Opinioni

Botta e risposta. Italpesca del tonno rosso, la fatica di fissare regole stabili

Pietro Saccò martedì 18 giugno 2019

Gentile direttore, scrivo a proposito dell’articolo di Pietro Saccò intitolato “Quel pasticcio brutto delle tonnare che colpisce la Sicilia” uscito oggi, domenica 16 giugno, su Avvenire. La mia non vuole essere né una polemica né una replica, ma credo sia doveroso che forniate ai vostri lettori alcuni elementi di valutazione, che a mio avviso contribuiscono al formarsi di una idea corretta sul tema del riparto delle quote di tonno rosso in Italia. Vado subito al punto: nell’articolo si parla del decreto direttoriale del 17 aprile scorso come quello che avrebbe convinto l’imprenditore Castiglione a riaprire la tonnara. Ebbene: se fosse stato in vigore quel decreto (che ho revocato), Favignana oggi si troverebbe con due tonnellate di pescato, senza attribuzione della quota fissa e stabile di 14 tonnel-late, senza possibilità di trasferirla per monetizzare (come sta facendo!), senza alcuna certezza per il futuro. Per una falsa rappresentazione della realtà mi pare sufficiente... L’imprenditore Castiglione ha fatto investimenti importanti, non ne dubito: ma con il sistema della quota indivisa, superato dal decreto a mia firma del 16 maggio, a fine campagna di pesca, si sarebbe trovato in mano il quantitativo che è riuscito a pescare in questi mesi: come ho detto, 2 tonnellate.

Per di più senza possibilità di acquistare o trasferire quote. Cioè di commercializzarle. In Europa, il sistema della quota individuale, ripartita tra i sistemi e all’interno di essi tra i singoli imprenditori, è condiviso: lo applicano Francia, Spagna e Portogallo. Ora ci siamo adeguati anche noi, con i decreti del 16 e 30 maggio: e in questo modo potremo garantire la stabilità del settore, che è uno degli scopi della politica comune. Accade questo evidentemente perché la tonnara di Favignana non è ancora strutturata per pescare grandi quantitativi di tonno: le 14 tonnellate che le sono state assegnate sono di molto superiori a ciò che ha pescato e che, allo stato, potrebbe pescare. In pratica: al contrario di ciò che si afferma, si è dato un sostegno finanziario per consentire a Favignana di ripartire, sebbene la quota non corrisponda alla sua capacità di pesca. La quota indivisa od “olimpica” precedentemente in vigore l’avrebbe lasciata quasi a zero.
Se oggi si applicasse il tanto lodato decreto di aprile, Castiglione avrebbe le sue 2 tonnellate pescate e non potrebbe vendere – come ha chiesto di fare – a un imprenditore catanese le rimanenti 12. Mi chiedo però: perché invece di venderle, non le pesca? Perché non utilizza la sua quota secondo lo scopo della normativa europea e nazionale e invece la trasferisce, con tutte le conseguenze sui lavoratori della zona? Sia ben chiaro che lo Stato non elargisce denaro, ma attribuisce quantitativi per un’attività primaria, la pesca. Se Favignana non pesca (e non ha pescato) non può scaricare sullo Stato l’inefficienza della tonnara. Pensi piuttosto al fatto che dal prossimo anno partirà da 14 e non da 0 o da 2, e migliori le tecniche di pesca, magari attraverso scambi di competenze con le altre tonnare. Cordialità.

Franco Manzato Sottosegretario alle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo


Gentile sottosegretario, volentieri offro qualche elemento in più rispetto alla questione delle tonnare italiane affrontata nell’articolo pubblicato il 16 di giugno. Come avrà visto, le critiche al suo decreto del 30 maggio che abbiamo raccolto in quel nostro approfondimento riguardano innanzitutto il metodo: fissare le regole sulle assegnazioni delle quote a marzo e cambiarle dopo un mese e mezzo, quando le reti sono già in acqua e le imprese hanno fatto i loro investimenti, è oggettivamente un modo discutibile di esercitare il potere regolatorio. Lei ora entra nel merito del provvedimento. Da osservatore neutrale mi sembra che sia ingiusto incolpare la tonnara di Favignana di avere pescato solo 2 tonnellate di tonno rosso, dal momento che le reti sono state ritirate dopo appena dieci giorni.
Prima di
tutto perché, come lei sa meglio di me, i tonni si muovono in branchi e una tonnara può anche catturare diverse decine di tonnellate in un giorno solo. E poi perché quelle 2 tonnellate non sono un risultato molto diverso da quello di altre due delle cinque tonnare autorizzate: se a Isola Piana e Capo Altano, tonnare che hanno potuto organizzarsi prima in quanto attive da anni, a maggio avevano già pescato più di 150 di tonnellate a testa, a Cala Vinagra la pesca era di 3,5 tonnellate e a Porto Paglia a zero. Favignana era partita con la possibilità di pescare fino a 84 tonnellate e la ragionevole speranza di ottenerne almeno la metà, ma a fine maggio si è vista ridurre il massimo pescabile a sole 14 tonnellate, quota considerata insufficiente per la sostenibilità economica della struttura. Che il cambio in corsa delle regole sia stata una misura in favore del sistema degli impianti della Sardegna, infine, non lo pensiamo noi e non lo affermano esponenti della politica siciliana ,ma lo dichiara anche Pier Paolo Greco, rappresentante del Consorzio delle tonnare sarde, come riportato nel nostro articolo. Il suo impegno a costruire un quadro regolatorio stabile per questo settore piccolo ma prezioso per i territori coinvolti è meritorio, gentile e onorevole sottosegretario, possiamo solo augurarci che le prossime iniziative normative in questo senso siano meglio calibrate, per evitare il rischio di effetti collaterali negativi. Ricambio, anche a nome del direttore, il suo cordiale saluto.