Opinioni

Botta e risposta. Immagazzinare energia, nel futuro l'Italia potrà essere protagonista

Marco Girardo sabato 29 luglio 2017

Caro direttore,

lettore appassionato del nostro quotidiano e interessato alle tematiche sulle produzioni elettriche nei vari Paesi ho colto, nell’articolo di Pietro Saccò intitolato 'Lo storico sorpasso dell’elettricità sugli idrocarburi' ('Avvenire', domenica 16 luglio 2017), la portata del poderoso aumento di investimenti sulle reti elettriche con particolare focus sui dispositivi per immagazzinare l’energia (storage) inseriti in «una piattaforma per i dati e i servizi» che presumo, in quanto tali, strettamente connessi a una continuità di erogazione energetica. Il titolo dell’articolo narra, in breve, quello che si immagina un irreversibile e verde futuro energetico del Pianeta. A questo punto la mia curiosità mi porta a chiedere: chi sta facendo la parte più avanzata nella ricerca della tecnologia storage? L’Italia sta facendosi largo in un così futuribile mercato? Con brevetti tecnologici? Nel salutare tutti e ringraziare il suo collega Saccò per l’interessante aggiornamento mi dichiaro anche un po’ 'maniaco' sul tema… Nel mese di giugno dell’anno scorso scrissi ad 'Avvenire' sollevando proprio questo problema e ora Saccò dalle pagine di 'Avvenire' ha sollevato me con notizie così ricche e buone. Buon lavoro!

Eugenio Ginocchio Camogli (Ge)

Gentile signor Ginocchio,

grazie anzitutto per l’attenzione e l’apprezzamento che riserva ad 'Avvenire'. Le domande che lei pone, dopo la lettura dell’articolo del collega Pietro Saccò, sono di indubbio interesse. Provo pertanto a fornirle alcuni dati e piste di riflessione. In base allo 'Storage Energy Report 2016' (redatto dall’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano), il primo rapporto ad affrontare analiticamente il tema 'di frontiera' dei sistemi di accumulo di energia, il mercato nel nostro Paese è di fronte a un bivio: restare una nicchia, rivolta quasi esclusivamente ai clienti residenziali, oppure divenire un mercato organico al sistema di generazione dell’energia. L’Europa conta 45 GW di installazioni su 170 globali, e anche l’Italia, tra i primi 10 Paesi al mondo con 7 GW, non è certo nuova alle tecnologie dell’accumulo. Ma si tratta in larghissima parte di tecnologie di tipo meccanico, in particolare impianti di pompaggio idroelettrici. In base a un altro studio recente, in questo caso del Cnr, il parco fotovoltaico italiano dovrebbe crescere entro il 2050 di circa 16 volte, dagli attuali 19 GW a 300 GW, mentre quello eolico da 9 a 190 GW. Le simulazioni condotte nello studio indicano che 550 dei 730 miliardi di kWh complessivi andranno temporaneamente accumulati in modo da far fronte all’intermittenza della generazione solare ed eolica. Se in una prima fase, spiegano i ricercatori del Cnr, avrà un ruolo da protagonista lo storage elettrochimico in batterie al litio, nel medio termine gli analisti prevedono che si affermerà una tecnologia al momento ancora in fase sperimentale: i polisaccaridi generati mediante processi di fotosintesi artificiale. Il team del Cnr suggerisce che, grazie al basso costo e alla facile scalabilità, la tecnologia vincente fra le molte altre in fase di studio sarà quella in cui l’anidride carbonica è convertita in polisaccaridi che agiscono come veri e propri 'portatori' di idrogeno dall’elevatissima densità di energia. Il costo degli investimenti, circa 32 miliardi di euro all’anno, verrebbe sostenuto grazie al risparmio generato sull’acquisto dei combustibili. L’Italia potrebbe diventare quindi uno dei Paesi di punta del settore, anche grazie agli investimenti di due Gruppi come Enel e Terna.