Opinioni

Il direttore risponde. «Io difendo il bel libro di Leo Lionni» Giusto, ecco i frutti dell'ideologismo

Marco Tarquinio giovedì 9 luglio 2015
Caro direttore,sono un’insegnante di scuola dell’infanzia, cristiana cattolica, lavoro nella scuola statale da quasi dieci anni. Sabato 20 giugno ero in Piazza San Giovanni a manifestare contro l’entrata (presunta o meno) dell’ideologia gender nella scuola. Dico questo per far capire da parte sto, prima di affidare ad “Avvenire”, quotidiano che leggo assiduamente, le mie perplessità sulla decisione del sindaco di Venezia di vietare l’entrata di alcuni libri che favoriscono l’introduzione della teoria gender. Nel leggere quella lista sui blog delle principali case editrici di libri per bambini e riviste specializzate; ritrovo, in effetti, i titoli che circolano attualmente con un intento mirato come “Perché ho due mamme” e l’equivalente “Perché ho due papà” ecc. Scorrendo la lista, noto che è stato segnalato anche il libro di Leo Lionni Piccolo blu e piccolo giallo.Trovo, caro direttore, che questo sia un errore. E grave. Quel libro rappresenta un unicum rivoluzionario nel suo genere. È un albo illustrato, muto, che con la sola potenza delle immagini di macchie di colore parla di amicizia, di incontro, senza alcun doppio fine. Il libro è stato scritto da un autore, che non ha mai dichiarato nulla a favore di una qualche teoria “gender”, per giunta in tempi non sospetti. Milioni di bambini sono cresciuti leggendolo e credo che non dipenda da quello il formarsi di un loro pensiero critico in merito a omosessualità, genere, ecc. I bambini vedono due macchie di colore che si incontrano e danno vita a un miracolo che è in natura. Non mi è mai successo di farlo osservare, e che subito un bambino non sia corso a sperimentare che blu e giallo insieme formano il verde. È quasi ovvio che oggi qualcuno possa proporre interpretazioni subdole di questo bel libro, ma lo è altrettanto per molti altri libri, che potrebbero subire lo stesso destino. Il mio umile invito è dunque quello che il sindaco Brugnaro faccia rivedere la lista, togliendo quelli che sono capolavori di maestria, perché il loro valore non sia confuso alla melma che si vorrebbe proporre oggi ai nostri figli. E che, per fortuna, è ora sotto gli occhi di molti.Annalisa CiuffardiRiccò del Golfo (Sp)Il direttore Marco Tarquinio risponde:La sua lettera, cara maestra, è molto bella. Lo è per tono e intenzione, oltre che per il contenuto. E io gliene sono grato. Come sa, sulle pagine di “Avvenire” a suo tempo abbiamo dato conto delle pesanti e molto ideologiche iniziative – chiamiamole per brevità “filo-gender” e all’insegna della sconclusionata logica del “genitore 1” e “genitore 2” – che erano state assunte a Venezia su impulso di una esponente della precedente maggioranza di centrosinistra. Allora, sulle nostre pagine, la denuncia di forzature e ingiustizie aveva fatto eco a voci dal basso di genitori e insegnanti e si era intrecciata con lo sforzo di costruire un dialogo vero con le istituzioni locali e con altri interlocutori. Purtroppo senza risultati apprezzabili, visto e considerato che, infine, era prevalsa una linea di triste acquiescenza al dirigismo di una donna politica decisa a infischiarsene del parere e del disagio di tante famiglie per una impostazione educativa inaccettabile.Qualche giorno fa, più sobriamente, abbiamo invece dato conto dello stop dato a quell’iniziativa per decisione del nuovo sindaco della città lagunare, Luigi Brugnaro, uomo fuori dai partiti e oggi alla guida di una maggioranza di centrodestra. Un’iniziativa seria, anche se non perfetta come dimostra il caso di Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni. Quel libro, sono d’accordo con lei, è un piccolo grande capolavoro, uno strumento prezioso per far comprendere la forza e la bellezza dell’incontro e – come lei scrive cara signora Ciuffardi – la capacità generativa dell’unione tra differenti (differenti, non identici) che condividono la stessa natura.Detto questo, però, constato che il neoeletto primo cittadino veneziano non ha affatto stilato una lista di “libri proibiti”, ma ha semplicemente fermato una macchina dell’indottrinamento costruita ad arte, e lo ha fatto azzerando una situazione voluta e attuata di forza da un pezzo della vecchia e naufragata amministrazione cittadina. Mi colpisce molto la “democratica” protesta di opinionisti che invece non avevano alzato neanche il sopracciglio di fronte alle imposizioni “genderiste” precedenti. E mi colpisce altrettanto che ora vogliano promuovere alla dignità di capolavori imprescindibili tutti i titoli di quella selezionatissima mini-biblioteca ad hoc. No, non sono tutti capolavori e in qualche caso neanche di libri che personalmente considero buoni, cioè onesti e utili. Ma questo – ovviamente – è un libero giudizio sul contenuto di un’opera, che nessuno mi può impedire, così come esso non mette minimamente in questione la libertà di chi scrive, pubblica, compra e legge un libro. Nessun libro è mai un problema in sé, neanche il libro più a tesi che si possa immaginare. L’uso che se ne fa, però, può ben essere un problema. Insomma, credo che il libro di Lionni non possa essere male usato da persone in buona fede. Ma altri libri lo possono. E nel caso veneziano è stato obiettivamente fatto un uso sbagliato e distruttivo di certi testi, perché l’operazione era stata congegnata non per mettere a disposizioni dei bambini e delle loro famiglie libere letture, ma con l’obiettivo dichiarato di abbattere nei piccoli gli “stereotipi di genere maschili-femminili” e per affermarne di nuovi.Dunque, cara maestra, viva Lionni, e abbasso i diktat. E grazie al sindaco Brugnaro, che dopo aver fatto punto e a capo potrà valutare e far valutare con serenità il pessimo lascito ricevuto. E potrà decidere che almeno Piccolo blu e piccolo giallo può tranquillamente tornare a disposizione di insegnanti e bimbi. Chi straparla di libertà offesa e porta la responsabilità di aver creato il caso per ideologismo, strumentalizzando libri e bambini e ignorando madri e padri, dovrebbe invece decidersi riflettere. Proprio come quelli che, su altri fronti, appiccicano etichette "gender" per sentito dire. Servono occhi aperti, e sgombri.