Opinioni

Legge anti-corruzione. Importante comunque

Giuseppe Anzani giovedì 1 novembre 2012
​Tutti d’accordo, appena qualche mosca bianca rimasta sul "no". La maggioranza con la quale è stata approvata la nuova legge anti-corruzione è così imponente che si stenta a credere, o a ricordare, quanto è stato burrascoso il cammino di questo provvedimento, messo in cantiere nel maggio 2010, approvato per tappe e modificato e riapprovato e cambiato e riscritto daccapo, nel suo andirivieni fra i due rami del Parlamento, e infine maxiemendato e condotto in porto a colpi di fiducia.Tutti d’accordo, adesso, tutti vogliosi di virtù, tutti stanchi d’un Paese che le classifiche mettono a pari di Ghana e Macedonia al sessantanovesimo posto, con un indice di «corruzione percepita» che è quasi il doppio rispetto alla media dei Paesi Ocse? La buone intenzioni grondano, nel testo definitivo, come se si prenotasse un bucato generale con nuovi prodigiosi candeggianti. Poi leggi e rileggi e ripensi alle attese della vigilia, e ti riprende un magone. Non pare proprio che si prometta – e richieda – di essere "santi subito"; solo un po’ meno gaglioffi.Lo schifo che ci prese 20 anni fa, quando fu scoperchiata la cloaca della moribonda Prima Repubblica e ci divenne familiare il quotidiano disgusto per la «corruzione ambientale» (dei partiti) impallidisce oggi di fronte allo squallore d’un costume disonesto che non ha più neppure l’alibi di un’ideale bandiera, per quanto insozzata, ma il bruto tornaconto personale. Resta follia l’antipolitica, che ci prende il cervello e ci toglie il voto. Ma alle strette, come tacere che ci si aspettava di più? Premevano alla vigilia parole gonfie di collera, nella gente stanca dei pubblici vizi. Per esempio, ci si aspettava qualcosa in tema di "voto di scambio", perché è un virus di sistema. E poi in tema di "autoriciclaggio", altro esempio purulento. E ancora il ritornello mai chiuso del falso in bilancio. E il tormentone della prescrizione, con la solita costellazione delle «situazioni pendenti» a contaminarla.Dicono che ci penseranno più in là. Che forse, mentre è ancora tempo di ministri tecnici, un ulteriore soprassalto di buona intenzione politica consentirà di completare l’opera. (E noi lo mettiamo in memoria, testardi e speranzosi). Qualcosa frattanto può cominciare a cambiare. La nuova legge è persino ambiziosa, sul piano preventivo. Una specie di sfida come non mai accaduto. Punta a vigilare d’anticipo, a bonificare i campi minati, a dissuadere dalle «occasioni prossime» della corruzione. E sembra un sogno la via ascetica tracciata per i pubblici funzionari, con lezioni di etica, quando la "montagna delle sette balze" potrebbe essere semplicemente la banale onestà richiesta dall’articolo 98 della Costituzione. Sul piano repressivo la legge agita più forte la sferza vecchia, elevando le pene (anche nei minimi); ma inventa, questo sì che è nuovo, il delitto del «traffico di influenza» (le cricche, i faccendieri, i maneggioni, le pratiche di "caldeggiamento", le ruote unte) e il castigo per gli amministratori infedeli "privati", che lucrano a danno delle aziende che guidano.Forse è ancora poco, ma è un segnale importante, al pari della delega al governo per levare di mezzo alcuni andazzi infelici del passato (arbitrati ecc.) e gli scandalosi rifugi politici alle fedine penali sporche.Funzionerà? Diventerà l’Italia un Paese più onesto? Noi siamo il Paese delle leggi, e le più belle leggi del mondo le abbiamo fatte noi, traversando i millenni. Se smettessimo di ingannarle, se avessimo un briciolo di coscienza, chissà.