Opinioni

Il direttore risponde. La lunga seconda nascita di Moira e le ragioni della speranza

Marco Tarquinio lunedì 13 gennaio 2014
Caro direttore,
questo Natale ha rappresentato per la nostra famiglia un periodo di grazia. Nostra figlia Moira, da 14 anni in stato vegetativo a seguito di un embolo amniotico scatenatosi proprio al momento del parto della nostra nipotina Asia deceduta poco dopo aver visto la luce, ci ha fatto sentire quanto ci ama. So che qualcuno non ci crederà: le persone in stato vegetativo, ci dirà, non comunicano e non si esprimono. E invece la realtà è completamente diversa. Nei giorni delle feste di Natale abbiamo coricato Moira con noi nel lettone per il sonnellino del pomeriggio. Era la prima volta che lo facevamo. E qui è avvenuto un fatto straordinario: Moira ha iniziato a canticchiare, a sorriderci, i suoi occhi brillavano di gioia e dalla sua bocca usciva la parola, anche se non ben distinta, "mamma, mamma". Noi eravamo esterrefatti e ci siamo messi a piangere. In tutti questi anni – la notte del 12 gennaio ricorre proprio il quattordicesimo anniversario di "quel giorno" in cui in pochi istanti ci siamo trovati con nostra figlia in coma e la nipotina morta – in tutti questi anni, dicevamo, non l’avevamo mai vista così sorridente. E soprattutto ci diceva con i suoi occhi e con l’espressione serena del suo viso che ci voleva bene. Quel pomeriggio nessuno di noi ha dormito. Eravamo felici. Mai avremmo immaginato che il lettone fosse così "magico", "miracoloso". In quel momento, crediamo, lei sentiva più che mai che l’amore ci unisce, fa sì che lei sia parte di noi. Ha cominciato a stringerci le mani e non ce le lasciava più. Ovviamente abbiamo ripetuto nei giorni a seguire questo gesto. E sempre la sua reazione è stata la medesima. Adesso ci dicono che, forse, è vicino il giorno in cui Moira uscirà dal suo stato, ma non ci vogliamo pensare. Le gioie che ci dà sono già tantissime e viviamo ogni giorno intensamente, ringraziando il Signore. Lo staff medico de "La Nostra Famiglia" di Bosisio Parini (Lc) ci ha confermato che Moira non è più in stato vegetativo, ma nella fase di minima coscienza. Per noi è una grande gioia, che ci ripaga di tanti sacrifici, di tante incomprensioni, di tanta solitudine: Moira doveva morire, secondo alcuni medici, pochi mesi dopo quel 12 gennaio. E invece è ancora qui con noi, serena. I problemi non mancano, ovviamente. Ma lei è la nostra forza che ci sorregge nonostante gli anni che avanzano. Abbiamo voluto condividere con lei, direttore, questa esperienza straordinaria, perché proprio lei ha accolto diverse volte sulle pagine di "Avvenire" la storia di Moira e ha curato la prefazione del libro "Il sorriso di Moira" scritto da Enrico Viganò. Grazie dell’ospitalità e grazie ad "Avvenire" che è «la voce di chi non ha voce».
Faustino e Giovanna Quaresmini, Nova Milanese (Mi)
Conosco bene, cari amici, la vostra forza e la vostra fatica, so quanto amore vi sostiene nel quotidiano stare accanto a una figlia che sembrava perduta e che avete saputo accogliere e riaccogliere, con rispetto e umiltà, giorno dopo giorno, in una lunga seconda nascita. E oggi ritrovo la pienezza di quell’amore, di quella forza e di quella fatica nella luce davvero natalizia del racconto così intimo che mi consegnate. Mi emoziona poter condividere con i miei colleghi, con gli amici che vi stanno accanto e con tutti i nostri lettori la bellissima notizia riguardante Moira: la sua stretta di mano, il suo sorriso, la sua voce che ricomincia proprio da quel nome, “mamma”. Oggi sono passati esattamente 14 anni, cari Giovanna e Faustino, dalla notte di gennaio in cui una gioia immensa – la maternità di vostra figlia e l’arrivo di una nipotina – si trasformò nel dolore più rovente. Di lì a poco anche noi di “Avvenire” abbiamo cominciato ad accompagnarvi con ammirazione e affetto crescenti nel cammino vigoroso e duro che avete intrapreso assieme a Moira confidando in Dio e nella scienza amica dell’uomo, dando ragioni alla speranza e dando ragione della vostra speranza. Sono io, siamo noi, a dire grazie a madre, padre e figlia. Un abbraccio forte e pieno di gioia.