Opinioni

Un'altra faccia della politica. Ci siamo pure noi peones (e sappiamo il perché)

Elena Centemero, Deputato del Pdl martedì 20 agosto 2013
Gentile direttore,quattro mesi fa ci è stata offerta un’occasione: mettere da parte vent’anni di ostilità e di astiosa contrapposizione politica, fare un salto qualitativo nei rapporti tra le parti politiche così come tra le istituzioni e i cittadini, riavvicinarci tutti insieme alla gente e non solo al proprio elettorato. Siamo stati chiamati a ricercare l’unità, guardando oltre gli odi che ci hanno precluso a lungo il reciproco riconoscimento. La domanda, che ci ha sempre accompagnati in questi mesi e ancor più ora, è: sapremo farlo? Sapremo superare le nostre aspirazioni personali e i nostri rancori? Questa è la "politica del servizio" che i cittadini si aspettano, ma noi che cosa ci aspettiamo? Spero di riuscire a esprimere il sentimento di quella "maggioranza silenziosa" di uomini e donne della politica che esiste e lavora in Parlamento e sul territorio. Il sentimento di tutti coloro che, non aspirando alla prima fila, si impegnano insieme, nelle retrovie, per superare quelle contrapposizioni che, a livello più alto, sono difficili da attenuare nel timore di appannare le "differenze" e, di conseguenza, di perdere consenso presso i propri elettori di riferimento. Comunemente veniamo chiamati "peones", siamo quelli che in Commissione sostituiscono i big, quelli che lavorano in Parlamento per tessere, nel loro piccolo, quei piccoli accordi che poi diventano grandi: dagli ordini del giorno alle mozioni comuni, dalle proposte di legge agli emendamenti condivisi. Anche tra noi ci sono differenze, è chiaro. Ma, probabilmente perché pressati da minore stress mediatico e da inferiori aspettative di pubblico consenso, abbiamo forse capito prima e più di altri che un modus vivendi utile al Paese e alle sue Istituzioni va cercato e trovato. So di essere portatrice di una visione e di un modo di fare politica che non fa notizia né spettacolo e che, molto spesso, viene confuso con la falsa retorica. Ma è una visione che esiste, uno stile che resiste, un modo che trova applicazione quotidiana da parte dei tanti che vogliono fare qualcosa di buono per i propri concittadini. Da quasi 10 anni, fin da quando insegnavo, dedico la prima settimana di agosto al servizio degli ammalati a Lourdes. Quest’anno ho rinunciato al mio pellegrinaggio perché in quegli stessi giorni sono stata chiamata a un altro servizio in Parlamento, dove si discutevano provvedimenti importanti per il nostro Paese come il Decreto Fare e il Decreto Lavoro. Per questo mi permetto di scriverle, perché voglio dare la mia piccola testimonianza in un mondo, quello della politica e della sua proiezione mediatica, che sembra aver perso il senso del nostro operare e del nostro agire: servire il Paese.