Opinioni

Le immagini sacre offese in un manifesto "Lgbt" a Torino. Ma il vilipendio non è mai arte

Maurizio Patriciello mercoledì 3 settembre 2014
​«È arte non vilipendio». Ci sarebbe solo da chiedere a qualche “operatore culturale” a qualche militante di organizzazioni omosessuali e a qualche consigliere comunale torinese, che cosa mai sia arte e che cosa invece è vilipendio. Al di là delle visioni della vita, dell’impegno a favore o a danno degli altri; al di là delle convinzioni politiche e religiose... Se calpestare – come si vede nel manifesto che pubblicizza a Torino una mostra d’arte – delle immagini sacre di Gesù e della Madonna, onorate e venerate nel mondo da centinaia di milioni di fedeli, compresi quei cristiani che in questi giorni stanno pagando con la vita la propria fede, per qualcuno diventa arte, siamo alla doppia blasfemia. La prima perché si calpestano – letteralmente – le convinzioni religiose di tanti; la seconda perché si tenta con le parole di imbrogliare il prossimo. E questo non deve essere concesso a nessuno.Non vogliamo entrare nel merito della discussione. Diciamo solo che il Comune di Torino ha fatto bene, con decisione unanime della sua giunta, a ritirare il patrocinio alla manifestazione. Per il resto, gli italiani non sono nati ieri, né sono fusi in un blocco monolitico. C’è tra essi, come è logico che sia, chi ritiene che sia giusto prendere una certa decisione e procedere in una data direzione, chi al contrario, è convinto che quelle scelte siano un errore. In una società moderna e civile nessuno deve temere di manifestare convinzioni opposte a quelle della maggioranza, basta che sappia motivarle e lo faccia con il rispetto dovuto a tutti. Di tutto si può e si deve discutere. I cristiani, e anche tanti non cristiani, ritengono fondamentale non manipolare la vita nascente come se fossimo i padroni delle future generazioni. E motivano con serietà le loro convinzioni che non sono solamente religiose ma affondano le radici nella logica umana. Ritengono che tutti i bambini di questo mondo hanno il diritto di sapere di chi sono veramente figli. Che hanno il diritto di essere educati e sostenuti dai loro legittimi genitori e che questi siano maschio e femmina. Che sia bene che ogni bambino abbia, come madre natura da sempre ha stabilito, una sola mamma e un solo papà. Se poi i genitori legittimi vengono meno, la società non abbandona quei figli, ma se ne prende cura. Li adotta, li educa, li fa crescere... Certi diritti sono inalienabili, non si possono negare a nessuno, nemmeno a chi ancora non ha voce per farli valere.«Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te», è un principio biblico di una razionalità cristallina. Prima della fede viene la ragione. E la ragione deve essere tenuta in somma considerazione. Il cristianesimo, a differenza di altre religioni, non contraddice la ragione, ma la assume, la purifica, la nobilita. Non ho paura dell’uomo che pensa, ma di quello che non pensa. Distinguere – lo diceva già san Tommaso d’Aquino – è sempre un bene. In caso contrario c’è la confusione più totale. E alla confusione, in genere, fanno riferimento coloro che vogliono imbrogliare le carte in tavola.L’arte è arte. Provare a descriverla vuol dire, spesso, impoverirla. L’arte è bellezza, armonia, estasi. La vera arte sfida i secoli. Non è mica un caso se “L’Infinito” di Leopardi o la “Divina Commedia” di Dante, non passano mai di moda. L’arte è qualcosa che sfugge allo stesso autore che è il primo a rimanere affascinato da ciò che ha prodotto. E, felice, dona al mondo la sua opera. A volte bastano poche note – penso in questo momento alla Marcia Trionfale dell’Aida di Verdi – per sentire dentro un miscuglio di struggente benessere, di gioia, di nostalgia. Si può discutere e chiacchierare a piacimento di arte e di artisti, nessuno potrà affermare che la Pietà di Michelangelo o la Gioconda di Leonardo non siano opere d’arte di cui va fiero il mondo. Smerciare, perciò, come arte la foto di una signora obesa intenta a calpestare le immagini di Gesù e della Madonna è semplicemente una falsità. Ed è qualcosa di terribilmente pericoloso perché, con lo stesso metro, con la stessa logica tutti sarebbero autorizzati a dire tutto di tutti senza correre alcun rischio. Tutti potrebbero offendere e calunniare rifugiandosi poi nel concetto di arte. Nessuno sarebbe più responsabile di niente. L’arte, come la satira, diverrebbero dei comodissimi paraventi dietro i quali occultare qualsiasi genere di nefandezze.Nessuno ci guadagnerebbe di certo. Il paradosso è che si offendono i cristiani cattolici, denigrando ciò che hanno di più caro, non tenendo in considerazione i loro sentimenti, le loro devozioni, la loro fede, nel nome dei diritti. Una cosa salta agli occhi: costoro lo fanno solo e sempre con i cattolici. Di questo siamo fieri: in fondo sanno bene di non correre alcun rischio. C’è chi li sfida a offendere a più vasto raggio, ma noi speriamo per loro che non cedano alla tentazione di irridere qualche altro credo religioso...