, due bravi magistrati, due servitori dello Stato. Ma soprattutto due credibili nemici di Cosa nostra e dei suoi alleati, più o meno occulti.Le parole del presidente Napolitano ieri a Palermo per ricordare la strage di Capaci lo sottolineano con forza. «Mai come in queste occasioni e davanti a queste memorie sentiamo di essere una nazione e una nazione unita». Ma attenzione, e prendiamo ancora in prestito le parole di Falcone, «la mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società». Non, dunque, mafia come antistato, ma spesso perfettamente integrata in esso o in parte di esso. Troppe zone grigie quando servirebbero solo dei netti 'bianco' e nero. Ecco dunque che l’appello del capo dello Stato sembra proprio evocare l’analisi del magistrato quando sottolinea come quello che conta nella lotta alla mafia è «la crescita della coscienza critica e della fiducia nello Stato di diritto», che costituisce un vero e proprio 'capitale sociale'. Ma che, avverte Napolitano, «può rafforzarsi solo in un clima di rispetto, in ogni circostanza, degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati a osservarli». Parole chiarissime, di grande attualità e non solo in tema di mafia. Unite al richiamo rivolto alla «qualità della politica», al «prestigio delle istituzioni democratiche», all’«efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni». Ma anche alla mobilitazione collettiva delle «migliori energie della società civile». Napolitano cita, e ringrazia, le associazioni antimafia, antiracket e antiusura, gli imprenditori che «hanno alzato e stanno alzando la testa», le «scelte nette e coraggiose» di Confindustria siciliana sostenuta da quella nazionale (ed era significativa ieri la presenza al suo fianco della presidente Emma Marcegaglia). Davvero si comincia a sentire, come sperava Borsellino, quel «fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Due anni fa, proprio Napolitano ricordò di aver ricevuto un appello, firmato da 10mila persone, che gli chiedevano di far tenere aperta l’inchiesta sull’uccisione di Mauro Rostagno. E lui assicurò il suo interessamento. Ieri gli arresti per mandanti ed esecutori mafiosi di quel misterioso delitto di 21 anni fa. Frutto di un lavoro alla Falcone, indagine vecchia maniera ma anche moderne tecnologie, impegno e «soprattutto tanta passione», come ha sottolineato il principale autore, il giovane e bravo capo della Squadra Mobile di Trapani, Giuseppe Linares, vita blindata e forte senso civico. Davvero, e chiudiamo ancora con Falcone, «gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini». Diamo forza a queste gambe, mezzi ed efficaci strumenti legislativi a chi indaga, benzina alle loro auto, fiducia nel loro lavoro. Con meno polemiche urlate e più solidale silenzio. Con fiducia e rispetto. Perchè la solitudine, l’isolamento, la critica gratuita sono un regalo alle mafie. «Insieme si può», hanno scritto su un muro gli operai della Calcestruzzi Ericina Libera, l’impresa confiscata a Vincenzo Virga, il boss trapanese mandante dell’omicidio Rostagno. È proprio vero. Insieme con azioni concrete e sincere. Solo così non tradiremo la memoria, l’impegno, la fatica, il sacrificio di chi ha gettato i semi di legalità permettendo a noi di raccoglierne i frutti. Non tradiremo Falcone e Borsellino e i tanti che oggi, con le loro gambe, ne portano avanti concretamente le idee.