Opinioni

I dati dell'Iss sui tumori in «Terra dei fuochi». L'incubo confermato, la colpa di chi nega

Maurizio Patriciello lunedì 7 luglio 2014
La gente semplice lo aveva capito bene. Lo aveva intuito da sempre: nelle province di Napoli e Caserta ci si ammala e muore di cancro più che altrove. Ne aveva parlato con i medici curanti e con i parroci, anch’essi preoccupati per il disastro in atto. La Chiesa campana ha raccolto il pianto dei suoi figli ed è scesa in campo. Dati scientifici, però, non ce n’erano, dunque, non si poteva affermare o negare con certezza. Intanto i roghi tossici continuavano a bruciare; i rifiuti industriali continuavano a essere interrati. Il degrado avanzava tra la rassegnazione di alcuni e il cinismo di altri. Il vero problema, da tutti conosciuto, veniva semplicemente accantonato. E si continuava a parlare della "monnezza" della nonna, del pattume della casa... Il problema vero non conveniva affrontarlo. Un tasto da non toccare. Sarebbe saltato un sistema. E il popolo, già povero e bistrattato, avrebbe «rischiato di morire di fame». Paradossale. Perché una parte gigantesca del vero problema erano (e restano) gli scarti industriali di tutta quella merce che viene prodotta in tutta Italia in regime di evasione fiscale. Si lavora in nero, si evade il fisco, la si fa in barba alla finanza, si abbassano i prezzi, si "mantiene" il mercato... E naturalmente gli scarti, poi, vanno smaltiti altrettanto in nero.Che vuol dire? Che saranno bruciati o interrati. Il fetore e i fumi che ci tengono svegli la notte nella "terra dei fuochi" trovano in questi roghi la loro origine. Una maledizione. Un nemico subdolo dal quale è impossibile difendersi. Poi ci sono i rifiuti ospedalieri e quelli che provengano dal Nord; le lastre di eternit all’amianto e i copertoni delle auto. Dove mettere le mani? Da dove incominciare? La gente semplice comincia a lamentarsi. Chiede aiuto. Non recrimina. Non inveisce. Vede e piange. Ma sembra proprio che le istituzioni dormano. Scende in strada, la gente, una volta, due, tre... Poi, come gli ebrei in fuga dall’Egitto, che portano con sé le ossa di Giuseppe, la gente comincia a farsi accompagnare dalle foto dei propri cari morti di cancro.Non è stato facile. Hanno dovuto superare non poche difficoltà le "mamme delle cartoline". Ma sono state decise, perché un’idea la si può confutare, un fatto no. E quei volti cari che non avrebbero più accarezzato erano "fatti", dolorosissimi fatti e non opinioni. Volti di bambini e adolescenti, giovani genitori, amici di infanzia e colleghi di lavoro. Poco a poco se ne sono accorti i giornali e le televisioni di tutto il mondo. La "terra dei fuochi" è diventata tristemente famosa. Ma intanto la politica avanzava lentamente. Faceva un passo e si fermava. E passavano giorni e mesi, mentre la gente continuava ad ammalarsi e a morire. Venerdì scorso finalmente arriva la notizia tanto attesa: il riconoscimento che nelle province di Napoli e Caserta ci ammala e si muore di cancro più che in altri luoghi. Questa volta a dirlo non è un prete o un bravo giornalista di inchiesta. Non sono i vescovi campani, che pure hanno firmato ben due documenti nel giro di pochi mesi per denunciare il dramma. Non è nemmeno il giornale che abbiamo fra le mani e che per primo e più di tutti si è fatto carico di dare voce a un popolo maltrattato e ignorato. No, questa volta, la conferma ( che già si cerca di attenuare) viene nientemeno che dall’Istituto superiore di sanità.Soddisfatti per avere visto giusto? Macché! Fossimo stati smentiti, avremmo fatto salti di gioia. Avessimo preso un granchio, saremo ben lieti di chiedere scusa. La notizia, però, benché pessima, viene accolta con un sospiro di sollievo. Perché niente c’è di peggio, per chi subisce un danno, di sentirsi dire che, in fondo, la colpa è sua. Non c’è mortificazione più grande, davanti all’ennesimo morto di cancro, di sentirti dire che sei un «allarmista». Non c’è sofferenza più umiliante, per una mamma che dopo aver pianto un figlio si rende disponibile per aiutare gli altri, di essere tacciata di esibizionismo.Anche questo abbiamo sopportato, ma mai abbiamo ceduto allo scoraggiamento. La fede ci ricorda che «se il chicco di grano non muore, non porta frutto». Adesso nessuno più si permetta di negare. Il dramma c’è ed è grande. Ma fosse stata anche una sola persona ad aver dovuto pagare con la vita lo scempio procurato ad arte dal connubio tra camorra, industriali disonesti e politica corrotta o pavida già sarebbe insopportabile. Adesso cerchiamo di fare in fretta e di correre ai ripari. Di tempo già ne abbiamo perduto tanto. E se in questo nostro Paese un prefetto è stato rimosso per avere offeso (involontariamente) le mamme dei tossicodipendenti, sarebbe per noi importante assistere finalmente alla rimozione di chi (pur sapendo) per anni ha taciuto, dissimulato e negato, rendendo più lancinante un dramma dalla portata storica.